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Cronaca | di Eugenia Romanelli | 29 ottobre 2011

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Berlusconi citato nel rapporto Clinton sulla tratta di esseri umani. Per il caso Ruby

Il nome del presidente del consiglio compare nel "Trafficking in Persons Report 2011" presentato dal Dipartimento di Stato americano. Non come capo di governo impegnato nel combattere la prostituzione, ma come imputato in un processo "per lo sfruttamento sessuale di una ragazzina marocchina"

Dal 2009, da quando cioè è a capo del Dipartimento di Stato americano, Hillary Clinton, con orgoglio e soddisfazione, presenta il Trafficking in Persons Report (Tip). Che è la summa di dodici mesi di indagini in giro per il mondo: centinaia di pagine che fanno il punto sulla legislazione di cui sempre di più i vari paesi, recependo dettami Onu e delle varie carte dei diritti, si vanno dotando, e sulla applicazione delle leggi per contrastare quel fenomeno-piaga del nuovo millennio che è il traffico di esseri umani.

Nella scheda relativa all’Italia del Tip di quest’anno si fa riferimento per ben due volte a Silvio Berlusconi. E non perché in qualità di presidente del Consiglio di un paese europeo è in prima linea nella lotta al trafficking. Ma perché, si legge nel Report, “nel periodo preso in esame, il primo ministro del paese è finito sotto inchiesta per prostituzione minorile”. Il riferimento è al “caso Ruby”. Infatti, si legge ancora nella scheda, “nel febbraio 2011 i giudici hanno stabilito la data di inizio del processo per il primo ministro Berlusconi accusato di sfruttamento sessuale di una ragazzina (child nella versione originale, ndr) marocchina. Le inchieste giornalistiche hanno indicato prove di una terza parte coinvolta nello sfruttamento: questo sta a significare che la ragazza era vittima di trafficking” (qui il rapporto integrale, in inglese).

Nel presentare il Report – il 27 giugno, ma finora l’imbarazzante citazione era sfuggita – Hillary Clinton ha spiegato che «il Trafficking in Persons Report del 2011 comprende oltre 180 reportage che raccontano gli sforzi dei vari governi per combattere il traffico di persone. In linea con i valori del protocollo sul trafficking delle Nazioni Unite, che mira a garantire la prevenzione e il perseguimento, e anche la protezione per il massimo numero di vittime, gli Stati Uniti definiscono trafficking il lavoro forzato e il traffico di adulti e bambini per sfruttamento sessuale”.

Ed ecco come si inquadra uno dei due brani che riguardano Silvio Berlusconi. Se da una parte “l’Italia è pienamente conforme ai requisiti minimi per l’eliminazione della tratta”, nel senso che il nostro paese è dotato di una legislazione in grado di combattere questa piaga, dall’altra il governo “deve ancora adottare procedure nazionali per l’identificazione e l’aiuto delle vittime”. Anche perché, come sottolineano le Ong, c’è grande preoccupazione per “la focalizzazione del governo sul rimpatrio accelerato dei clandestini e delle donne straniere accusate del reato di prostituzione di strada”. In questo modo “le vittime non sono identificate dalle autorità: viene ritenuto che abbiano violato la legge e sono perseguite per atti illeciti commessi come conseguenza diretta della condizione di vittime di tratta”.

Ed è qui che arriva il primo riferimento a Berlusconi: “Nel periodo in esame, il primo ministro del paese è stato indagato per induzione alla prostituzione minorile”. Come dire: se il primo ministro del Paese viene indagato per prostituzione minorile, come si fa a perseguire chi induce alla prostituzione?

Nella sezione riguardante il nostro Paese, si spiega anche che nonostante la legislazione e nonostante le indagini realizzate dal 2003, anno dell’adozione della Legge contro il Trafficking delle persone che prevede pene che vanno dagli otto ai 20 anni di carcere, ci sono tante situazioni che vedono coinvolti pubblici ufficiali (poliziotti, funzionari di ambasciata, eccetera) colpevoli di trafficking, di cui poi, in sede penale, si perdono le tracce. E in caso di condanna le pene sono molto più basse di quanto previsto.

Nel 2009, il governo italiano ha riferito di aver indagato 2.521 persone sospettate di trafficking, di averne arrestate 286, mentre nel 2008 i sospettati erano 2.738, e gli arresti 365. I condannati nei Tribunali italiani per trafficking sono stati 166 nel 2009 e 138 nel 2008. La condanna media è stata di 6,5 anni di carcere. I condannati per trafficking legato allo sfruttamento della prostituzione minorile e alla schiavitù hanno ricevuto condanne in media, rispettivamente, per 3,5 e 1,5 anni.

Insomma, come ha sottolineato la Clinton: le leggi ci sono, il problema è che non vengono applicate. Il perché, in relazione all’Italia, sembra dire questo punto del report, sta nel fatto che le indagini non vanno avanti, soprattutto quando ci sono di mezzo figure pubbliche. Per poi concludere, come se ci fosse una relazione tra le due cose, che “nel febbraio 2011 i giudici hanno stabilito la data di inizio del processo per il primo ministro Berlusconi accusato di sfruttamento sessuale di una ragazzina marocchina. Le inchieste giornalistiche hanno indicato prove di una terza parte coinvolta nello sfruttamento: questo sta a significare che la ragazza era vittima di trafficking”.

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