Giornata nera, anzi, nerissima per la sempre più tormentata Fondiaria Sai e la sua controllante Premafin. Sotto il peso di un presente fatto di conti in rosso e schiacciate dalle ombre relative ad un futuro non ancora del tutto chiaro tanto per loro quanto per la famiglia Ligresti, le due compagnie cedono oggi percentuali record a Piazza Affari segnando ribassi da incubo. Poco prima delle 14, Fonsai perdeva circa il 9% mentre Premafin lasciava sul terreno 11,54 punti. Male anche Unipol (-3,97%), artefice designata dell’intervento di salvataggio che dovrebbe garantire un futuro a compagnia e controllante.

Ricapitolando: Fonsai ha chiuso il 2011 con circa 1 miliardo di euro di perdite. Un risultato su cui pesano le svalutazioni emerse con le operazioni immobiliari effettuate proprio dalla famiglia Ligresti, azionista del gruppo ma anche controparte delle operazioni stesse. Un sostanziale conflitto di interessi, insomma, che desta sospetti e che ha spinto il pm Luigi Orsi della procura di Milano ad avviare un’indagine su eventuali danni finanziari. Un’indagine che arricchisce di un nuovo capitolo il romanzo delle avventure giudiziarie di Salvatore Ligresti, già sotto processo con l’accusa di corruzione nella vicenda della trasformazione urbanistica dell’area di Castello di Firenze per la quale, ieri, è arrivata anche la requisitoria del pubblico ministero Gianni Tei che ha chiesto una condanna di 3 anni e 6 mesi per lo stesso Ligresti.

La famiglia dell’immobiliarista siciliano controlla Fonsai attraverso la sua holding Premafin con una quota effettiva, ha scoperto di recente la Consob, che tra partecipazioni dirette e complesse acrobazie bahamensi si attesta attorno al 70%. Premafin, come noto, ad oggi sta letteralmente agonizzando sotto il peso di 368 milioni di euro di debiti e rischia seriamente il fallimento. Un’ipotesi, quest’ultima, rilanciata oggi dal quotidiano Milano Finanza secondo il quale a scongiurare questa eventualità potrebbe essere a questo punto solo il rapido intervento di Unipol. Una scalata salvifica, quella progettata dalla compagnia bolognese, che ha già incassato l’Ok tanto di Ligresti quanto di Unicredit e Mediobanca, principali creditori di Premafin che, di fronte alle garanzie offerte da Unipol, sarebbero disposte a rinegoziare il debito della holding. L’ingresso della stessa Unipol trasformerebbe la nuova creatura nel secondo gruppo assicurativo italiano dopo la triestina Generali.

A creare una certa tensione, oggi, è stata anche la decisione della figlia di Salvatore Ligresti Jonella di non abbandonare il Cda di Fondiaria ormai prossimo al rinnovo. Una scelta poco gradita a chi auspicava un segnale chiaro di uscita di scena della famiglia dalla compagnia, cosa per altro prima o poi inevitabile. Di certo, per lo meno, si sa che l’addio sarà meno oneroso di quanto inizialmente previsto. Unipol ha infatti bocciato un paio di mesi fa l’ipotesi di una maxi liquidazione per i Ligresti, un regalo da 70 milioni di euro che avrebbe stonato ampiamente con i risultati finanziari conseguiti dalla compagnia nel corso dell’anno passato.