Il segretario del Pdl Angelino Alfano

”Faremo le primarie per la scelta del candidato e saranno ad ogni livello”. Con queste parole, il segretario del Pdl Angelino Alfano, nel corso di una conferenza stampa in via dell’Umiltà, ha confermato la sua linea: saranno gli elettori del Popolo della Libertà a scegliere da chi devono essere rappresentati alle elezioni, siano esse amministrative, politiche e, soprattutto, interne al partito. Il nuovo candidato premier, quindi, passerà da quell’ “indicazione popolare” tanto cara all’ex Guardasigilli. “A noi – ha spiegato Alfano – più che la parola primarie ci piace indicazione popolare. Stiamo stilando un programma di regole per fa sì che i nostri elettori possano scegliere direttamente i candidati per le prossime elezioni amministrative”.

Alfano, inoltre, ha passato in rassegna le tappe del futuro prossimo del Pdl, un futuro che passa dai congressi ‘locali’ e, soprattutto, da quello nazionale, che si terrà in primavera e avrà un obiettivo ambizioso: indicare il nuovo nome del partito. “Il nostro programma resta invariato – ha detto Alfano – : da dicembre partiranno i congressi provinciali e il congresso nazionale, lo ha detto Berlusconi, si farà in primavera”. Quanto al nome, “con ogni probabilità il congresso nazionale avrà anche questo traguardo. Del cambio del nome ne parleremo da qui al congresso in primavera”, ha concluso l’ex ministro, che intanto è costretto a fare i conti con un grana interna.

Si tratta di una defezione dal carattere locale, ma di interesse nazionale: quello dell’ex sindaco di Milano, Letizia Moratti, che non ha rinnovato la tessera del partito. La Moratti, dopo aver costituito un gruppo autonomo a Palazzo Marino, ha deciso di disimpegnarsi, almeno all’interno del Popolo della Libertà. Per il suo futuro politico, invece, tantissime voci: c’è chi parla di un forte avvicinamento a Fli, chi vede una liason con Luca Cordero di Montezemolo e, ipotesi più probabile, l’ingresso dell’ex sindaco meneghino nell’Udc di Pierferdinando Casini.

A prescindere dalle prossime mosse della Moratti, il suo mancato rinnovo di tessera non è assolutamente andato giù al coordinatore regionale del Pdl, Mario Mantovani. “Il nostro movimento è un’associazione e come tutti i partiti ha delle regole – ha detto Mantovani – . Chi aderisce è tenuto a rispettarle. Chi non lo fa credo che dovrebbe almeno dimostrare un debito di riconoscenza”. Tradotto: quella di Letizia Moratti è una libera scelta, ma lei non ha riconoscenza, quindi è un’ingrata.

Del suo passo indietro, comunque, non ha parlato il segretario Alfano, che ha invece espresso un parere preciso per quanto riguarda l’attuale situazione politica e, soprattutto, la nomina dei sottosegretari. Secondo Alfano, il governo Monti “è un governo di tregua e non c’è una maggioranza politica a sostegno dell’esecutivo, quindi non serve una riunione di maggioranza, un vertice politico. Come noi anche altre forze sostengono il governo e sarà Monti a fare” in merito ai sottosegretari “le scelte più opportune. Noi – ha continuato il segretario – non faremo mancare il nostro sostegno, i nostri suggerimenti e consigli”, ma sempre tenendo presente che si tratta di un governo di tregua la “cui nascita è conseguente alla scelta di Berlusconi di non andare allo scioglimento delle Camere ma di far nascere un governo per fronteggiare la crisi. Questa è la ragion d’essere di questo governo”. Quanto alle rose di nomi per i sottosegretari, Alfano ha preferito scherzare: “Se poteste vedere il faldone di nomi di tecnici che ho sulla scrivania…”.

Sul tema sottosegretari, tuttavia, Alfano non ha dubbi. “Lo ribadisco, ritengo che i sottosegretari debbano essere tutti tecnici. Mi auguro anche che Monti faccia scelte riduttive sul numero” ha detto l’ex ministro della Giustizia, che ha anche avallato l’ipotesi di riduzione dei costi della politica. “Siamo favorevoli ad una logica di accorpamento dei ministeri. E’ giusta una riduzione in un governo che non ha la longevità di una legislatura visto che la fine è prevista nel 2013. E’ qualcosa di diverso rispetto al governo Berlusconi che ha voluto dare il suo imprinting ripristinando alcuni ministeri come quello delle Pari Opportunità”.