È cominciata la digitalizzazione di 80.000 manoscritti della Biblioteca apostolica vaticana, alcuni dei quali di valore inestimabile. Un progetto rimandato per anni a causa di problemi tecnici e per mancanza di fondi e spazi adeguati. Per realizzare il progetto la Biblioteca Vaticana prenderà a prestito una tecnologia usata dalla Nasa, la “Flexible Image Transport System”, un sistema standard di scambio e archiviazione dati usato anche dagli scienziati dell’Unione Astronomica internazionale.

“Farà anche tesoro degli errori commessi negli anni passati in modo da evitarli”, dice monsignor Cesare Pasini, prefetto apostolico della biblioteca vaticana, “ perché è importantissimo mettere tutti i dati giusti, altrimenti i manoscritti diventano inaccessibili. Questo include la firma e il suo posto sul folio. Ogni singolo manoscritto e il suo contenuto richiedono un’immensa quantità di lavoro. Bisogna considerare tutte le informazioni che possono essere significative e interessanti, come il copista, il tempo in cui è stato redatto e la conservazione del manoscritto”. I colofon infatti, cioè le “note” in fondo o più spesso a lato dei manoscritti, contengono un numero imprecisabile di notizie essenziali per ricostruire la storia non solo del manoscritto, che sia scritto su tavolette di legno ricoperta in cera come nel caso dei codici egiziani, su tavolette di argilla come quelle di Ebla del 2500-2100 a.C., di pergamena come quelli latini o di corteccia di betulla o foglia di palma come i manoscritti in sanscrito, ma per ricostruire la storia della civiltà. Spesso l’amanuense il copista ci dice chi è il committente del testo o dell’opera, quale è il re o il governatore locale, il dio a cui viene dedicato il lavoro e così via. I colofon permettono anche la datazione, cioè consentono di collocare il manoscritto nella storia e di scrivere la storia, lì dove la storia sequenziale non è ancora conosciuta: quale governo viene prima e quale dopo, per esempio?

I manoscritti ogni tanto sono bilingui, come i codici samaritani scritti in ebraico e in aramaico o come le tavolette di Ebla, scritte in cuneiforme e lingua eblaita e sumerica. Questo permette la decifrazione non solo del testo contenuto, ma di una lingua che ancora non era stata tradotta prima per mancanza di “doppio testo” e di riferimenti precisi in altri documenti. E permette di conoscere i valori espressi da quella lingua, cioè la civiltà dei popoli che la usarono, che i reperti archeologici possono ricostruire solo in parte. Un esempio per tutti il rompicapo dei sigilli della Civiltà della Valle dell’Indo, iniziata probabilmente nel 3300 a.C., le cui scritte non sono ancora state tradotte e la cui decifrazione è diventata un caso politico fra studiosi indiani, statunitensi ed europei.

Il progetto della Biblioteca vaticana si divide in tre fasi. La prima include la scelta dei primi 8.000 manoscritti, la seconda la scannerizzazione e la terza l’archiviazione del database in alta risoluzione. Fra i documenti già selezionati ci sono i due preziosi papiri 14 e 15 della collezione svizzera Bodmer. Risalgono al 200 d.C. e includono la prima trascrizione conosciuta del Vangelo, i frammenti di Giovanni e di Luca. Comprati per diversi milioni di dollari dalla Solidarity Association, un’organizzazione filantropica cattolica americana senza fini di lucro fondata dalla famiglia dei banchieri Hanna, sono stati regalati a Papa Benedetto XVI nel novembre 2006 e trasferiti dalla Svizzera l’anno seguente.

Un aiuto al progetto è venuto da due organizzazioni laiche. Una è l’università di Heideberg, che ha una lunga esperienza di digitalizzazione di manoscritti e ha coperto i costi tecnici di parte della collezione “in cambio di altri interessi”, come dichiarato monsignor Pasini. L’altra è la Fondazione italiana Enzo Hruby per la sicurezza dei beni storici, artistici e architettonici, che ha finanziato e realizzato i sistemi di sicurezza del palazzo che ospiterà le digitalizzazioni nonché il bunker nel quale verranno via via trasferiti i manoscritti e gli spazi destinati alle 150 persone che ci lavoreranno.

Data l’importanza storica e liturgica dei papiri Bodmer, la digitalizzazione è un’operazione che si preannuncia delicatissima perché i documenti posso essere aperti solo in parte, per evitare danni. Ma la Biblioteca apostolica vaticana contiene circa 150.000 manoscritti, oltre a 8.500 incunabili e i libri a stampa, le medaglie, le monete e le collezioni di incisioni antiche. Grazie a questo progetto parte della collezione di manoscritti non solo sarà preservata su altro formato, potenzialmente indistruttibile, ma sarà messa pubblicamente online. L’importanza del progetto sta non solo nella conservazione, ma nella conoscenza gratuita condivisa da milioni di scienziati e semplici utenti, anche nei paesi più poveri del mondo.