Voti più bassi e debiti formativi. La pagella degli studenti superiori emiliano romagnoli, immatricolati nelle università regionali, assomiglia a un bollettino di guerra, con rimandati, rinunciatari e fuori corso. Gli studenti locali, secondo il Nucleo di Valutazione dell’Alma Mater di Bologna, sono meno preparati e leggendo i dati, viene da chiedersi per colpa di chi?

Forse gli atenei hanno inasprito i criteri di accertamento della preparazione, o forse gli studenti alle superiori hanno studiato meno. O ancora, le cause potrebbero risalire alla riforma Gelmini, accusata di aver danneggiato il livello d’istruzione nazionale provocando un’impreparazione generalizzata che mette a rischio il numero di lauree conseguite ogni anno, attualmente in calo. In ogni caso il bilancio tratteggiato dal rapporto è negativo come non accadeva dal 2004 e prefigura un drastico assottigliarsi del corpo studentesco in poco tempo, un paio d’anni.

Voto di maturità. Secondo il report, nel 2011 sono stati più di un quarto i ragazzi che hanno iniziato il loro percorso di studi in una “situazione di svantaggio”, presentandosi con un voto di maturità inferiore a 70/100, circa il 23,1%. Un valore lievemente al di sotto di quello riscontrato negli anni precedenti, 26% nel 2008/2009 e 25,7% nel 2009/20101, che tuttavia tratteggia una situazione “preoccupante”. Che riguarda centinaia di giovani studenti “potenzialmente in difficoltà”.

Poche le facoltà con una condizione meno “critica”, quelle cioè che hanno una quota superiore alla media di immatricolati con una votazione elevata (dal 90 incluso in su) e di studenti che hanno iniziato gli studi universitari senza aver subito bocciature durante il percorso scolastico. Ingegneria di Bologna e Cesena e Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali. Secondo il report, i dati rappresentano “una domanda potenzialmente più debole dal punto di vista accademico, una situazione che richiede un impegno speciale per risolvere al meglio le difficoltà che gli studenti potrebbero incontrare”. Specialmente quelli di Scienze Motorie, Scienze della Formazione e Scienze Politiche di Bologna, le facoltà che hanno registrato il maggior numero di iscritti con un voto di diploma più basso del livello ritenuto “adeguato”.

Debiti formativi. Ma il primo ostacolo queste matricole “impreparate” l’hanno incontrato proprio iscrivendosi alle facoltà e dovendo superare, qualora il livello di preparazione non fosse stato ritenuto sufficiente in base al punteggio ricevuto alla maturità, la prova d’ingresso. Nel 2010/2011, infatti, ben il 17,9% delle matricole ha avuto un obbligo formativo aggiuntivo (Ofa), a fronte del 12,9% del 2010. E oltre il 6% dei ragazzi non è riuscito a recuperarlo. Quasi il doppio rispetto all’anno precedente, circa uno studente su tre.

La situazione è diversa di facoltà in facoltà. Sono tre quelle che non hanno assegnato debiti “ai loro studenti: la Scuola interpreti e traduttori, Psicologia, Scienze motorie”, mentre altri corsi, come Economia e Ingegneria, “sono caratterizzati da un numero molto alto di studenti con debito e anche in forte aumento rispetto all’anno precedente”. Male anche Medicina e Lettere, che in un anno “hanno visto crescere in modo rilevante gli studenti con Ofa”.

Preoccupanti anche i dati relativi a coloro che non hanno recuperato il debito, che in sei facoltà superano la media del 6,1%: Economia a Bologna (ben il 22,5%), Ingegneria a Cesena (13,4%), Ingegneria (13,1%), Chimica Industriale (11,8%), Scienze (8,3%) e Scienze Politiche Bologna (7,1 %). Un bilancio negativo su cui “l’università dovrà intervenire”, quantomeno per portare il livello d’istruzione delle matricole indebitate alla pari di quello dei colleghi, pena maggiori difficoltà durante il percorso accademico.

Abbandono degli studi. Visto il bilancio disastroso non sorprende che si stia nuovamente aggravando la situazione relativa a coloro che decidono di non proseguire gli studi, lasciando l’università prima della laurea. Quest’anno, infatti, ben il 22,8% di chi era iscritto al primo anno nel 2010 ha deciso di non proseguire, circa una matricola su cinque. Una tendenza in crescita che paventa il ritorno di quella crisi delle lauree verificatasi nel 2004 in tutti gli atenei emiliano romagnoli, quando la percentuale dei rinunciatari “precoci” aveva raggiunto il picco del 27% per poi calare gradualmente, fino alla ripresa di quest’anno.