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Giustizia & impunità | di Redazione Il Fatto Quotidiano | 17 ottobre 2011

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Berlusconi a Lavitola: “Facciamo una rivoluzione, cacciamo i pm di Milano”

La conversazione - che risale a ottobre 2009 - all'interno di un'intercettazione telefonica della Procura di Pescara, che ha indagato sui fondi a L'Avanti!, il giornale all'epoca diretto dall'imprenditore tuttora latitante all'estero dopo la richiesta d'arresto per il caso escort

L'ex direttore de L'Avanti, Valter Lavitola

”Io lascio oppure facciamo la rivoluzione, ma la rivoluzione vera… Portiamo in piazza milioni di persone, cacciamo fuori il palazzo di giustizia di Milano, assediamo Repubblica… Non c’è un’alternativa…”: parola di Silvio Berlusconi in un’intercettazione telefonica con Valter Lavitola, l’imprenditore amico del Cavaliere e tuttora latitante all’estero dopo la richiesta d’arresto delle Procure di Napoli e Bari per il caso escort . La telefonata tra i due – pubblicata sul sito di Repubblica - risale all’ottobre del 2009, fa parte degli atti allegati all’inchiesta di Pescara sui fondi dell’Avanti! e mette in luce un rapporto di profonda confidenza tra Lavitola e Berlusconi, con l’ex direttore del quotidiano socialista che ha la facoltà di parlare di tutto con il capo del governo, dall’economia alla giustizia, dai rapporti con i leader esteri a quelli con gli altri ministri dell’esecutivo. Quello che emerge dalla telefonata è un Berlusconi stanco, quasi dimesso, che si sfoga con Lavitola per una situazione a suo dire ormai insostenibile. Non è la prima intercettazione tra i due che viene resa nota: ormai nota, infatti, quella del 24 agosto in cui il premier dice al faccendiere di rimanere all’estero.

Ecco il testo integrale della telefonata.

Lavitola: “Ciao dottore, domani viene questo qui, il vicepremier dell’Albania che ha una cosa sulla sicurezza e sull’energia”

Berlusconi: “Ma io sono in Russia”.

Lavitola: “Lei si ricorda che mi disse che quello lì non firma, i fascisti sono stronzi, quello lì non firma sul lodo?”

Berlusconi: “Ma non c’è niente da firmare sul lodo”.

Lavitola: “Dottore, si ricorda che me lo ha detto? Quando riusciamo a vederci un minuto?”

Berlusconi: “Venerdì”.

Lavitola: “Ok, venerdì. L’altra faccenda ancora, sulla questione editoria: quello lì che ha incontrato è andata bene, perché io ho avuto riscontri entusiastici”.

Berlusconi: “Tutto bene, poi venerdì ti dico”.

Lavitola: “Sulla questione editoria, Paolo sa benissimo quella storia che le dissi di Tremonti, io ho parlato anche col capo dipartimento editoria, ci stanno tutti i giornali in agitazione, peraltro in commissione bilancio ci stanno quattro parlamentari che fanno casino. Tremonti ha detto a Paolo e al capo dipartimento, Grande, che ho incontrato stamane, che se glielo dice lei, lui sblocca sta cosa. Paolo si vergogna a chiederlo per non dimostrare che non conta niente. E noi stiamo nella cacca”.

Berlusconi: “Hai visto la Corte costituzionale, ha detto che io sono esattamente come gli altri ministri, ho solo bisogno di tutela. Parliamoci chiaro: la situazione oggi in Italia è la seguente: la gente non conta un cazzo, il parlamento non conta un cazzo. Siamo nelle mani dei giudici di sinistra, sia nel penale che nel civile, che appoggiandosi a Repubblica ai giornali di sinistra alla stampa estera…”

Lavitola: “Ti fanno il culo quanto una casa”

Berlusconi: “Una cosa del genere. Poi quando il Parlamento decide una cosa che alla sinistra non va, interviene il presidente della Repubblica che intanto non te la fa fare prima, come quella sulle intercettazioni, poi passa tutto alla Consulta, che hanno occupato, e con 11 giudici la bocciano. Berlusconi è sputtanato, anche se va in tribunale a chiedere giustizia perché gli hanno dato del buffone. Berlusconi va a Messina, lavora tutta la mattina per rifare le case, va in chiesa e sta tre ore in piedi con la gamba che gli fa male di fronte alla bare, abbraccia tutti coloro che deve abbracciare perché hanno perso i cari e tutto. Poi dalla chiesa va alla sua macchina e per 15 giorni una parte e dall’altra gli dicono ‘assassino’, ‘buffone’, ‘vai a casa’ e non succede niente. Io vado dall’avvocato e dico: vorrei denunicare questi qua e l’avvocato mi ride in faccia e mi dice di non buttare soldi e tempo. Poi quando Berlusconi aggredito dalla stampa, non dico che vuole far querela, ma semplicemente chiede un danno per capire che questi giornali non possono andare avanti così e rivolgendosi in maniera disarmata a quella magistratura civile che mi è ostile, e dicendo che se per caso trovo un giudice onesto e vinco, quello che porto a casa lo do a un’associazione benefica, ti dicono che non c’è la libertà di stampa, che sono un dittatore e portano il Parlamento europeo a discutere e votare sulla libertà di stampa in Italia, tu capisci che siamo in una situazione per cui io o lascio, cosa che può essere anche possibile e che dato che non sto bene sto pensando anche di fare, oppure facciamo una rivoluzione , ma una rivoluzione vera: portiamo in piazza milioni di persone, facciamo fuori il palazzo di giustizia di Milano, assediamo Repubblica e cose del genere. Non ci sono alternative”.

Lavitola: “Presidente però se lei mi permette, la prima opzione scordiamola per almeno tre motivi: innanzitutto perché si distrugge il Paese, due a lei la fanno a fettine sottile che la bresaola diventa una cosa doppia, ma mica solo a lei, ma a tutti”.

Berlusconi: “Ne parliamo venerdì, ciao ciao”.

Lavitola: “Presidente aspetti, vuole mandare questo appunto a Tremonti che almeno quello fa finta di starla a sentire. Un bacio, grazie, buon viaggio”.

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