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Strage di via D’Amelio, la Cassazione conferma la prescrizione per i tre poliziotti accusati del depistaggio delle indagini

Respinti anche i ricorsi della procura generale, che chiedeva l’aggravante di aver favorito Cosa nostra. Al centro del processo la falsa pista investigativa costruita dopo la strage in cui furono uccisi Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta
Strage di via D’Amelio, la Cassazione conferma la prescrizione per i tre poliziotti accusati del depistaggio delle indagini
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A oltre trent’anni dalla strage di via D’Amelio, si chiude con la prescrizione il processo sul depistaggio delle prime indagini sull’attentato in cui furono uccisi Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta. La Cassazione ha respinto tutti i ricorsi e lasciato così ferma la sentenza d’Appello del 2024 nei confronti dei tre poliziotti Mario Bo, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo, accusati di calunnia in concorso per aver contribuito alla costruzione della falsa pista investigativa fondata sulle dichiarazioni di falsi pentiti.

I giudici della Sesta sezione penale hanno rigettato sia i ricorsi delle difese sia quello della procura generale di Caltanissetta, accogliendo le richieste formulate dal sostituto procuratore generale Cristina Marzagalli. La procura generale aveva chiesto il riconoscimento dell’aggravante di aver commesso il reato per favorire Cosa nostra, con condanne fino a undici anni e dieci mesi. L’aggravante, però, era già stata esclusa dalla Corte d’Appello di Caltanissetta, facendo così scattare la prescrizione del reato di calunnia. Nel giugno 2024 i giudici avevano confermato la sentenza di primo grado nei confronti dell’ex funzionario Mario Bo e dell’ex vicesovrintendente Fabrizio Mattei, dichiarando invece prescritto il reato anche per l’ex assistente Michele Ribaudo, che in primo grado era stato assolto.

Secondo l’accusa, i tre avrebbero contribuito a costruire “a tavolino” falsi pentiti, inducendoli a mentire per depistare le indagini sulla strage di via D’Amelio. Tutti e tre, oggi in pensione, facevano parte del gruppo investigativo sulle stragi del 1992 guidato da Arnaldo La Barbera, morto nel 2002. Bo, Mattei e Ribaudo sono difesi dagli avvocati Giuseppe Seminara e Giuseppe Panepinto.

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