Driiìnn. Il citofono suonò di nuovo. Maria urlò dal corridoio: “Scetticcooo!!! Sono di nuovo quelli dell’Acea!”. Era già la terza volta in tre mesi. “Stavolta tocca a te accoglierli!”. Scettico Tecnicorum era un po ’ seccato. Stava uscendo per la spesa e ormai quel rito del cambio contratto lo aveva stufato: prima era arrivato un venditore di una compagnia che si chiamava Drago Rosso e gli aveva proposto un contratto per passare da 2 centesimi di euro al metro cubo, a un centesimo. Poi era arrivato uno della compagnia Blue Power e gli aveva proposto uno sconto a 0, 9 centesimi. Poi il primo venditore dell’Acea che offriva una tariffa modulata su fasce orarie da 0, 6 a 1, 2 centesimi. Poi di nuovo Drago Rosso con l’offerta forfait una tantum. Adesso erano di nuovo quelli dell’Acea. C’era un solo problema. Ogni volta, quando arrivava la bolletta, strane misteriose voci che dallo studio attento delle polizze proposte non erano emerse, facevano sì che il costo fosse addirittura superiore a quella pre-liberalizzazioni. Adesso l’addetto si difendeva così: “È vero, tutte le tariffe sono aumentate mediamente del 20 per cento. Ma senza le liberalizzazioni sarebbero aumentate di più. Adesso io le propongo una night and day …”.

Taxi commission, che flop
Scettico Tecnicorum, cinquantanni, architetto, dopo un anno di privatizzazioni non sapeva ancora cosa pensare della Grande Rivoluzione che si era abbattuta sul Paese in quei 12 mesi. Il suo partito non gli diceva più nulla. Chiamò un taxi che arrivò a 3 minuti e di nuovo si verificò il rito della consueta rissa tra tassisti: “Guardi che lei ha chiamato me, non lui!”. E giù botte. Un classico. I turni erano stati liberalizzati, ma le licenze no. Dopo tre mesi di lavoro l’Authority competente aveva deciso di istituire una commissione sindacati-Comuni-ministero, che poi aveva preparato una bozza di proposta, che poi era uscita in anteprima sul Corriere della Sera, che poi era stata smentita dal sottosegretario Antonio Catricalà, che poi era stata approvata dal ministro competente, e che infine era stata varata in forma sperimentale e congelata in attesa degli studi di settore.

Scettico prima di salire sul taxi aveva però celebrato il suo rito mattutino, comprando due quotidiani a 2, 40 da Max, il suo edicolante di fiducia. Se li avesse presi al supermercato avrebbe speso 40 centesimi di meno, perché c’era lo sconto, ma preferiva fare così per impedire che Max soccombesse, visto che era pressato dalla nuova concorrenza di altre due edicole spuntate come funghi sul lato lungo della piazza: erano gestite da due indiani molto simpatici, erano sempre aperti, che però non conoscevano bene la lingua e non trovavano mai le sue riviste preferite di modellismo industriale. L’apprensione per Max gli era venuta quando aveva chiuso la libreria di fronte casa. Era un piccolo negozietto dove lui era cresciuto, una delle tante cartolibrerie degli anni Sessanta, l’ultima eredità del boom. “Perché gettate la spugna?”, aveva chiesto al vecchio Pietro. E lui, toccandosi la barba bianca: “Vedi, Scetti, dei primi dieci libri in classifica, che ho dovuto prendere, non ne ho venduto nemmeno uno. E sai perché? Perché da un mese sono in offerta al supermercato con lo sconto al 30 %. É tutto libero, tutto regolare, ma loro pagano tutto con i mega-sconti degli editori, a noi ce li danno allo stesso prezzo a cui li vendono loro. Come facciamo ad assortire il catalogo dei libri che si vendono meno se non possiamo guadagnare da quelli che vanno di più?”.

Suo figlio Enrico, giovane avvocato, era completamente immerso nella guerra delle tariffe. Per i grandi studi non era cambiato nulla, se non la difficoltà dei preventivi, che nel caso del processo penale erano praticamente impossibili (se vieni assolto, se patteggiamo, se si sentono altri testimoni … Era come giocare al totocalcio). Per Enrico, invece, era cambiato tutto, perché per prendere clienti accettava qualsiasi lavoro a qualsiasi prezzo, e restava sveglio tutte le notti a preparare le sentenze.

Benzina letale
Era meglio, era peggio? Suo figlio guadagnava di meno, ma il sottosegretario, in televisione disse: “Senza questo provvedimento avremmo avuto meno posti di lavoro”. L’assegnazione delle frequenze delle tv era stata congelata per tre mesi, poi per altri tre, e alla fine non aveva prodotto nessun gettito. Le assicurazioni, malgrado i preventivi obbligatori continuavano a fare cartello. La benzina invece era calata: ma le accise imposte dal governo erano salite ancora, per pagare le spese del crollo di Pompei. Scettico andò a tagliarsi i capelli e trovò la parrucchiera Tina entusiasta: “Ma ti rendi conto che prima delle liberalizzazioni dovevamo essere sempre chiusi, e adesso, con l’offerta fatti-la-piega-ed-esci per le signore stiamo facendo incassi d’oro?”. La concorrente di Tina, invece era fallita. L’American Express no! Appena finito il taglio Scettico porse la sua carta di credito alla titolare, e quella improvvisamente si rabbuiò: “No, ti prego, la American Express no. Mi prende il 4 % di commissione, preferisco farti lo sconto!”.

Intanto l’articolo 18 era stato congelato per tutti i nuovi assunti e sospeso per un anno solo per gli ultrasessantenni, in via sperimentale. Scettico si consolò con il fatto che il cugino di Enrico, Gianfranco, era riuscito a diventare notaio, e adesso praticava tariffe competitive per i rogiti. Ma quando andò in banca e il direttore della filiale gli spiegò che il mutuo l’avrebbe potuto avere solo al 6 per cento e che era necessaria la sua garanzia, perché quella di un giovane avvocato non bastava: “Peccato”, pensò fra sè e sè. L’appartamento Enrico non lo può comprare.

Alla fine, la grande battaglia di idee sulle liberalizzazioni finì. E non rimasero né vincitori, né vinti, né idee. Forse era meglio quella contro l’evasione? L’avrebbe voluto chiedere al segretario del suo partito. Quello che beveva birra e preparava i discorsi dentro i bar. Lesse sul giornale che era impegnato in un vertice con il segretario del partito di centro, e quello del partito di destra, tutti convocati dal premier. Se non altro, il governo tecnico, continuava a occuparsi dei disoccupati.

Il Fatto Quotidiano, 22 Gennaio 2012