Marco Muller è sempre più lontano dalla Mostra del Cinema di Venezia. Il direttore del più antico festival cinematografico italiano, secondo in Europa solo alla kermesse di Cannes, dopo otto anni di interregno sulla laguna, sembra orientato verso altri lidi.

Le indiscrezioni lo vogliono alla guida della nascente vetrina cinematografica internazionale di San Pietroburgo. Come riportato dal sito di Cinecittà News, Muller si sarebbe impegnato a formulare per iscritto un progetto entro il mese di gennaio, proponendo in ogni caso il mese di ottobre per la kermesse pietroburghese.

Un progetto non esclude l’altro, ma la nuova fuga “russa” di Muller preclude l’esclusività dell’impegno veneziano. Il cinquantasettenne direttore poliglotta, poi, non è ancora stato ufficialmente riconfermato per quello che sarebbe il suo terzo mandato al Lido e questo non potrà di certo avvenire da qui entro la fine dell’anno.

Una pressoché impossibile prosecuzione del rapporto tra Muller e Venezia che arriva nelle ore in cui la commissione cultura della Camera, su proposta del neo ministro della cultura Ornaghi, ha riconfermato all’unanimità Paolo Baratta alla presidenza della Biennale.

Baratta-Muller, ovvero la coppia d’oro del Lido, formatasi nel 2008 e che avrebbe fatto tornare in quota il settore cinema dell’elefantiaca organizzazione veneziana dopo le altalenanti stagioni di Moritz de Hadeln (2002-2003), voluto direttamente dall’allora ministro Urbani e Alberto Barbera (1998-2002).

Ma non è tutto oro quel che luccica. Perché pare stia proprio nei dissidi tra il presidente della Biennale e il direttore della Mostra del Cinema l’origine di questa ancora mancata riconferma. Dalle parti del Lido anche le barchette parcheggiate nei canali sanno che la situazione tra i due è deteriorata nell’ultimo anno sia per motivi caratteriali (entrambi amano essere incontrastate primedonne), sia per la questione del nuovo palazzo del cinema sul quale Muller non avrebbe potuto mettere becco.

Un altro paio di dati che confermano l’allontanamento tra i due arrivano poi direttamente dalla politica “romana”. Se da un lato l’ex ministro Galan e il quasi sostituto di Baratta, Malgara, avevano più volte lodato e riconfermato il nome di Muller per i prossimi anni, la caduta del governo Berlusconi ha paradossalmente nuociuto all’ex critico cinematografico e produttore di origini svizzere. Dall’altro le parole del deputato Beppe Giulietti, uno dei componenti della commissione cultura, nonché uomo vicinissimo a Muller, dopo la nomina di Baratta non lasciano presagire nulla di buono: “Ho votato Baratta perché anche la qualità e i numeri sono dalla sua parte. Qualità e numeri sono anche dalla parte del direttore della Mostra del Cinema di Venezia, Marco Muller, che ci auguriamo possa essere anche lui presto riconfermato”.

Senza dimenticare che gli otto anni di Muller a Venezia sono stati anni di raro splendore internazionale nell’aprire la mostra verso nuovi linguaggi cinematografici e nuovi orizzonti geografici: la Russia, appunto; ma anche l’estremo oriente come le Filippine, il sud est asiatico, il Giappone e soprattutto la Cina. Ed è proprio da Pechino e da Tokyo che sarebbero arrivate offerte lusinghiere per la direzione di festival cinematografici al quasi ex direttore veneziano.

Negli ambienti più vicini al riconfermato presidente della Biennale c’è chi sostiene che Baratta abbia già iniziato a sondare il terreno per una rapida e blasonata sostituzione di Muller prima all’estero poi in Italia. Il primo nome interpellato è quello di Alberto Barbera che, dopo la parentesi veneziana di un decennio fa, ha costruito un piccolo ma robustissimo impero assieme al sodale Steve Della Casa tra Piemonte Film Commission, Fip (Film Investimenti Piemonte) e Festival di Torino. Barbera però avrebbe gentilmente rifiutato.

A stretto giro sarebbe stato contattato anche il critico cinematografico Gianni Canova, ma anche dal fondatore della storica rivista Duel sarebbe arrivato un “No, grazie”.

Egualmente in rampa di lancio rimangono Enrico Magrelli (lo storico braccio destro di Muller, che però pare avere un influsso fondamentale per le scelte di Venezia sull’area del cinema italiano e non troppo oltre), Giorgio Gosetti (veneziano, giornalista Ansa, direttore delle Giornate degli autori, sezione parallela del festival di Venezia fin dal 2004) e Piera Detassis, direttrice in attesa di riconferma alla Festa del cinema di Roma, in quello che potrebbe essere un bizzarro scambio di direttori in scadenza tra le amate/odiate Venezia e Roma.

Così se Muller sembra orientato verso una nuova scelta professionale, spinto più che altro dagli eventi e dalle scelte altrui più che da personali convinzioni, è altrettanto curioso come di fronte ad una probabile successione alla direzione della Mostra del Cinema di Venezia, dalla presidenza della Biennale non si portino avanti i nomi di cervelli, e professionalità, autoctoni (selezionatori e osservatori) coltivati in casa propria per anni poi spinti alla fuga verso terre straniere. Nulla vieta a Baratta di rivolgersi a uomini del calibro di Luciano Barisone (esperto di cinema sudamericano e attuale direttore del festival di Nyon, Visions du Reel) o Sergio Fant (che con Muller ha collaborato nel rimettere a nuovo la sezione Orizzonti di Venezia): uomini di straordinaria competenza, illimitata conoscenza della storia del cinema e delle produzioni contemporanee, ma di certo non proprio inseriti nei contesti “politici” che contano.