Una società “fragile, isolata ed etero diretta”, con una dialettica politica “prigioniera del primato dei poteri finanziari”: così ci vede il Censis, nel suo 45esimo Rapporto sulla situazione sociale del Paese. I nostri antichi punti di forza non riescono più a funzionare, dice l’istituto, che avverte: è “illusorio” pensare che i poteri finanziari disegnino sviluppo, perché lo sviluppo “si fa con energie, mobilitazioni, convergenze collettive”. E’ quella dunque, secondo il Censis, la direzione da seguire. E’ allarme povertà per 4 milioni di famiglie italiane, un numero cresciuto di mezzo milione (+14,6%) solo negli ultimi 5 anni, mentre la crisi ha colpito soprattutto i giovani.

I giovani – La crisi economica in Italia ha colpito in particolar modo i giovani. “La crisi si è abbattuta come una scure su questo universo: tra il 2007 e il 2010 il numero degli occupati è diminuito di 980.000 unità e tra i soli italiani le perdite sono state pari a oltre 1.160.000 occupati”, scrive il Censis. ”Investita in pieno dalla crisi, ma non esente da responsabilità proprie, la generazione degli under 30 – si legge nel Rapporto Censis – sembra incapace di trovare dentro di sè la forza di reagire. La percentuale di giovani che decidono di restare al di fuori sia del mondo del lavoro che di quello della formazione è in Italia notevolmente più alta rispetto alla media europea: se da noi l’11,2% dei giovani di età compresa tra 15 e 24 anni, e addirittura il 16,7% di quelli tra 25 e 29 anni, non è interessato a lavorare o studiare, la media dei 27 Paesi dell’Ue è pari rispettivamente al 3,4% e all’8,5%. Di contro, risulta da noi decisamente più bassa la percentuale di quanti lavorano, pari al 20,5% tra i 15-24enni (la media Ue è del 34,1%) e al 58,8% tra i 25-29enni (la media Ue è del 72,2%)”.

Finanza senza regole – Nel picco della crisi 2008-2009, dice il Censis, avevamo dimostrato una tenuta superiore a tutti gli altri, guadagnandoci una buona reputazione internazionale. Ma ora siamo fragili, a causa di una crisi che viene dal non governo della finanza globalizzata e che si esprime, sul piano interno, con un sentimento di stanchezza collettiva e di inerte fatalismo rispetto al problema del debito pubblico. Siamo isolati, perchè restiamo fuori dai grandi processi internazionali. E siamo eterodiretti, vista la propensione degli uffici europei a dettarci l’agenda. “E’ illusorio pensare che i poteri finanziari disegnino sviluppo” perché quest’ultimo “si fa con energie, mobilitazioni, convergenze collettive, quindi soltanto se si è in grado di fare governo politico della realtà”.

Tagli alla spesa pubblica – “I cittadini e le imprese si trovanoa fare i conti con un sistema dei servizi che mostra evidenti segnali di criticità”: lo sottolinea il Censis nel 45/o Rapporto sulla situazione del Paese spiegando che “la politica di riduzione della spesa pubblica che ha contrassegnato gli ultimi 3 anni, e che segnerà anche il biennio 2012-13, realizzata in molti casi attraverso tagli lineari, sta lasciando il segno”. In particolare il trasporto pubblico locale, già “inadeguato” è stato “drasticamente ridimensionato”.

I risparmi delle famiglie – La crisi economica degli ultimi anni ha ridotto il reddito disponibile delle famiglie e ha provocato conseguentemente una “caduta della propensione al risparmio” anche “a causa dell’irrigidimento” di alcuni consumi. In questo contesto la riduzione della quota di risparmi sembra però non avere colpito gli investimenti fissi, come le abitazioni. E’ quanto emerge dal 45/o Rapporto annuale sulla situazione sociale del Paese del Censis.

Investimenti nel mattone – In 10 anni risulta inoltre raddoppiato il valore delle abitazioni. Nell’ultimo decennio è anche cresciuto il valore dello stock di abitazioni possedute, stimato in oltre 4.800 miliardi di euro, con un incremento che sfiora il raddoppio (+93% nominale) nell’arco di un decennio. “Una quota di questo incremento – spiega il Censis – è attribuibile all’effetto dei prezzi ma una quota rilevante è il risultato della scelta delle famiglie di destinare all’investimento in abitazioni una parte consistente dei propri risparmi”. Ulteriori 1.000 miliardi di euro sono rappresentati dalle altre attività reali (oggetti di valore, terreni, fabbricati non residenziali e beni produttivi). Le attività finanziarie si aggirano intorno ai 3.600 miliardi di euro. La propensione al risparmio, che a metà degli anni ’90 era superiore al 20% del reddito disponibile e a metà dello scorso decennio oscillava ancora tra il 15% e il 17%, “ha subito – scrive ancora il Censis – una progressiva contrazione, che l’ha portata ad attestarsi oggi su un ben più modesto 11,3%”.

Vitalità e social network – Per uscire dalla crisi, dunque, ancora una volta, accanto all’impegno di difesa dei nostri interessi internazionali, la ricetta del Censis è quella di “mettere in campo la nostra vitalità, rispettarne e valorizzarne le radici, capirne le ulteriori direzioni di marcia”. E se nel prossimo futuro potrebbero essere incubati germi di tensione sociale e di conflitto, a causa della tendenza all’aumento delle diseguaglianze e dei processi che creano emarginazione, il “disinnesco” delle tensioni passa attraverso l’arricchimento dei rapporti sociali: “è nel binomio più articolazione, più relazione che la società italiana può riprendere respiro”. Lo si vede nella ricerca di nuovi format relazionali: l’esplosione dei social network, la diffusione di aggregazioni spirituali, la crescita di forme amicali collettive (le crociere, le movide, le sagre), lo sviluppo di aggregazioni capaci di supplire alle carenze del welfare pubblico, la partecipazione comunitaria a livello di quartiere, la tenuta di tutti i soggetti intermedi portatori di interessi o di istanze civili. “Il vuoto lasciato nella fascia intermedia della società dalla polarizzazione tra il mercato e la finanza può essere riempito soltanto dalla rappresentanza” è la raccomandazione finale.

Internet – Oltre la metà degli italiani naviga quotidianamente su internet: per informarsi, cercare lavoro, pagare le bollette e consultare lo stradario. Lo rileva il Censis nel 45esimo rapporto sulla situazione sociale del Paese sottolineando che l’utenza del web nel 2011 ha finalmente superato la fatidica soglia del 50% della popolazione italiana, attestandosi per l’esattezza al 53,1% (+6,1% rispetto al 2009). Il dato complessivo si fraziona tra l’87,4% dei giovani e il 15,1% degli anziani (65-80 anni), tra il 72,2% delle persone piu’ istruite e il 37,7% di quelle meno scolarizzate. Tutti i dati inoltre confermano l’affermazione progressiva di percorsi individuali di fruizione dei contenuti e di acquisizione delle informazioni da parte dei singoli, con processi orizzontali di utilizzo dei media in base a palinsesti multimediali personali e autogestiti, basati sulla integrazione di vecchi e nuovi media.