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Niente toga per chi non ha “equilibrio” e “autocontrollo”: il Csm vara i criteri per i test psicoattitudinali ai futuri magistrati

Approvata con sei astensioni la delibera che attua la norma-bandiera voluta dal governo. I consiglieri Miele e Romboli: "Realizzati i piani di Berlusconi e della P2"
Niente toga per chi non ha “equilibrio” e “autocontrollo”: il Csm vara i criteri per i test psicoattitudinali ai futuri magistrati
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Niente toga per chi mostra “carenze nell’equilibrio emotivo” o “nella comprensione empatica“, o ancora mancanza “di equità e autonomia di giudizio“, “di ascolto e di comunicazione efficace”, “di gestione dello stress e autocontrollo”. Dopo un rinvio della pratica al rientro dalle ferie, il Consiglio superiore della magistratura approva e aggiusta il delicato elenco delle “condizioni di inidoneità alla funzione giudiziaria”, cioè le caratteristiche psicologiche, da individuare attraverso i famosi test psicoattitudinali, che impediranno agli aspiranti giudici o pm di entrare nell’ordine giudiziario. Un passaggio necessario per attuare la norma-bandiera voluta dal governo, che prevede la nuova selezione, destinata a chi supera le prove scritte, per tutti i concorsi banditi a partire dal 2026.

Come raccontato dal Fatto, la delibera (redatta con la collaborazione di quattro psicologi-accademici) era già all’ordine del giorno del Csm nell’ultima seduta prima della pausa estiva. Ma in extremis l’approvazione era saltata a causa dei dubbi sul testo originario, che elencava concetti vaghi come “rigidità cognitiva“, “chiusura al confronto” e “instabilità emotiva”, o ancora “narcisismo“, “protagonismo” e “arbitrarietà”. Così si è arrivati a una nuova versione che ribalta la prospettiva: come ha spiegato uno dei relatori, il consigliere togato Antonino Laganà, si è cercato di “individuare in positivo le caratteristiche” necessarie a fare il magistrato, per poi escludere chi manifesta la loro “completa assenza o grave carenza” durante i test e il successivo colloquio psicoattitudinale inserito nella prova orale. Ecco quindi che le nuove red flags per le aspiranti toghe vengono tutte descritte in termini di “carenze”: nell’equilibrio, nella gestione dello stress, nell’autocontrollo e così via.

La riformulazione però non è bastata a mettere d’accordo l’organo di autogoverno: al termine di un lungo dibattito, la delibera è stata approvata con sei astensioni, arrivate per ragioni antitetiche. Il costituzionalista in quota Pd Roberto Romboli e la togata Mimma Miele, della “sinistra” di Magistratura democratica, hanno motivato la decisione con la contrarietà alla legge che ha introdotto i test: “È uno dei tasselli di un disegno di normalizzazione della magistratura, uno dei tanti punti realizzati del Piano di rinascita democratica della loggia P2 di Licio Gelli. Votare questa delibera significherebbe avallare una scelta che mi trova in totale disaccordo”, ha detto Miele. Mentre Romboli ha espresso “dubbi di legittimità costituzionale”, ricordando come la psico-selezione fosse prevista anche nella riforma Castelli del 2005, ispirata dagli attacchi di Silvio Berlusconi ai “giudici mentalmente disturbati“. Opposti i motivi dell’astensione di tre “laici” di centrodestra, Isabella Bertolini (in quota FdI), Claudia Eccher (Lega) ed Enrico Aimi (Forza Italia): secondo loro, l’attuazione della legge ha tradito la volontà del governo, soprattutto a causa della scelta di non impostare i test come un mezzo per la ricerca di disturbi psichiatrici, ma semplicemente per valutare le “attitudini specifiche” allo svolgimento della funzione.

L’individuazione dei “criteri di inidoneità” consentirà al governo di varare il bando per il prossimo concorso in magistratura, il primo a comprendere i test. Il prossimo passaggio sarà l’elaborazione dei quesiti veri e propri, che avranno la forma di domande situazionali (“Cosa faresti se…?”): a occuparsene per legge sarà sempre il Csm, e in particolare la Sesta Commissione di Palazzo Bachelet, presieduta dal consigliere togato Antonello Cosentino. L’obiettivo, ha spiegato Cosentino, è arrivare all’approvazione delle “batterie” di test (da cui si attingeranno i quesiti per ogni concorso) tra la fine del 2027 e l’inizio del 2028, in tempo per la correzione delle prove scritte, che si svolgeranno verosimilmente la prossima primavera. Prima dell’applicazione ufficiale è prevista una fase di “collaudo”, con la sottoposizione dei test a una platea di volontari per valutarne l’efficacia.

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