A Pompei continuano i crolli. La Soprintendente speciale per i beni archeologici di Napoli e Pompei comunica che: “A seguito di una verifica si è riscontrato la caduta di uno dei pilastri del pergolato esterno della Casa di Loreio Tiburtino (Regio II, Insula II). Attualmente è in corso un sopralluogo, per accertare l’entità dei danni, alla presenza delle Forze dell’Ordine. Sostanzialmente – ha aggiunto la Soprintendente – ha ceduto un pilastro della sistemazione esterna del giardino. Un elemento isolato che non aveva alcuna funzione portante e nessun rilievo artistico. La caduta si è verificata questa mattina. L’area era stata scavata negli anni ’50 e più recentemente si era intervenuti con opere di restauro. Adesso il cantiere è sotto sequestro”.

I risultati dei rilievi, che saranno eseguiti anche con esperti, andranno ad arricchire il già nutrito fascicolo di indagine della procura di Torre Annunziata che per un filone riguarda proprio eventuali responsabilità per i ripetuti crolli registrati in strutture degli scavi e per un’altro la fase di commissariamento della gestione degli scavi stessi, con diverse persone iscritte nel registro degli indagati.

La domus di Loreio Tiburtino, dove oggi si è riscontrata la caduta di uno dei pilastri del pergolato esterno, si trova in una zona centrale di Pompei, a ridosso della palestra grande e dell’anfiteatro e si distingue da questi per il raffinato giardino preziosamente decorato da vari fregi di ispirazione omerica raffiguranti scene della guerra di Troia e delle avventure di Eracle. Nel giardino anche una piscina di ampie dimensioni che voleveva ricordare nelle forme un fiume, con ornamenti di ispirazione egizia, statue di ibis, leoni e della Sfinge, tanto che una prima interpretazione di questo luogo aveva fatto pensare a una piscina da utilizzare per sacri riti di purificazione da effettuare con riti ‘importatì dall’antico Egitto.

Ci sono ancora delle discordanze molto forti per quel che concerne la reale attribuzione della proprietà di questo monumento: di solito, si tende a credere che il nome di Loreius Tiburtinus sia erroneo e che piuttosto la casa fosse abitata da un altro personaggio, Decimo Ottavio Quartione, di cui è stato ritrovato con certezza il sigillo.