Teme per la propria vita Sergio Pennati, il commercialista di Desio che cura le società immobiliari di Massimo Ponzoni, il numero uno del Pdl in Brianza, consigliere regionale e più volte assessore nelle giunte di Roberto Formigoni, inseguito da un ordine di custodia emesso dal gip di Monza e al momento “irreperibile”. Tanto da scrivere un drammatico testamento in cui parla esplicitamente di “minacce” ricevute dall’uomo politico dopo aver rifiutato di uscire dalle società ormai sull’orlo del crac. Intimidazioni, spiegherà poi ai magistrati di Monza, rafforzate dall’essere state profferite in presenza “di persone di origine calabrese dal cui atteggiamento si ricavava una certa preoccupazione”.

“Chi leggerà queste parole è perché, purtroppo, a me sarà successo qualche incidente. Nel caso mi capitasse qualcosa, la persona a cui dovrà essere addebitata la colpa è Massimo Ponzoni, ora assessore alla qualità dell’ambiente della Regione Lombardia”.  Comincia così il documento rivolto ai propri familiari, scritto il 4 marzo 2009 e sequestrato dalla Guardia di finanza nel corso dell’inchiesta. Pennati traccia un ritratto impietoso del luogotenente di Formigoni in Brianza: “E’ un drogato cocainomane dedito più che altro alle donne”, scrive. Ma quel che più conta è il lungo elenco delle sue “malefatte”, commesse per fare carriera in politica e per “mantenere un tenore di vita superiore alle sue possibilità”. Malefatte che ricalcano le accuse della Procura di Monza, che ha ottenuto un ordine di custodia per Ponzoni con accuse che vanno dalla corruzione alla bancarotta fraudolenta.

Una delle società a cui Pennati fa riferimento è l’immobiliare Pellicano srl, poi fallita, di cui erano soci diversi big del Pdl lombardo: l’attuale assessore regionale Massimo Buscemi, il consigliere regionale Giorgio Pozzi e Rosanna Gariboldi, ex assessore provinciale a Pavia e moglie del parlamentare berlusconiano Giancarlo Abelli, già condannata per riciclaggio.

Ecco il testo integrale del “testamento” di Pennati, agli atti dell’inchiesta.

Il 4 dicembre 2009, i magistrati di Monza interrogano Sergio Pennati e gli chiedono conto di quel testo inquietante. “Ho scritto il memoriale perché avevo ricevuto delle minacce da Ponzoni nel mese precedente”, spiega. “In particolare ciò è accaduto tre volte, una volta a Milano negli uffici della Regione e le altre volte nel parcheggio del bar ‘La Rotonda’ di Cesano Maderno”. Nella prima occasione, continua, “in seguito al mio diniego a uscire dalla società Il Pellicano e La Perla, Ponzoni mi ha detto: ‘Stai attento che io ti schiaccio'”.

Fuori dal bar di Cesano, l’allora assessore rincara la dose: “Stai attento che sopravvive chi ha gli amici”. E Pennati coglie un riferimento “a un gruppo di persone che frequentano quel bar: si tratta di persone di origine calabrese, lo posso dire dall’accento, dal cui atteggiamento si ricavava una certa preoccupazione”. E nella terza occasione, Pennato afferma di essersi sentito dire: “Ricordati che gli amici ce li ho io”.