I “rischi” sulla crescita della zona Euro sono aumentati: parola di Mario Draghi, presidente della Bce, che ha parlato questa mattina davanti all’assemblea plenaria del Parlamento europeo. “Al momento siamo in una fase difficile. La politica monetaria della Bce è costantemente guidata dall’obiettivo di mantenere la stabilità dei prezzi nell’area euro a medio termine e questo si applica alla stabilità dei prezzi in entrambe le direzioni” – ha detto Draghi a Bruxelles, specificando che gli interventi della banca centrale europea sono misure “provvisorie” contro la crisi del debito. L’acquisto dei titoli di stato dei paesi della zona euro in difficoltà, “sono quindi misure limitate”. Quello che emerge dal rapporto annuale 2010 della Bce non è rassicurante: l’Eurozona ”ha bisogno di un nuovo patto di bilancio” che la porti verso l’unione fiscale, “una struttura unica per custodire l’essenza delle regole di bilancio e degli impegni di governo presi finora. Si tratta di un elemento molto importante per recuperare credibilità”.

Per questo obiettivo, Draghi individua tre interventi da attuare: “Il primo pilastro è fissare un ancoraggio che guarda al futuro, ridisegnando le regole fiscali”. Poi bisogna puntare sul fondo Salva Stati: Il secondo pilastro è “creare meccanismi finanziari nell’area euro. Abbiamo il Fondo salva stati, dobbiamo creare la fiducia nel suo essere operativo”. Terzo obiettivo è la risposta delle politiche nazionali. “Francamente – ha evidenziato Draghi – su questo le acque si stanno muovendo, stiamo raccogliendo risultati significativi, a me sembra che i paesi si stanno rimettendo in marcia. Dobbiamo essere consapevoli che quello che conta sono i risultati. Le riforme non devono riguardare soltanto le questioni di bilancio ma devono essere riforme strutturali, che guardano alla crescita e alla competitività”.

I prossimi giorni “saranno cruciali” per l’eurozona ed il completamento “della architettura” delle sue strutture, prosegue il presidente della Bce, che ricorda che la Banca centrale si può muovere solo nell’ambito dei trattati, quindi “l’ipotesi di una loro variazione non va esclusa”. Ma ci potrebbero essere anche “processi più rapidi” per andare verso l’integrazione fiscale che darebbe “una chiara traiettoria all’evoluzione dell’area euro, inquadrando le aspettative”. Proprio ieri le banche centrali dei paesi avanzati (Fed, Bce, la Boe, la Boj, la Banca del Canada e quella centrale svizzera) hanno deciso di tagliare di 50 punti base il costo delle operazioni di swap in dollari per per evitare una crisi di liquidità del sistema finanziario. La misura entrerà in vigore dal 5 dicembre, ma Draghi sottolinea: ”La Bce è l’ultimo baluardo dell’unione monetaria”.