Un militante No-Tav provoca un poliziotto in Val di Susa ed esplode un improvviso, quanto strumentale, entusiasmo per Pier Paolo Pasolini.

Quella poesia, Il Pci ai giovani!, comunque non mi è mai piaciuta. Forse perché l’immagine di quei poliziotti simili a marionette, più poveri degli altri, esclusi, umiliati, “senza più amicizia col mondo”, mi è sempre sembrata poco vicina al mio presente.

A tanti il nesso è sembrato evidente, ma quel ritratto di emarginazione cosa ha a che vedere con l’oggi? Oggi che chi difende le ragioni dello Stato è sempre nel giusto e le ragioni degli altri sono in genere velleitarie, resistenze al nuovo che avanza, difesa del proprio cortile, se non pretesti per sfoghi violenti di giovani bamboccioni e fannulloni. Oggi che bisogna per forza credere allo sviluppo illimitato, convincersi che smantellare diritti e territori ci farà stare alla fine meglio.

O forse non mi è mai piaciuto il modo in cui quella poesia è divenuta celebre: ricordata per come il poeta solidarizza con chi difende l’ordine costituito, quando probabilmente la vera provocazione fu il dito puntato contro i privilegi di chi quell’ordine lo stava contestando.  Lo smascheramento della protesta sterile di chi è “contro” per moda.

Ma quello che sta accadendo in questi giorni in Italia ha poco a che con fare con le questioni che allora sollevava quella poesia.

Dal Corriere a vari Tg il messaggio è lo stesso: Pasolini era – ma solo con riferimento a quei versi – un profeta e la sua profezia si è avverata. Aveva ragione e ora è chiaro a tutti: i poliziotti sono i buoni, chi si ribella è cattivo.

Perché? Perché un manifestante No Tav non ha usato le buone maniere per dire a un poliziotto che l’anonimato è per troppi di loro un prezioso alibi, mentre il poliziotto ha incassato gli insulti e non ha reagito.

Due uomini bastano per un giudizio su una parte, quanto sull’altra.

Basta un video – ma non uno qualunque, perché di video di No-Tav che parlano ai poliziotti ne esistono altri in rete e molto diversi – a consegnarci la Verità e a indicarci dove sta la ragione e dove il torto. Un modo efficace per non entrare mai nel merito.