Alla fine hanno sfilato come previsto, i ragazzi e le ragazze della “Frocessione”, la parata anticlericale – “e pure un po’ blasfema”, aggiungono loro – che ha attraversato Bologna in protesta contro la chiesa cattolica e il consumismo natalizio. Una manifestazione che aveva suscitato le ire del centrodestra tanto da monopolizzare, o quasi, l’attenzione di molti politici cittadini.

A cominciare da Galeazzo Bignami, consigliere regionale del Pdl che aveva addirittura scritto a prefetto, questore, sindaco e rettore. “Fermateli, sono contro la democrazia, il pluralismo e la libertà”, recitava il suo appello. Tutto inutile. Sono stati duecento gli studenti e le studentesse che si sono mascherati, hanno indossato costumi decisamente sopra le righe, e poi hanno inscenato una processione goliardica che loro stessi hanno definito “momento di dissacrante e blasfema socialità”.

Il perché di quell’aggettivo, blasfema, è presto detto. Oltre a cori, canti e balli, a sfilare sono stati preti ubriachi, finti papi, suore di certo poco ortodosse e bizzarre versioni di Padre Pio. Tante le canzoni che si sono sentite nel corteo. Al di là dei cori irriferibili in versione da osteria, ad andare per la maggiore sono state le canzoni anticlericali che anarchici e socialisti cantavano all’inizio dello scorso secolo.

“Nessuno si senta offeso nella fede – hanno spiegato i manifestanti al megafono – siamo qui per protestare contro la Chiesa cattolica, una lobby di potere che gode di privilegi enormi, non paga l’Ici, vuole controllare le nostre vite dalla nascita alla morte, vieta l’aborto e decide quando e come dobbiamo morire”.

Nel corteo un solo grande striscione: “L’unica Chiesa che illumina è quella che brucia”. Lungo il percorso, che da sotto le Due Torri ha portato il corteo in Piazza dei Martiri, sono stati distribuiti moduli per lo sbattezzo e alcune ragazze hanno distribuito profilattici.

Insomma, di certo un evento che non poteva andare giù ai cattolici cittadini. E infatti, oltre a Bignami, nei giorni scorsi si erano mossi gli altri big bolognesi di Lega e Pdl. Addirittura venerdì scorso Lucia Borgonzoni, consigliere comunale della Lega Nord, e Marco Lisei, capogruppo in consiglio del Pdl, si sono recati nell’Aula C della facoltà di scienze politiche per rendersi direttamente conto di quello che stava succedendo. Ad attenderli, invece dell’atelier di preparazione per la parata, hanno trovato un gruppo di persone coperte da tute bianche che li hanno seguiti pulendo il pavimento al loro passaggio. “Siete razzisti”, è stata l’accusa lanciata a Lisei e Borgonzoni. Insomma, il dialogo non ci poteva essere, e infatti non c’è stato.

Ma non è finita. Per tentare in extremis di fermare la Frocessione nei giorni scorsi si è mossa anche Silvia Noè, consigliera regionale dell’Udc. Questa volta non solo dichiarazioni o appelli, ma direttamente un esposto alla polizia per “denunciare il reato che commetteranno gli organizzatori”. Una sorta di denuncia preventiva affiancata ad una richiesta di oscuramento per i server che hanno pubblicato l’annuncio della manifestazione. “Servirebbe anche una rogatoria internazionale per intervenire meglio”.

“Sono offensivi e praticano il peggior razzismo comunista, ma non mineranno le radici cattoliche di questa città. Le autorità procedano allo sgombero dell’aula”, è stata la richiesta di Marco Lisei. Ma i manifestanti non devono essersi fatti troppo impressionare, e infatti come da programma la parata c’è stata.

“Ringrazio di cuore Lisei e Bignami – dice una manifestante – Senza la grande pubblicità che ci hanno fatto forse in Frocessione sarebbe venuta molta meno gente”.