La spinta ideale sembra essersi fermata alle porte di Gomorra. Il tempo in cui i magistrati del nord chiedevano di essere trasferiti “al fronte” per arginare il dilagare delle mafie, restano solo lontani ricordi di una stagione di straordinario impegno civile.

Al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, avamposto della legalità nel cuore della camorra di Casal di Principe, i giudici non vogliono andare. I posti in organico restano vacanti. Il “modello Caserta” di cui si è sempre vantato l’ex ministro dell’interno, Roberto Maroni, qui fa acqua da tutte le parti. Cinque i giudici e due pm che hanno lasciato il Tribunale per altre destinazioni. La conseguenza è che sono a rischio delicati processi di camorra e centinaia di procedimenti civili.

“Sì, non si riescono a occupare i posti in organico e in queste condizioni riesce difficile garantire il regolare svolgimento dei processi”, conferma Anna Rita Motti, presidente della sottosezione dell’Associazione Nazionale Magistrati che insieme ad un’altra collega, Ilaria Sasso del Verme (segretario ANM) ha chiesto al Consiglio Superiore della Magistratura e al ministro della Giustizia di adottare misure straordinarie per fronteggiare la mancanza di giudici.

I numeri sono davvero impressionanti: 57.285 procedimenti penali pendenti e ben 90.532 procedimenti civili. Nel tribunale in tutto sono 94 i magistrati di cui 1 presidente, 8 presidenti di sezione, 1 sezione lavoro, 71 giudici e 13 giudici della sezione lavoro. Dall’organico mancano complessivamente 21 giudici. E poi c’è il dato che riguarda la Procura della Repubblica, che è composta da un organico di 29 magistrati (di cui 1 procuratore, 2 aggiunti e 26 sostituti procuratori) con cinque posti attualmente vacanti.

“Se il Consiglio Superiore della Magistratura pubblica contemporaneamente la disponibilità di posti a Napoli e a Santa Maria Capua Vetere – spiega Anna Rita Motti – la conseguenza è che la maggioranza sceglie Napoli. Tra l’altro Santa Maria C.V. non è considerata sede disagiata, anche se di fatto lo è perché i carichi di lavoro sono enormi. Abbiamo fornito i numeri della nostra produttività al Csm – sottolinea la presidente dell’Anm – e le posso assicurare che è altissima. Qui i giudici hanno fatto la loro parte, a fronte di uno stipendio di tutto rispetto, ma non favoloso come si immagina. Io, ad esempio, guadagno 4.000 euro al mese”.

Nel settore penale i processi pendenti al 30 giugno 2011 sono 799. Di cui oltre 100 riguardano la criminalità organizzata di competenza della Dda di Napoli, ma che si celebrano nel tribunale sammaritano. “A questo si aggiunga anche una drammatica carenza di organico del personale amministrativo – dice ancora Anna Rita Motti – da troppo tempo i magistrati sammaritani sono costretti a celebrare udienze monocratiche civili in assenza del cancelliere e dell’ufficiale giudiziario”. Ma come si affronta una situazione di emergenza? “Con provvedimenti straordinari – risponde la presidente dell’Anm – . Abbiamo chiesto al Consiglio Superiore della Magistratura di incentivare l’arrivo di altri colleghi dichiarando Santa Maria C.V. sede disagiata e un bando di concorso ad hoc con la pubblicazione di tutti i posti vacanti presso il tribunale e la procura e con possibilità di accedere al trasferimento anche per i magistrati non legittimati, ovvero quelli che ancora non hanno trascorso tre anni nella sede di prima assegnazione”. Con il rischio che arrivino tanti “giudici ragazzini”?. “Quelli che hanno definito “giudici ragazzini”, a mio avviso sono invece i magistrati che hanno più forza e freschezza per affrontare le situazioni più complicate. Io stessa sono arrivata in questo tribunale 14 anni fa come “un giudice ragazzino”. E’ stata la mia prima nomina. Non me sono andata e non me ne vado. E so bene cosa significa lavorare in questo territorio. Perciò mi accontenterei di tanti “giudici ragazzini”.