“L’uomo del vicolo presidiava il corpo di David Rossi”. Ecco perché importante la consulenza del Ris
C’era almeno un uomo, forse due, nel vicolo in cui cadde il corpo di David Rossi. Chiunque fosse, non passava di lì per caso: in quel punto della strada non è rimasto pochi secondi, ma molti minuti, illuminato di tanto in tanto dalle auto di passaggio. E da quella posizione, aveva una visuale perfetta del corpo agonizzante di Rossi. Questa figura misteriosa compare 4 minuti dopo la caduta del manager, cioè il tempo necessario per raggiungere il vicolo dall’ufficio di Rossi, e vi rimane per altri 20, il lasso di tempo in cui l’ex capo della comunicazione di Mps agonizza e poi muore. Quando Rossi non dà più segni di vita, l’uomo misterioso se ne va, così come era arrivato.
È questa la sequenza raccontata dalla nuova consulenza che i Ris di Roma hanno effettuato su richiesta della commissione parlamentare che indaga sulla morte dell’ex capo della comunicazione di Mps, volato dalla finestra del suo ufficio la sera del 6 marzo del 2013. A questi risultati militari arrivano grazie all’analisi delle ombre proiettate dalle luci delle auto di passaggio sul muro di fronte. E, con una ricostruzione effettuata con un programma di intelligenza artificiale, sono in grado di arrivare a una conclusione importante e inedita: chiunque fosse quell’uomo, pur senza essere inquadrato dalle telecamere di videosorveglianza, era in grado di vedere in modo perfetto il corpo di Rossi nei sui ultimi minuti di vita.
La consulenza dei carabinieri conclude le prime tre consulenze tecniche che hanno ricostruito la dinamica della caduta: Rossi è stato aggredito e picchiato nel suo ufficio, da più di una persona; i suoi aggressori lo hanno issato fuori dalla finestra e tenuto per i polsi, con la faccia rivolta verso il muro; da questa posizione il manager è caduto di sotto, ed è morto una ventina di minuti dopo la caduta. Poteva essere salvato, insomma, ma la presenza di almeno un uomo a presidio del vicolo, impedisce di fatto ogni soccorso. Non solo: la dinamica ricostruita dal Ris combacia perfettamente con la testimonianza di un uomo che si presentò all’avvocato della famiglia Rossi, sostenendo di aver avuto un appuntamento con David il giorno della morte, e di essere stato allontanato dal vicolo da due uomini armati. Quell’uomo disse di chiamarsi Antonio Muto, di essere un imprenditore di Mantova, e di aver accompagnato Rossi in varie occasioni: il manger, a suo dire, non si separava mai da una valigia che avrebbe contenuto contanti.
Quest’ultima consulenza è insomma l’ultimo segmento che mancava per confermare la tesi a cui era già giunta la commissione parlamentare: Rossi non si è suicidato, è stato ammazzato. La ricostruzione dettagliata della presenza dell’uomo del vicolo, spazza via insomma anche parte degli argomenti che avevano portato per due volte la Procura di Siena ad archiviare il caso come un suicidio. Luca Scarselli, consulente della famiglia Rossi, aveva già evidenziato la presenza di una figura umana nel vicoli, ma secondo i magistrati poteva trattarsi di un passante, e, in ogni caso, non avrebbe avuto una visuale che gli avrebbe consentito di vedere il corpo della vittima. L’una e l’altra affermazione oggi vengono smentite dai carabinieri del Ris. Un altro tassello che si aggiunge a quelli messi insieme in questi mesi dalla commissione, presieduta dal deputato di Fratelli d’Italia Gianluca Vinci: “La consulenza del Ris è una svolta molto importante verso la risoluzione del caso”.
La pista seguita dalla commissione porta a individuare esecutori e mandanti della morte di Rossi nell’ambito della criminalità organizzata radicata nel mantovano, e in particolare il clan Grande Aracri, di cui sono stati già sentiti alcuni collaboratori di giustizia. È qui infatti che porterebbero molte coincidenze di questa storia, a cominciare dal numero 4099099, digitato sul telefono del manager. La stessa sequenza di cifre corrisponde infatti a un certificato al portatore di una banca di Viadana, comune del mantovano in cui Mps finanziava varie squadre sportive; una filiale che, secondo le indagini antimafia della Dda di Brescia avrebbe avuto tra i suoi clienti vari esponenti legati al clan Grande Aracri.