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Collegamento pos-registratori di cassa, in nove mesi +13,5 miliardi di imponibile Iva. Corte dei conti: “C’entra anche l’inflazione, serve un’analisi”

I magistrati contabili sottolineano che la misura anti-evasione, ultimo tassello di una strategia adottata un decennio fa da precedenti governi, può aver contribuito all'aumento del gettito tra gennaio e agosto, ma servono maggiori evidenze. Idem riguardo all'impatto del concordato preventivo
Collegamento pos-registratori di cassa, in nove mesi +13,5 miliardi di imponibile Iva. Corte dei conti: “C’entra anche l’inflazione, serve un’analisi”
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Il collegamento tra Pos e registratori telematici può contribuire a far emergere transazioni finora sottratte al fisco, ma per misurarne l’efficacia è ancora presto. A scriverlo è la Corte dei Conti nel documento depositato per l’audizione parlamentare sul Documento programmatico di finanza pubblica. Secondo i dati comunicati dall’Agenzia delle Entrate ai magistrati contabili, tra gennaio e settembre 2026 i documenti commerciali trasmessi sono aumentati di circa 267,5 milioni rispetto allo stesso periodo del 2025 (+1,9%) e il relativo imponibile, al netto di resi e annulli, è cresciuto di 13,5 miliardi (+4,1%). Spannometricamente, se ci si limita alle imposte indirette e si applica l’aliquota ordinaria del 22% da lì potrebbero arrivare 3 miliardi di Iva in più. Non è detto però che tutto derivi da operazioni prima occultate per evadere.

A sottolinearlo è la stessa Corte, dopo aver ricordato che tra gennaio e agosto il gettito Iva è aumentato di 4,5 miliardi (+3,9%) di cui 3,3 miliardi derivanti dagli scambi interni, con una crescita particolarmente marcata nel commercio dove l’Iva è aumentata del 6,2% mentre nei servizi privati si è fermata al +1,7% e nell’industria al +1,8%. La crescita delle entrate, spiega, “potrebbe essere in parte conseguenza del nuovo obbligo”, ma potrebbe dipendere anche da una diversa dinamica dei consumi e dall’inflazione. Anche nel 2025, del resto, il gettito Iva è aumentato di più del 3% sull’anno prima e quella misura ancora non c’era. Per questo la Corte “ritiene necessaria un’analisi a consuntivo, anche alla luce dei dati delle liquidazioni periodiche IVA e delle dichiarazioni annuali, al fine di valutare l’efficacia dell’intervento, idoneo ad ampliare la base imponibile”.

Va ricordato che il nuovo collegamento tecnico tra terminali pos e registratori di cassa previsto dalla legge di Bilancio 2025, che rende evidenti eventuali incoerenze tra gli scontrini emessi e gli incassi che risultano dai pagamenti con carta, è l’ultimo tassello di una strategia adottata poco più di un decennio fa da precedenti governi con l’obiettivo di scalfire la montagna dell’evasione fiscale. Giorgia Meloni, durante i suoi anni all’opposizione, si era opposta facendosi paladina dei pagamenti in contante e soffiando sul fuoco delle proteste degli esercenti per le commissioni sugli importi versati col pos. Arrivata a Palazzo Chigi ha invece fatto inversione a U su questo fronte. Se nella prima manovra del suo governo è entrata un’infilata di condoni, lo stop alle sanzioni per gli esercenti che rifiutavano pagamenti elettronici sotto i 60 euro è stato precipitosamente ritirato dopo le obiezioni Ue. Se ancora nel maggio 2023 Meloni definiva “pizzo di Stato” la richiesta delle imposte dovute dai piccoli commercianti, il suo esecutivo nel nome della Realpolitik ha poi preservato e completato l’architettura del fisco digitale avviata negli anni precedenti e ne ha ampliato gli strumenti di controllo.

La Corte infatti annota che anche il Dpfp “individua tra le priorità il rafforzamento dell’adempimento spontaneo attraverso un più ampio utilizzo delle banche dati, il potenziamento della fatturazione elettronica e dei corrispettivi telematici, il collegamento tra pagamenti elettronici e registrazione dei corrispettivi, l’analisi del rischio e l’interoperabilità delle informazioni fiscali”. Segue però il richiamo a valutare con più attenzione anche l’efficacia di quelli che secondo il governo sono nuovi strumenti di compliance, in particolare il concordato preventivo biennale tra fisco e partite Iva: “Andrebbe valutata non solo in base al numero delle adesioni“, peraltro finora molto inferiori alle aspettative, “ma soprattutto attraverso indicatori dell’evoluzione nel tempo delle basi imponibili dichiarate e dei versamenti da parte dei contribuenti interessati”. Per ora l’unico dato disponibile è quello inserito nell’ultima Relazione evasione: i 460.922 contribuenti Isa che hanno aderito per il biennio 2024/2025 (meno del 17% della platea potenziale) hanno dichiarato una maggior base imponibile di 4,4 miliardi per il 2024 e 7,9 per il 2025. Ma manca, come evidenziato dalla stessa relazione, “la stima del controfattuale, ovvero di quanto sarebbe comunque variata la base imponibile ai fini del reddito d’impresa e di
lavoro autonomo nel caso in cui non fosse stata introdotta la misura di policy”.

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