Che il carcere debba avere come scopo la riabilitazione sociale del detenuto è un’idea che noi italiani conosciamo bene fin dal Settecento. E che il lavoro possa essere uno strumento per restituire ai reclusi la dignità perduta è argomento altrettanto discusso e sperimentato.

Anche in Cina il concetto è lo stesso. Almeno da un punto di vista linguistico. Laogai infatti significa – letteralmente – “riformare attraverso il lavoro”.

Qui non tratteremo però delle condizioni dei campi di lavoro cinesi, né del segreto che avvolge qualsiasi dato ad essi collegato. Né parleremo degli orari di lavoro a cui sono costretti i detenuti o dei motivi per cui un individuo può trovarsi a scontare una pena, più o meno lunga, in questi luoghi.

C’è qualcosa di molto più grave. Qualcosa che non riguarda solamente la Cina, ma l’Occidente tutto. In particolare l’Europa.

Ha che fare con la globalizzazione e il mercato basato sul lavoro e sui prodotti a basso, bassissimo, costo.

Ce lo racconta l’ultima puntata di Slavery: a 21st Century Evil, un programma di Al Jazeera. L’inchiesta – raccomandata da The Bureau Investigates parte dalla constatazione che la Cina ha la colonia penale più estesa del mondo. E questo è chiaro, parliamo sempre dello Stato più popolato del pianeta.

I detenuti sono costretti – tra i tanti lavori – anche a fabbricare prodotti come luci di natale, parti di calzature, vestiti e macchinari vari.

Seppure ufficialmente lo Stato cinese proibisce l’esportazione dei prodotti che escono dai campi di lavoro, l’inchiesta di Al Jazeera fornisce alcune testimonianze dirette di come gli oggetti lì prodotti escano dai confini dello Stato.

Li troviamo in America, anche se l’importazione di prodotti fabbricati attraverso il lavoro “non volontario” è proibita. E li troviamo in Europa, dove – nonostante l’argomento sia stato oggetto l’anno scorso di una discussione parlamentare – non si è presa alcuna decisione al riguardo.

Sono prodotti a basso costo che sfruttano una moderna forma di schiavitù. Almeno noi cittadini ricordiamocelo. Specie in previsione delle spese natalizie.