Da quando c’è il governo Monti mi sento meno informato di prima. Forse è colpa mia, forse sono io che cerco meno le notizie. O forse si è creata una situazione anomala sui media italiani. Il governo delle larghe intese è stato benedetto da un’altrettanto larga (e inusuale) convergenza tra i principali gruppi editoriali italiani, che difficilmente potranno comunicare scetticismo verso il Governo dopo averlo promosso con tale forza.

I media che attaccano Monti, soprattutto quelli vicini alla galassia berlusconiana soffrono a loro volta un grave deficit di credibilità maturato negli anni e potenziato dall’appoggio, perlomeno formale, del Pdl all’attuale maggioranza. Esiste poi un’altra galassia di opposizione, quella che sostiene la tesi dei ‘Poteri forti’ dell’economia e della finanza mondiale come veri registi della nomina di Monti: una ricostruzione sicuramente avvincente che è nata e cresciuta con facilità in un contesto di sicuro anomalo (la domanda: “Stiamo provando a uscire dalla crisi con gli stessi strumenti che l’hanno generata?” non ha ancora trovato una risposta compiuta) ma promossa ed elevata a realtà quasi incontestabile senza alcuna prova dei rapporti diretti tra le cause ed effetti di ciò che si teorizza.

Per tutte queste ragioni un’informazione libera, critica ma non pregiudizialmente ideologica, che analizza le singole questioni nel merito, è ridotta ai margini o comunque non fa ‘egemonia’. Eppure questo atteggiamento è nelle corde di una quota non irrilevante di italiani che probabilmente hanno fiducia in Monti, che sostengono la necessità di un governo tecnico ma non per questo aderiscono a questo progetto politico in modo plebiscitario.

Questi cittadini si stanno forse chiedendo perché il vertice Monti-Merkel-Sarkozy, definito ‘un fallimento’ da quest’ultimo, è stato raccontato solo come il ritorno dell’Italia nell’Europa che conta.Vorranno anche comprendere le ragioni per cui i risultati della Borsa di Milano e di tutte le Borse europee hanno continuato a peggiorare e il differenziale tra i nostri titoli di Stato e quelli tedeschi si mantiene oltre la soglia d’allarme dopo che per settimane ci è stato detto che la caduta di Berlusconi avrebbe comportato un immediato effetto psicologico che valeva un ridimensionamento dello spread tra i 100 e i 300 punti base.

Si chiederanno per quale motivo la giusta fretta che ha portato all’accelerazione della crisi di governo Berlusconi e che ha animato la penna di direttori ed editorialisti in quei giorni convulsi (sono bastati otto giorni dal voto sul rendiconto dello Stato, che ha sancito la fine della maggioranza eletta nel 2008, per avere un nuovo Premier) ora si è trasformata in attesa e studio (ma non erano i migliori, i tecnici, con le riforme già pronte?). Gli italiani che hanno applaudito al cambio di passo a Palazzo Chigi oggi, forse, non si aspettavano che il Governo Monti non riuscisse a prendere alcuna decisione mentre il Parlamento ha, perlomeno, abolito i vitalizi dal 2018.

E infine, i tanti italiani che sarebbero voluti andare a votare ma che hanno accettato l’idea di sospendere la loro valutazione sulla classe politica in nome di un governo di ‘salvezza nazionale’, inizieranno a domandarsi se tutto sommato non fosse stato meglio andare a votare, dato che sono passati 18 giorni dall’inizio della fine del governo Berlusconi (dall’otto novembre, giorno dei 308 della Camera) e che Maroni ha ripetuto più volte che le elezioni si potevano celebrare 40 giorni dopo quella data.

Molte di queste domande, me lo auguro, potrebbero diventare vecchie o persino inopportune da un momento all’altro. Sta di fatto che nessuno le ha potute leggere o ascoltare, salvo rare eccezioni. Sia chiaro, non sono costruzioni retoriche e non ho la minima idea di cosa sia giusto per l’Italia. Se tutte queste domande fossero le mie, se avessi una posizione certa su ciò che sta accadendo, mi prenderei i miei rischi e lo direi.

Ma lo scopo di questo post è un altro: vorrei che si tornasse a ragionare, a porre e porsi interrogativi; vorrei che fosse ripristinato il dubbio, la riflessione.

(p.s. magari, alla fine, qualcuno si porrà un’ultima questione: ci avevano detto che l’informazione in Italia non era libera per esclusiva colpa di Berlusconi. Pur avendo inequivocabilmente inquinato il dibattito pubblico italiano grazie al conflitto di interessi, sarà vero che l’ex-Premier ha il 100% delle repsonsabilità?)