Questa volta Anonymous non c’entra nulla. La censura e cancellazione di un sito web arrivano direttamente dai più solerti funzionari della segreteria del Ministero del Lavoro che, in data 5 aprile 2012, su richiesta del ministro Elsa Fornero hanno chiuso il sito internet del Dipartimento del Lavoro di Modena. Causa scatenante: sul sito incriminato le informazioni messe in rete non rappresenterebbero “in modo uniforme” i provvedimenti ministeriali. Tanto che da oggi con l’apparizione di una scarna home page il sito www.dplmodena.it avvisa gli utenti che “il segretario generale del ministero del lavoro e delle politiche sociali (…) ha provveduto alla chiusura della pagina.

La Direzione Territoriale del Lavoro di Modena, che ancora viene chiamata con l’acronimo Dpl, è una delle 74 direzioni territoriali presenti su tutto il territorio italiano (ad esclusione di Trentino Alto Adige e Sicilia), sorta di articolazione periferica, generalmente con competenza in ambito provinciale, del Ministero del Lavoro. In Emilia Romagna le Dtl sono otto (Forlì, Ravenna, Ferrara, Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia e Rimini) e sono sottoposte alla Direzione regionale del lavoro dell’Emilia Romagna che ha sede in viale Masini a Bologna: luogo inaccessibile nei giorni di ferie pasquali, e irraggiungibile per qualsivoglia spiegazione ufficiale sulla censura calata dall’alto sui colleghi modenesi.

Un provvedimento che lascia attonito il mondo sindacale e politico, nonché il popolo della rete che, proprio su un sito web come quello oscurato aveva contribuito a creare un traffico impressionante di contatti per richiesta di informazioni in un ambito come quello del diritto del lavoro che sta diventando sempre più un groviglio inestricabile in continua evoluzione. Dal 19 febbraio 2001, infatti, il portale costituiva un utile strumento di informazioni per coloro che lo visitavano, qualcosa come 18 milioni di persone durante gli undici anni di attività.

“Per convincersene”, ha scritto Guido Scorza sul blog del fattoquotidiano.it,  è sufficiente visitare alcune delle pagine del sito ancora accessibili nonostante la censura ministeriale: notizie relative ai diritti dei cittadini nei confronti della pubblica amministrazione, informazioni e commenti relativi alla riforma del sistema pensionistico, pagine dedicate alle opportunità di lavoro per gli extra-comunitari o al rinnovo del permesso di soggiorno, solo per fare qualche esempio”.

Fulmine a ciel sereno la nota più che perentoria del Ministero: “Al fine di garantire una rappresentazione uniforme delle informazioni istituzionali e con riferimento agli obblighi di trasparenza ed ai profili di comunicazione e pubblicazione delle informazioni di interesse collettivo anche per quanto attiene agli uffici territoriali, si chiede di provvedere alla immediata chiusura del sito dplmodena.it”.

L’accusa non tanto celata parrebbe quella di una sorta di travisamento o di elaborazione differente dei dati provenienti dal ministero. Una reinterpretazione soggettiva dei dati ministeriali da parte di chi gestisce il sito che agli occhi dei funzionari di via Vittorio Veneto deve essere risultata  talmente lontana dalla realtà dei paragrafi governativi tale per cui se ne è dovuta ordinare la cancellazione come in quei paesi modello Cina e Birmania in cui vige la censura web dello stato.

Su quale sia l’evento scatenante che ha portato all’oscuramento del sito, dal ministero ancora bocche cucite. Ma come era prevedibile, le reazioni di stupore e sdegno per la drastica decisione del dicastero retto dal Elsa Fornero non si sono fatte attendere.

Dal mondo sindacale Cisl e Cgil si ritrovano compatte nello stigmatizzare l’accaduto. “Incomprensibile”, afferma Pasquale Coscia, della segreteria provinciale della Cisl, “Non si capiscono le ragioni di questo gesto. In attesa di spiegazioni il Ministero colmi subito il vuoto informativo che si apre da oggi e diventi esso stesso un autorevole ed esauriente punto di riferimento per gli addetti ai lavori”. “L’improvvisa chiusura del sito la riteniamo grave e ingiustificata“, scrive in una nota la segreteria Cgil di Modena, “il portale oltre a rappresentare per diversi anni un importante ed autorevole punto di riferimento ha ospitato in diverse occasioni pareri di autorevolissimi esperti di materie giuslavoristiche. Auspichiamo un immediato ripensamento da parte del Ministero del Lavoro per quella che consideriamo una decisione miope ed immotivata”

Anche l’assessore provinciale al lavoro della provincia di Modena, Francesco Ori, si dice stupito: “Il servizio rappresentava la dimostrazione pratica della capacità di un ufficio periferico dello Stato di rapportarsi in modo positivo con le diverse figure che operano nel mercato del lavoro, compresa la Provincia. Invierò una lettera da parte del servizio Lavoro della Provincia di Modena al segretario generale del ministero del Lavoro per chiedere il ripristino del sito”.

“Il sito internet della Direzione territoriale del Lavoro di Modena era un bell’esempio di proficua collaborazione tra istituzioni pubbliche e soggetti privati: averlo chiuso è un errore”,  scrive il responsabile sindacale di Confcooperative Modena, Alessandro Monzani, in una mail inviata stamattina al ministro del Welfare Elsa Fornero per chiederle di revocare la decisione di chiudere il sito. “In questi anni il sito si è dimostrato chiaro ed equilibrato. Ci auguriamo che il Ministero riapra subito questo indispensabile canale informativo tra istituzione e parti sociali”.

“Oltre a togliere i diritti dei lavoratori il governo vuole anche eliminare di imperio le fonti di conoscenza? – scrive Patrizia Bugnano, capogruppo dell’Italia dei valori in commissione attività produttive al Senato – Se Monti e Fornero credono di poter imporre il pensiero unico si sbagliano di grosso”.

“Censura” e “berlusconismo”, invece, sono gli hashtag più digitati su Twitter accanto al nomedel ministro Fornero dallo scatenato popolo del web che non ha digerito la censura. Molti sostengono che una rimozione dei contenuti irregolari, qualora ce ne fossero, o un parziale blocco delle pagine, ove necessario, sarebbe stato anche accettabile: “Quello che non si comprende – si legge in un tweet – è come sia possibile trovare tracce del sistema adottato dall‘ultimo governo Berlusconi anche in questa nuova classe di professori, che 100 ne promettono e poi non ne attuano nemmeno una”.

E in attesa delle spiegazioni dettagliate del ministro Fornero è già partita una raccolta firme sul web per ottenere l’immediata riapertura della pagina internet. E come scrive, con un certo sconcerto, una delle tanti voci di internauti “arrabbiati” rispetto al comportamento della titolare del dicastero del lavoro: “Fornero: dalle lacrime alle forbici, dalle forbici alla gomma”.