Erano uscite dai due stabilimenti bolognesi della Magneti Marelli portandosi con sé gli scatoloni pieni di tutto il materiale sindacale accumulato in decenni di attività. Il giudice del Tribunale di Bologna ha poi deciso per il loro rientro, intimando all’azienda di riconoscerle. E così è stato. Ora le Rsu della Fiom dovranno affrontare un nuovo tentativo di metterle alla porta. Ad annunciarlo direttamente Sergio Marchionne, amministratore delegato del gruppo Fiat. Durante un convegno di Italia Futura, associazione di Luca Cordero di Montezemolo, Marchionne ha prima dichiarato di non voler entrare nel merito della vicenda (“In un certo senso era prevedibile, in un altro appellabile. Non voglio entrare nel merito”), subito dopo però non ha resisto, e il suo giudizio l’ha dato eccome. “Dal punto di vista legale non si capisce, e dire che ho studiato giurisprudenza”. Alla fine l’annuncio di un ricorso contro la decisione del Tribunale di Bologna.

A non piacere all’amministratore delegato dell’azienda torinese – ha studiato legge in Canada, nella Osgoode Hall Law School di Toronto – sono le sei pagine di decreto che il giudice Carlo Sorgi ha depositato il 27 marzo nella cancelleria del Tribunale di Bologna. Sei pagine che giudicano antisindacale il comportamento di Magneti Marelli, azienda del gruppo Fiat che si è rifiutata di riconoscere i rappresentanti di un sindacato che non ha firmato il nuovo contratto separato in vigore dal primo di gennaio. Il Tribunale ha intimano urgentemente alla Marelli di aprire le porte ai rappresentati del sindacato di Landini, che negli stabilimenti bolognesi è per altro largamente maggioritario. Le rsu Fiom sono state in effetti riconosciute, e ora hanno di nuovo diritto alle loro prerogative sindacali, saletta sindacale e bacheca stampa compresa.

Nelle prossime settimane dovrebbero man mano arrivare le altre sentenze relative alla trentina di ricorsi presentati dalla Fiom nei vari stabilimenti italiani del gruppo Fiat. Il nodo del contendere è l’articolo 19 dello statuto dei lavoratori, che se letto alla lettera escluderebbe i sindacati non firmatari di accordi aziendali. La Fiom appunto, mentre Cisl e Uil hanno agibilità avendo firmato. Il giudice di Bologna però ha deciso per una lettura estensiva, spiegando come il criterio da prendere in considerazione sia la “rappresentanza effetiva” (in sostanza il numero di tesserati, e la Fiom è il primo sindacato in Marelli) e l’avere partecipato alle trattative, e non semplicemente quella formale (la firma). Altrimenti potrebbe generarsi il cosiddetto “rischio di accreditamento”: è l’azienda che decide con chi firmare e di conseguenza quale sindacato riconoscere e quale no.

Marchionne però, come già annunciato all’agenzia specializzata Radiocor, presenterà ricorso. “Ci appelleremo, gestiremo pure questa cosa”, ha annunciato il manager italo-canadese senza voler aggiungere altro. Per il momento ci sono preoccupazioni più impellenti, come il settore auto in caduta libera. “Il mese di marzo è stato orribile, il calo dei volumi di auto in Italia si aggira intorno al 40%”, ha detto ad un convegno a margine di un convegno di Italia Futura.