La Rete torna a incrociare le braccia contro la censura. Ma questa volta non siamo in Italia e in Parlamento non è in discussione nessuna legge Bavaglio. Siamo a Washington, dove sono in discussione due proposte di legge che rischiano di limitare non poco la libertà di chi usa il web. E’ per questo che oggi il popolo di Internet a stelle e strisce ha deciso di scioperare contro il Sopa (Stop Online Piracy Act) e il Pipa (Protect Ip), due proposte gemelle che, con la scusa di fermare la pirateria, faranno carta straccia della libertà d’espressione online. La discussione al Senato è in programma a partire dal prossimo 24 gennaio, ma l’allarme fra gli internauti è scattato da tempo.

Già lo scorso novembre era stato indetto l’American Censorship Day per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle conseguenze di Sopa che, conosciuta anche come E-Parasites Act (acronimo di “Enforcing and Protecting American Rights Against Sites Intent on Theft and Exploitation”), vuole introdurre una serie di restrizioni contro la violazione del copyright.

Le conseguenze possono essere pesantissime: gli utenti rischiano fino a 5 anni di carcere se postano online link anche ad uso non commerciale, come una canzone caricata su YouTube e segnalata sul profilo Facebook. In aggiunta il governo può richiedere agli Ip di bloccare l’accesso ai siti che riportano link “non autorizzati” e tagliare i finanziamenti, ad esempio via PayPal o Mastercard, con i quali supportano economicamente la loro attività.

La rimozione dei contenuti, nel caso in cui la bozza diventasse legge, è coatta e non richiede l’intervento della magistratura. A rischio ci sono la libertà d’espressione dei cittadini, incluso il diritto di critica nei confronti di politici e di aziende. E visto che le principali imprese che forniscono servizi web risiedono negli Stati Uniti, l’effetto della legge si espanderebbe presto oltre i confini Usa. In sostanza, in tutto il mondo.

“Il 18 gennaio si svolge la protesta più vasta della storia della Rete”, si legge nella homepage del sito “Per unirsi basta bloccare il proprio sito e sollecitare chi conosci a contattare il Congresso”, oltre a twittare con l’hashtag #SOPASTRIKE.

Ad aderire all’iniziativa anche Wikipedia che ha annunciato di oscurare il servizio in lingua inglese per 24 ore perché “l’approvazione della norma avrebbe effetti devastanti”. La sospensione del servizio coinvolgerà 100 milioni di persone tra cui milioni di studenti che il fondatore Jimmy Wales aveva avvertito via Twitter: “Attenzione – aveva scritto – fate i compiti presto mercoledì”. Quella dell’enciclopedia libera, spiega Sue Gardner di Wikimedia Foundation, è stata una decisione impegnativa per la quale chi lavora al progetto Wikipedia potrebbe essere criticato per “abbandonare la neutralità per prendere una posizione politica”. Ma, prosegue Gardner, “Sopa e Pipa sono soltanto indicatori di un problema più vasto” che riguarda il tentativo di fare approvare in tutto il mondo provvedimenti che, con il pretesto della lotta alla pirateria, in realtà “attaccano la libertà online” e impediscono la diffusione di idee alternative al mainstream. “La nostra preoccupazione – conclude – va oltre: vogliamo che Internet rimanga libero e aperto, ovunque e per tutti”.

Tra i nomi eccellenti che hanno aderito alla protesta anche Google, Yahoo!, Mozilla e Flickr, e anche Barack Obama in piena campagna elettorale per le prossime presidenziali, ha specificato: “Sebbene riteniamo che la pirateria online sia una problema grave che necessiti di una serie risposta legislativa – ha
scritto la Casa Bianca in un comunicato ufficiale – non sosterremo leggi che riducono la libertà di espressione, aumentano il rischio in materia di cyber-sicurezza o minano il dinamismo e l’innovazione di Internet a livello mondiale”. Ma il disegno di legge procede e inizia il countdown in vista del 24 gennaio.