Don Luigi Verzè con il suo amico Silvio Berlusconi

E’ morto don Luigi Verzè. Il fondatore dell’ospedale San Raffaele, finito in bancarotta con debiti da un miliardo e mezzo di euro, aveva 91 anni. A causare il decesso, stamattina intorno alle 7.30, una crisi cardiaca; alle 2.30 di stanotte, don Verzè era stato ricoverato per l’aggravarsi della sua situazione all’Unità Coronarica del San Raffaele. Lo riferiscono fonti vicine all’ospedale milanese. I funerali si svolgeranno nel pomeriggio di lunedì prossimo a Illasi in provincia di Verona, il suo paese natale. Saranno officiati dal vescovo di Verona, monsignor Giuseppe Zenti. Nella mattina il corpo sarà portato in ospedale per un ultimo saluto nel suo San Raffaele. Don Verzè sarà sepolto in un primo momento nel cimitero di Illasi. Nelle sue volontà ha però espresso il desiderio di essere tumulato nella cappella della Madonna della Vita del San Raffaele dove aveva fatto allestire un apposito spazio dietro all’altare.

VITA, MORTE E ‘MIRACOLI’

Don Luigi Maria Verzè, nato il 14 marzo 1920 a Illasi, in provincia di Verona, è stato presidente della Fondazione San Raffaele del Monte Tabor e presidente e rettore dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Nel 1947 si è laureato in Lettere classiche e Filosofia con padre Gemelli all’Università Cattolica di Milano e nel 1948 è stato ordinato sacerdote. Successivamente è diventato segretario del santo don Giovanni Calabria.

Nel 1958 don Verzè ha fondato l’Associazione Monte Tabor e nella seconda metà degli anni Sessanta sono iniziati i lavori di costruzione dell’ospedale a Segrate, alle porte di Milano. Il 30 aprile 1970 è nata la Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor, a cui viene conferito il San Raffaele in costruzione. Il 31 ottobre 1971 viene accolto il primo malato, mentre nel 1972 il San Raffaele viene riconosciuto Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico e dal 1982 è diventato polo universitario della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Statale di Milano.

Negli anni Ottanta, a fianco dell’ospedale, che oggi ha una capienza di circa 1.300 posti letto e una struttura di 11 dipartimenti e 45 specialità cliniche, don Verzè si è dedicato alla realizzazione e all’ampliamento di strutture specializzate, come il Dimer, Dipartimento per la Medicina Riabilitativa, il Dicor, Dipartimento per le Malattie Cardiovascolari, il Centro San Luigi Gonzaga per l’assistenza ai malati di Aids, il Dipartimento di Neuroscienze presso il San Raffaele Turro.

Nel 1992 è nato il Dibit1, il Dipartimento di Biotecnologie e Centro di Ricerca scientifica. Nel 1996 don Verzè ha fondato l’Università Vita-Salute San Raffaele, di cui è stato rettore, con le tre facoltà di Medicina e Chirurgia, Psicologia e Filosofia e dal 2010 la Laurea internazionale in Medicina e Chirurgia. Nel 2003 ha costituito il Movimento Medicina-Sacerdozio e nel 2010 è stato inaugurato il Dibit2 che ospita aule universitarie e nuovi laboratori per la genomica e proteomica. Nel corso del 2011 sono emersi i problemi finanziari del San Raffaele, dovuti all’elevato indebitamento del gruppo. Lo scorso 19 dicembre don Verzè si è autosospeso dalla carica di presidente del consiglio di amministrazione della Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor.

LA CADUTA ‘MILIARDARIA’ E LE VIE D’USCITA

Il debito del San Raffaele, secondo nuovi calcoli della società Deloitte, lievita a quasi 1,5 miliardi di euro. La prima offerta avanzata per evitare il peggio è stata quella (congiunta) dello Ior e della famiglia Malacalza (250 milioni), punto di partenza per arrivare alla costituzione della newco su cui si costruirà il rilancio. Nel suo perimetro, le attività ospedaliere e sanitarie (compreso Laboraf, Resnati e Science Park, ma escluso Brasile e il 50 per cento di Blu Energy), tutto il personale, l’accollo del finanziamento Bei e ulteriori passività. Nella proposta di acquisizione rientrano passività per circa 750 milioni di euro.

I giudici del Tribunale fallimentare di Milano ammettono il concordato preventivo presentato per il San Raffaele, pur muovendo alcuni rilievi e criticità, fra cui il possibile conflitto di interessi: il cda, sostiene la Procura, è espressione degli stessi investitori che hanno presentato il piano. Il Tribunale ‘suggerisce’ quindi al cda del San Raffaele di valutare altre proposte migliorative. Un suggerimento accolto dal board dell’Irccs di via Olgettina, che il 30 novembre lancia un bando per raccogliere nuove offerte che siano superiori di almeno il 20 per cento rispetto alla proposta Ior-Malacalza, ossia da 300 milioni in sù.

L’idea per risanare la struttura è sempre stata quella di concentrarsi sul core business dell’Irccs, cioè le attività di cura e ricerca, la parte ‘sana’ del San Raffaele, e di liberarsi delle zavorre, cioè tutte quelle attività non legate strettamente alla mission. La lista nera è lunga: hotel, un jet di lusso, piantagioni di frutta esotica in Brasile, altri terreni e residence. La svolta con l’arrivo di Profiti e con l’interessamento dello Ior e della Santa Sede alla situazione del centro da oltre mille posti letto e 57 mila ricoveri l’anno, uno degli istituti che per l’entità delle sue attività riceve dalla Regione Lombardia circa 200 milioni di euro per le prestazioni rimborsate con i Drg e altri fondi per le attività extra budget. Le brutte notizie per l’Irccs si rincorrono: il suicidio di Mario Cal, il braccio destro di don Verzè, il 18 luglio apre la strada alle inchieste della magistratura su presunti fondi neri.

Sono molte le ombre che si addensano sulla gestione di don Verzé. Come quelle che emergono da un’inchiesta del 2005, poi archiviata, che porta la magistratura milanese a far piazzare delle microspie nell’ufficio del prete-manager. Dalle intercettazioni, prive di conseguenze penali ma scovate dal Corriere della Sera nel novembre scorso, emerge il rapporto confidenziale di don Verzé con Niccolò Pollari, generale della Guardia di finanza e direttore del Sismi, il servizio segreto militare, finito a sua volta sotto processo per il sequestro illegale dell’imam Abu Omar. Pollari viene coinvolto nelle manovre per far sloggiare i titolari di un impianto sportivo che sorge su un terreno vicino all’Istituto, che il San Raffaele vorrebbe acquistare. Il 13 gennaio 2006, la cimice registra il faccia a faccia con il direttore del Sismi. Don Verzé, annotano gli investigatori, “chiede un aiuto a Pollari per mandare la Guardia di Finanza da Lomazzi (uno dei titolari dell’impianto, ndr) in modo che lo stesso Lomazzi possa cedere una parte del terreno per costruire un residence per studenti”. Era stato un dirigente dell’istituto, poco prima, a suggerire al presidente di “sollecitare” un controllo fiscale, dato che, a suo dire, i clienti dei campetti da calcio pagavano in nero.

E questo è il meno. Parlando con lo stesso dirigente, “Don Verzé dice di fare un sabotaggio”. Il collaboratore “specifica di aver individuato il generatore… sarà sabotato il quadro elettrico… quindi i campi non potranno essere illuminati”. E quando gli emissari del San Raffaele “andranno da Lomazzi a fargli la proposta di acquisto, lui sarà in ginocchio”. In un’altra conversazione tra i due si parla di “fuoco” e dei fili dell’impianto elettrico che “verranno liquefatti”.

Il rapporto tra don Verzé e il Sismi non si ferma all’imbarazzante conversazione intercettata. Il Fatto quotidiano ha documentato gli affari immobiliari fra il San Raffaele e i servizi, nonché la passata collaborazione con l’ente ospedaliero di Pio Pompa, l’ufficio stampa ombra di Pollari protagonista dell’inchiesta sul dossieraggio ai danni di magistrati, giornalisti e politici.

L’ASTA DI OGGI

Proprio oggi alle 12 era fissata l’apertura delle buste per l’asta da cui passerà l’aggiudicazione della struttura sanitaria, che all’emergere del buco miliardario è passata sotto il controllo di una cordata patrocinata dal Vaticano e dalla famiglia Malacalza. Allo studio del notaio Chiodi Daelli è arrivata soltanto un’offerta, quella del Gruppo San Donato di Giuseppe Rotelli, re della sanità lombarda e azionista del Corriere della Sera, che metter sul piatto 305 milioni di euro. L’asta prevedeva che le nuove offerte dovessero superare di 50 milioni quella di 250 presentata da Ior-Malacalza. Alla vigilia si prevedeva anche la partecipazione del gruppo Humanitas della famiglia Rocca, che però non ha partecipato. Per il rilancio, però, è previsto il termine del 5 gennaio e non è escluso che arrivino nuove proposte. Entro il 10 gennaio, infine, lo Ior può presentare per conto del Vaticano, grazie al diritto di prelazione, un’offerta pari alla più alta presentata e rilevare la società.

Il 20 dicembre scorso il vicepresidente del San Raffaele, Giuseppe Profiti aveva chiarito le intenzioni sulle possibili prossime mosse della ‘cordata’ Ior-Malacalza: se si facessero avanti nuovi offerenti con le carte in regola, capaci di dare garanzie e futuro al San Raffaele, il Vaticano, che del salvataggio del polo ospedaliero è stato protagonista, è pronto a uscire dalla partita.