Bello di mamma, ma tu lo sai che Babbo Natale ha bussato alla porta del Consiglio regionale del Lazio? E’ arrivato la notte del 21 dicembre, con un certo anticipo rispetto alla tabella di marcia, proprio mentre le persone presenti in aula consiliare, che si chiamano eletti, erano impegnate a decidere come spendere i nostri soldi. Un compito difficile, per il quale sono stati chiamati a governare, con grande responsabilità e senso civico. E mentre queste persone stavano lavorando sodo, Babbo Natale ha lasciato loro un regalino.

Beh, a dire il vero il regalino se lo sono fatto da soli, e non consiste nella solita bottiglia di vino d’annata e neanche nel tartufo bianco d’Alba. Si tratta di qualcosa di più, rispetto alla quale anche un Rolex avrebbe sfigurato. Si sono regalati una pensione d’oro. L’ambito dono, che in questo caso si chiama privilegio, è contenuto nell’ultima manovra finanziaria approvata dalla Regione Lazio prima di Natale. La maggioranza di centrodestra in Consiglio ha votato per l’erogazione di un assegno mensile agli eletti pari a circa 3 mila euro, che prende il nome di vitalizio perché ne potranno beneficiare per tutta la vita. Questo vitalizio, nell’articolo 10 della Finanziaria, è stato esteso anche agli assessori esterni (non eletti) e ai tre consiglieri dichiarati decaduti. E per non fare torto a nessuno, la norma prevede che ne potranno usufruire anche coloro i quali saranno chiamati in futuro da questa giunta a fare gli assessori esterni. Un sacco di gente, insomma, a cui vanno aggiunti gli altri 220 tra ex consiglieri, ex presidenti ed ex assessori del Lazio che ogni mese continuano a ricevere un gruzzoletto che varia tra i 2.500 e i 5.800 euro.

E siccome un regalo non è più tale se non ci puoi più giocare, gli eletti hanno deciso che questo privilegio verrà abrogato solo a partire dalla prossima legislatura e resterà in vigore per i consiglieri regionali e gli assessori in carica o cessati dal mandato in quella attuale. Questo si chiama stratagemma “ad personam” (o meglio “ad portfolio”). E per farsi un regalo che costa troppo, soprattutto in tempo di crisi, hanno deciso di attingere ancora un po’ dal nostro salvadanaio. Dopo i tagli alla sanità, al trasporto pubblico e alla cultura (che poi, si sa, “con la cultura non si mangia…”), hanno imposto un’addizionale Irpef tra le più alte di Italia, introdotto una nuova tassa regionale sulla benzina e aumentato il bollo auto ma, soprattutto, hanno previsto un taglio del 50% alla spesa sociale, che, tradotto in termini economici, vuol dire 40 milioni di euro in meno in bilancio da destinare ai servizi sociali. Parole grosse, figlio mio, di cui probabilmente non capirai il merito ma ne comprenderai il senso: l’imposizione di questo piccolo sacrificio si chiama ingiustizia sociale e si traduce in una manovra finanziaria di lacrime e sangue, che danneggerà i cittadini, i pensionati e i precari. E ruberà il futuro alle famiglie come noi. Hai ragione, in questa storia qualcosa non torna.

Non si capisce come sia possibile che le persone elette per tutelare l’interesse collettivo favoriscano quelli privati. E che per garantire i privilegi di pochi si chiedano i sacrifici di molti. Gli eletti non possono essere stati così ingiusti, così iniqui, così immorali. Deve esserci stato un equivoco. Dopo tutte quelle ore di lavoro, giorno e notte dentro un’aula consiliare, con poco ossigeno e magari anche a digiuno, può capiate di prendere un abbaglio. Ma non temere, perché c’è un comma, cioè un rimedio, nell’articolo 10 della Finanziaria, che da la possibilità di rinunciare a questo regalo troppo costoso, entro 30 giorni dall’entrata in vigore della legge. E allora vedrai che qualcuno noterà l’errore e per la Befana si correrà ai ripari.