“Sono tutte cose che non esistono e su cui io scagionerò naturalmente tutti”. Con questa frase Silvio Berlusconi rassicurava Valter Lavitola al telefono lo scorso 24 agosto. E’ quanto emerge dai nuovi atti sul caso Tarantini depositati dai pm napoletani che indagano sulla presunta estorsione al premier. Ma non è tutto. Sentita dai pm di Napoli, la storica segretaria del premier Marinella Brambilla afferma che il direttore de L’Avanti, parlando di “foto”, faceva in realtà riferimento a una richiesta di denaro. E ancora: l’ex avvocato di Gianpi Tarantini, Giorgio Perroni, interrogato il 2 settembre, conferma che a fargli assumere la difesa dell’imprenditore diventato noto con il caso D’Addario, è stato proprio Berlusconi, presunta vittima di estorsione proprio da parte di Tarantini. La documentazione (che farà parte del materiale a disposizione delle parti in occasione dell’udienza davanti al Tribunale del Riesame chiesta dai legali di Tarantini per la revoca della misura cautelare), contiene l’intercettazione di una telefonata del 24 agosto scorso tra il presidente del Consiglio e Lavitola, tuttora latitante, anticipata da un servizio la scorsa settimana da L’Espresso. L’avvocato Ghedini, a stretto giro, smentì l’esistenza stessa della telefonata. Confermata invece da Berlusconi già venerdì scorso. In quell’occasione il premier affermò di non essere ricattabile.

LA TELEFONATA – A chiamare, intorno alle 21, è il direttore dell’Avanti, che valuta con il premier l’ipotesi di non rientrare in Italia: ”Senta dottore, vabbe’io mo sono fuori…a sto punto…”. Berlusconi risponde: “E resta lì e vediamo un po’…uhm…”. La conversazione avviene dopo che, appunto, erano trapelate notizie sull’inchiesta a carico di Gianpaolo Tarantini e dello stesso Lavitola sulla presunta estorsione al premier, e prima che venissero eseguite le misure cautelari. Ora la trascrizione di quella telefonata è stata depositata dai pubblici ministeri. Ecco la trascrizione integrale:

Berlusconi: “Sì pronto?”

Lavitola: “Dottore senta sto in Bulgaria sto a Sofia con telefono di qua se intercettano pure questi che c… ne so”

Berlusconi: “Hai visto che avevo ragione io, dimmi”

Lavitola: “Sì, purtroppo sì, non lo so…dico io ho visto la sua dichiarazione che lei ha aiutato questo ragazzo e così come”.

Berlusconi: “Non non non facevo riferimento tuttavia alle cose che ho successivamente letto che non esistono quindi sono”

Lavitola: “E…”

B: “Sono tutte cose che non esistono e su cui io scagionerò naturalmente tutti”

L: “E’ per questo voglio di’… quello tutto. Cioè voglio dì… questo è un parto di pura fantasia perché oltretutto”.

B: “Sì io non so quali sono le vostre affermazioni tra di voi che non conosco”.

L: “Ma nean…”

B: “Ecco be”.

L: “Ma non credo che ci sia nessun tipo di affermazione”.

B: “Ecco comunque insomma io non non quando posso aiuto quando non posso non aiuto e quando aiuto sono contento di poter aiutare… tutto qui”.

L: “Senza ombra di dubbio senta vabbé io sono fuori a sto punto”.

B: “E resta li e vediamo un po’”.

L: “Dopodiche proviamo a trovare il modo per contattarci”.

B: “Va bene”.

L: “Cerchiamo di non abbandona a questo qua”.

B: “Certamente certamente e d’accordo”.

L: “Un bacione dottore”.

B: “Bene buone vacanze”.

L: “Pure a lei”.

LA SEGRETARIA E LE “FOTO” DA 10MILA EURO – Lavitola le parlò di foto “in modo sibillino”, lei riferì la circostanza al presidente del Consiglio che “capì subito” e le disse di prelevare 10mila euro dalla sua cassaforte privata. Lo ha spiegato la segretaria del premier Marinella Brambilla interrogata in qualità di testimone dai pm di Napoli che indagano sul presunto ricatto a Berlusconi. Secondo la storica segretaria, il premier Berlusconi si mostrò “infastidito e piccato” dalle richieste di denaro avanzate da Valter Lavitola. I magistrati le chiedono se, quando fu autorizzata da Berlusconi a prelevare i soldi dalla cassa destinati ai coniugi Tarantini tramite Lavitola, il Cavaliere fosse “piccato, indifferente, soddisfatto o infastidito”. La Brambilla risponde: “Ricordo che era sicuramente infastidito e piccato. Disse qualcosa tipo: ‘ma è un rompiscatole..o qualcosa del genere”.

L’AVVOCATO DI TARANTINI: “MI FECE ASSUMERE B:” – “Per ciò che riguarda l’incarico ricevuto da Tarantini, preciso che nel settembre 2010 mi chiamò il presidente Berlusconi che mi chiese di assumere la difesa di Tarantini”. Lo afferma l’avvocato Giorgio Perroni, ex difensore dell’imprenditore pugliese, interrogato il 2 settembre scorso dai pm di Napoli Francesco Curcio, Vincenzo Piscitelli ed Henry John Woodcock e dal pm di Lecce Antonio De Donno, che indaga sui presunti ritardi nelle indagini sulle escort da parte della procura di Bari. Subito dopo – aggiunge – io chiamai l’avvocato Ghedini, difensore di Berlusconi, al quale comunicai tale circostanza; Ghedini si limitò a dirmi che Tarantini non si era trovato bene con il suo precedente difensore D’Ascola. Successivamente fissai un appuntamento con Tarantini che fu accompagnato al mio studio dall’avvocato Quaranta e da Lavitola, che io non avevo mai visto. Dopo la riunione dissi a Tarantini di non presentarsi più con Lavitola al mio studio e ciò dal momento che non è mia abitudine intermediare, con un terzo che non conosco, il rapporto con il cliente. Tra l’altro Lavitola non mi fece una buona impressione, circostanza questa che non comunicai a Tarantini”.