Questa mattina il Times of India riportava la compatibilità balistica fra i fucili sequestrati a bordo della Enrica Lexie e i proiettili trovati nei cadaveri dei due pescatori indiani uccisi il 15 febbraio sul peschereccio St. Antony al largo delle coste del Kerala. Una conferma che arriva direttamente dalla polizia indiana. Nell’intervista riportata dal quotidiano ad un alto responsabile del Laboratorio scientifico della polizia (Fsl) di Trivandrum si parla di scanalature che “coincidono con i proiettili che erano nei corpi dei pescatori e su quelli sparati nei test di due fucili Beretta ARX 160”.

Al riguardo, conclude il giornale, “il Fsl ha consegnato ai responsabili dell’inchiesta un dettagliato rapporto riguardante i test di tiro, la balistica e le impronte digitali”. Il commissario Ajith Kumar, responsabile del Gruppo investigativo speciale (Sit) che ha realizzato il sequestro delle armi a bordo della petroliera, non ha voluto commentare la notizia. Secondo il quotidiano The Hindu, il rapporto del Laboratorio scientifico è sato consegnato mercoledì scorso al magistrato di Kollam che sta istruendo la causa contro i marò in carcere a Trivandrum.

Oggi intanto la Corte Suprema indiana ha ammesso il ricorso presentato dagli avvocati degli armatori dell’Enrica Lexie contro il verdetto dell’Alta Corte di Kerala che vieta dalla nave italiana di partire. Dopo aver ascoltato gli argomenti del ricorso, i giudici della Corte Suprema hanno chiesto alle autorità del Kerala e del ministero della marina mercantile di comparire ed hanno così aggiornato l’udienza. L’avvocato KK Venugopal ha argomentato il ricorso sostenendo che la nave non ha nulla a che vedere con l’incidente che ha portato alla morte dei due pescatori indiani il 14 febbraio scorso in cui sono coinvolti i due marò che – ha argomentato ancora il legale – sono già in custodia della polizia, come lo sono le armi sequestrate.

Il 3 aprile la sezione d’appellodell’Alta Corte di Kochi aveva annullato la decisione di un giudice di primo grado della stessa Corte di autorizzare la partenza della petroliera italiana. L’appello era stato presentato dalla moglie del pescatore Jelastine, una delle due vittime. I legali dell’armatore si sono quindi rivolti la scorsa settimana al massimo organo giudiziario, che ha sede a New Delhi, per annullare la sentenza di secondo grado. In particolare, i magistrati Manjula Chellur e V. Chidambaresh avevano stabilito che il giudice naturale a cui rivolgere la richiesta di rilascio è quello di Kollam, competente per il processo a carico dei marò.