Non è solo contro i peccati dei furbetti clericali, evasori dell’Ici, che il cardinale Bagnasco punta il dito. Parlando ai vertici della Cei il porporato denuncia anche altri peccati, che serpeggiano nella squadra di Monti e proiettano su alcune misure governative l’ombra di quel pensiero unico che livella uomini e donne al grado di sudditi-consumatori e merce-lavoro. Bagnasco se la prende con chi vuole sacrificare la domenica alla macchina economica. Non lo fa (solo) in nome della messa. Contesta l’utilità di “parcellizzare il tempo del riposo in base alle leggi di mercato”. È un’analisi puntuale.

Più severo ancora è il suo attacco al “capitalismo sfrenato” – proprio così – che spezza il proprio storico legame con il lavoro stabile per propagandare l’immagine di un “lavoro-campeggio”, in cui la dignità del lavoratore è inesistente. L’analisi del cardinale dovrebbe spingere alla riflessione quanti dentro e fuori il governo giocano con l’idea che abolire o svigorire l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori sia qualcosa di particolarmente moderno e produttivo. I terminali sociali della Chiesa sembrano qui più attenti alla realtà di certi ideologismi radicati nel governo, in Confindustria o nei fan di Marchionne nel Pd.

A proposito di Marchionne, l’allarme di Bagnasco per la perdita di ruolo del lavoratore (parola desueta che il cardinale serenamente rispolvera) esige che prima o poi Monti cancelli la norma vergognosa per cui alla Fiat si hanno diritti sindacali solo se si dice sì all’azienda. I deputati li elegge l’elettore, non il governo. L’avvocato lo sceglie il cliente, non il giudice. Chi è sindacalista lo decidono i dipendenti, non la proprietà. Sarebbe bene che i cattolici al governo fossero sensibili a un tema così cruciale.

Fa effetto un cardinale che – forte della dottrina sociale della Chiesa – suona l’allarme contro i poteri sovranazionali che vogliono la politica sempre più “debole e sottomessa”. Fa effetto perché a quanti sembrano ipnotizzati e inebriati dalla parolina “concorrenza”, ricorda che la politica ha il compito di regolare il mercato e che il guadagno non è l’ultimo metro. Se poi, tra i nuovi peccati indicati da Bagnasco, c’è anche la tentazione tecnocratica transnazionale di prevaricare sulle democrazie, urgono esami di coscienza europei.

Il Fatto Quotidiano, 25 Gennaio 2012