C’è un unico posto al mondo in cui sono i giovani a essere i conservatori, a opporsi a ogni cambiamento, a tenere la testa bassa in diligente attesa che arrivi il loro turno. Quel posto si chiama “Giovani democratici“. Sia chiaro: qui parlo solo della dirigenza, perché la base sparsa per l’Italia si ricorda ancora cosa vuol dire militanza. Ma chissà perché una volta a Roma si viene rapiti dalla sindrome dei cooptati in attesa della propria poltrona, e si comincia a degenerare. E’ così che i Giovani democratici non smettono mai di stupirci. Nel peggio, ovviamente.

Mi contatta Salvatore Bruno, che era candidato con me a segretario della Giovanile, per informarmi che proprio oggi si sta svolgendo la direzione nazionale. In teoria ne farei parte, o forse no, visto che non ho rinnovato la tessera, ma forse sì, visto che per le norme interne da ex candidata ne dovrei fare parte di diritto. Non ne ho ricevuto la comunicazione, ma non mi sorprende, considerati i ben peggiori trascorsi. Salvatore, invece, mi dice che “il presidente Filippo Silvestri (nominato in qualità di “garante”) ha convocato la direzione in modo “selettivo”, ovvero dandone comunicazione solo ad alcuni e lasciando a casa possibili voci critiche e rompiscatole. Questa è la seconda volta che succede, e guarda caso l’oggetto della discussione è il regolamento del congresso per l’elezione del segretario e degli organismi nazionali, congresso che dovrebbe svolgersi a febbraio“.

E qui arriva il bello: il segretario Fausto Raciti si è costruito un meccanismo ad personam per garantirsi la sua rielezione da fare invidia persino alle leggi pro Berlusconi costruite da Ghedini. Raciti, che per la fretta di farsi eleggere la scorsa volta con percentuali bulgare si era dimenticato di includere le schede bianche e quelle nulle nel computo totale (e per questo è da tre anni che aspettiamo ancora i risultati definitivi), questa volta ha uno scudo privo di margini di rischio: “Un congresso a tesi, ovvero un documento unico presentato dall’esecutivo uscente che potrà poi essere emendato dai vari livelli territoriali, fino alla platea nazionale. Che significa che gli iscritti non voteranno i candidati segretari, perché questi verranno fuori solamente al passaggio successivo. I tesserati scelgono solo i delegati, i quali andranno a far parte di assemblee che avranno poi il compito di nominare i nuovi vertici, con tutto il tempo per le lunghe trattative tra capibastone” (dal blog di Lorenzo de Cicco).

Salvatore dice che “per partorire una porcata del genere occorre essere pochi e fedeli“. Pochi ma tanto ingegnosi: a creare simili meccanismi bisogna essere un misto fra Machiavelli e Einstein. E come conclude affranto Salvatore, “mentre il Partito Democratico elegge il proprio segretario, i propri sindaci e qualcuno vorrebbe anche i parlamentari (se la legge elettorale non dovesse cambiare) con le primarie, solo il segretario dei Giovani democratici sarà eletto in un congresso con pochi margini di movimento e scarsa democraticità“.

Avanti i giovani? Se sono questi, teniamoci stretti i vecchi.