Un intero paese in alto mare

Un’Italia in bilico – tra metafore, sollievo e malcontento.

Testata: NZZ
Data di pubblicazione: 11 febbraio 2012
Articolo originale di: Franz Haas
Traduzione di Claudia Marruccelli e Francesco Costantini per italiadallestero.info

Dopo aver accolto le dimissioni di Berlusconi di tre mesi fa come una liberazione, la maggior parte degli italiani esprime simpatia per il successore Mario Monti e il suo governo d’emergenza – ma anche diffidenza. Probabilmente Monti resterà in carica ancora un anno, poi di nuovo sarà tutto da decidere.

Negli ultimi tre mesi in Italia si sono succedute numerose calamità che hanno sconvolto il paese: subito si sono cercate metafore per mettere a contronto gli sconvolgimenti della natura con quelli della politica. Quando, a novembre, Silvio Berlusconi ha rassegnato le dimissioni e ancora non ci eravamo ripresi dall’alluvione, era d’obbligo l’immagine del diluvio universale e Mario Monti appariva come il salvatore della situazione. Quando due mesi più tardi un inetto capitano ha fatto naufragare una nave da crociera, ha fatto il giro del mondo l’immagine allegorica della nave stato, che si salva da disgrazie simili grazie al nuovo timoniere. Monti aveva assunto l’incarico da neanche tre mesi, guidando la nazione tra gli iceberg dell’economia mondiale, quando la penisola sprofondava improvvisamente nella neve, e quindi calzava a pennello l’immagine simbolica del capitano in bilico.

Una squadra di tecnici?

Tuttavia è in questa situazione d’emergenza che si è manifestata la popolarità del nuovo capo di governo; nessuno gli ha voluto seriamente addossare la colpa dei treni bloccati dal ghiaccio. Se Monti gode ancora di un così grande consenso, è certo per le sue qualità, ma ancor più per la misera performance del suo predecessore. Molti italiani si sono sentiti testimoni di un miracolo, nelle prime settimane dopo il cambio di governo. Era quasi da non credere che l’indecente Berlusconi avesse lasciato il posto a un vero signore, che a Bruxelles fa la sua bella figura accanto a Merkel e a Sarkozy. Monti e la sua squadra saranno pure degli anonimi  tecnici, come ha scritto su La Repubblica Michele Serra, “ma se pensiamo ai loro predecessori, vorremmo baciare la terra su cui camminano”. C’è da dire che anche la sinistra ha contribuito alla perdita della morale nell’esercizio della propria responsabilità, alimentando tra le generazioni un senso di prevaricazione, che oggi impedisce di mobilitare le forze innovative del paese di fronte alla concorrenza internazionale.

Anche le statistiche rivelano la necessità di un salvatore: l’80% degli italiani aveva fiducia in Monti quando ha assunto l’incarico. Ora, dopo le rigide misure di risparmio e gli improvvisi aumenti in concomitanza con l’inizio del nuovo anno, rimangono comunque al di sopra del 60%. “Questo dovrebbe preoccuparmi” ha commentato Monti con la solita ironia, sminuendo il favorevole sondaggio. E nonostante il fatto che nell’ultimo periodo stia crescendo un rafforzato malcontento proveniente da molte parti – non solo dalla Lega Nord e dai pendolari bloccati dalla neve – a prevalere è comunque il sollievo per la fine dell’imbarazzante e rovinosa azione di Berlusconi e della sua corte.

Come accade ovunque dopo un cambiamento storico, anche in Italia si parla con raccapriccio del recente passato, su pubblicazioni di ogni tipo. In questi lavori intellletuali di riassetto, le simpatie vanno quasi senza eccezioni al nuovo e il pensiero comune è ora: “L’abbiamo scampata bella ancora una volta (speriamo)”. Questo vale anche per quel dizionario dal titolo “Così parlò il Cavaliere” scritto da due attenti giornalisti del Corriere della Sera, che contiene le uscite più grottesche di Berlusconi. C’è meno da ridere nel volume “L’opera italiana da due soldi”, del giurista e pubblicista Franco Cordero, che analizza “la grottesca opera buffa” di Berlusconi e il suo personaggio: “Più antiliberale di Mussolini, paranoico come Hitler, peggiore di Mackie Messer”.

Il confronto con Mussolini si evidenzia anche in un monologo teatrale che l’attore Fabrizio Gifuni sta portando in tournée per l’Italia. Il testo si compone unicamente di estratti dalla parodia sul fascismo di Carlo Emilio Gadda “Eros e Priapos”, in cui sembra di riconoscere esattamente alcune delle dichiarazioni di Berlusconi. Tuttavia il biasimo al deposto ex politico non va sempre di pari passo con le lodi al nuovo. Quando nel quotidiano di estrema sinistra Il Manifesto il docente di letteratura Alberto Asor Rosa si è espresso in maniera tiepida in difesa di Monti, è stato prontamente criticato dall’altrettanto anziana e famosa Rossana Rossanda. Anche polemici blogger e schiere di frequentatori di Facebook e Twitter non vedono grosse differenze tra “la commedia di basso livello di Berlusconi e il falso cabaret di Monti”.

Umberto Eco ha pubblicato nella sua colonna sull’Espresso, sotto forma di piccante raccontino divertente, una difesa di Monti e una sgridata ai suoi detrattori: lo scrittore paragona il nuovo capo di governo a un’altruista prostituta che in tempo di guerra si concede al nemico per il bene comune e  a causa di ciò è vittima dell’ipocrita ribrezzo dei suoi connazionali. Tuttavia l’ironica allegoria di Eco ha effetto limitato e cambierebbe poco nell’opinione di quella arrabbiata casalinga che in fila davanti a noi per pagare il bollo dell’auto brontola, “quel maledetto Monti” dovrebbe pagarlo lui questo salato aumento. Infatti la situazione è diventata difficile per gli italiani con reddito medio, mentre la massa di coloro che vivono sotto la soglia di povertà è aumentata drasticamente. Lo scrittore Raffaele La Capria vede Roma come un turbinio di mendicanti simile a Benares.

Le aride cifre della realtà

La realtà è ben altro e arriva con aride cifre. La disoccupazione giovanile ha raggiunto il 30%, in alcune regioni il 50%. E la bacchetta magica di Mario Monti deve darsi da fare in primis in questo campo, per fare colpo anche sui sindacati di sinistra. Attualmente questi sono le uniche vere forze di opposizione, che si oppongono al governo con scioperi e puntano i piedi contro una possibile riforma del lavoro. Con ciò spesso difendono solo quei lavoratori già a bordo di una barchetta piccola, ma sicura; in questo modo impediscono ai giovani precari e ai disoccupati cronici di ottenere una qualsiasi sicurezza, anche minima.

Nelle trattative con i sindacati il distinto professor Monti e i suoi collaboratori non sempre mostrano il tatto dovuto. Recentemente Monti ha parlato con noncuranza della “monotonia del posto fisso” e ha voluto rendere gradevole “la sfida del cambiamento” ai disoccupati. Il popolo, scandalizzato da questa dichiarazione, ha comunicato via Twitter che uno stipendio di 800 euro al mese non è il massimo come cambiamento.

Peggio ancora sono state le sfacciate affermazioni del 37enne viceministro del lavoro che non è responsabile di quella sua aria arrogante, ma di certo lo è rispetto a ciò che dice. “Chi non si è ancora laureato a 28 anni” ha dichiarato in una trasmissione televisiva è “un povero sfigato”. Questo ragazzotto dovrebbe sapere in realtà che circa un terzo degli studenti italiani a stento riesce a mantenersi con piccoli lavoretti, che le tasse universitarie sono esorbitanti  (le più alte in Europa dopo l’Inghilterra) e che in Italia le borse di studio sono praticamente inesistenti. Claudio Magris, comunque ben disposto verso il governo Monti, ha scritto nel Corriere della Sera che regalerebbe volentieri al capo di governo il David Copperfield di Charles Dickens, così che possa farsi un’idea di quanto sia importante un po’ di sicurezza per i giovani, per “crescere con dignità” senza essere tormentati da “desideri ed umiliazioni” come il povero David Copperfield.

Mario Monti si è scusato a lungo per la sua sfortunata uscita sulla monotonia del posto fisso. Silvio Berlusconi personalmente non ha mai smentito le sue scandalose esternazioni, anzi al contrario ha spiegato che le sue parole erano state travisate. Quindi non c’è da meravigliarsi che il nuovo capo di governo appaia alla maggior parte degli italiani come un miracolo, il cui effetto è ancora incerto. Se volessimo veramente trovare una metafora per la situazione attuale, allora ecco che calza a pennello la seguente espressione: “Siamo ancora in alto mare” nel senso però che nulla è stato ancora deciso. Capitan Monti guiderà il paese probabilmente ancora per un anno, poi al timone si piazzeranno di nuovo i politici, i partiti e le loro dispute. E, se siamo ancora in alto mare, non si esclude nemmeno il ritorno del detestato berlusconismo.

(Foto: LaPresse)