Benvenuti a Novellara, la Padania dell’accoglienza. Quella dove i leghisti non sognano la caccia agli stranieri, perché qui parlare un’altra lingua, arrivare da un paese lontano, essere non europei, è un vantaggio.

Siamo in provincia di Reggio Emilia, dove 16,86 % è la percentuale di stranieri residenti, mentre 15,82% è la percentuale di cittadini che hanno votato per la Lega Nord alle scorse elezioni regionali. Una storia che parla di convivenza e che si risolve nella quotidianità, nel lavoro, soprattutto. In una terra che tutti sentono proprio, italiani, indiani, cinesi.

Manjit di questo non ha tanta voglia di parlare. “Guardate pure il negozio,” dice, “ma lasciatemi stare, non mi piacciono le domande”. Manjit ha un italiano stentato, ma è nel nostro paese dal 1997. È partito dal Punjab in India ed è arrivato a Novellara dove ha aperto un negozio di alimentari: ora è il punto di ritrovo di tutti gli stranieri della zona, che qui possono trovare un po’ di aria di casa.

“Sì i pakistani vengono”, dice Manjit, “anche se di solito c’è qualche incomprensione tra indiani e pakistani, noi siamo tranquilli. Ho pure qualche cliente italiano”. Manjit non vuole aggiungere altro e torna a battere sulla cassa e servire la fila di uomini con il turbante che affollano il negozio il sabato mattina.

“Mi dispiace per mio padre, lui è fatto così”. A parlare questa volta è il figlio di Manjit, 24 anni e un accento reggiano impeccabile. “Io sono in Italia da quando avevo 6 anni e ho fatto tutte le scuole qui, questa è casa mia. Finite le superiori ho cominciato l’università, Ingegneria Meccanica a Parma, ma non sono riuscito a frequentare perché la città è lontana e scomoda e alla fine sono tornato a lavorare per mio padre, proprio come mia sorella”.

Manjit ha anche una figlia, che lavora nell’ufficio a fianco e si occupa di agenzia di viaggi, prenotazione di voli verso l’Asia per tutti gli immigrati della zona: “Io mi sento italiana in tutto e per tutto, sono qui da quando avevo 11 anni”.

Due generazioni a confronto dunque, una di adulti immigrati che arrivati nel paese hanno lottato per ricostruirsi una vita, ma che rimangono ancorati alle loro origini e una di giovani cresciuti nelle nostre scuole, con l’accento del posto e la voglia di essere a casa, senza dover aspettare le mille trafile di una residenza che sulla carta arriva dopo 18 anni di attesa.

Una storia come tante nella bassa padana di immigrazione buona, quella che la Lega Nord si ostina a non voler vedere, ma che esiste, proprio nel cuore di quella che Bossi chiama Padania. Una terra dove il sospetto sembra solo sulla carta e nella cabina elettorale, mentre per le strade si respira convivenza.

“Io preferisco parlare di interazione”, ha dichiarato Youssef Salmi, assessore alle politiche giovanili scelto dal sindaco Pd Raoul Daoli, “voglio dire, le persone interagiscono prima ancora di integrarsi. È il gradino che precede tutto ed è anche il passaggio fondamentale della storia del vostro paese”.

Dice “vostro” Youssef, perché lui in Italia ci è arrivato negli anni Novanta da immigrato clandestino partito dal Marocco e questo tecnicamente non è il suo paese, ma mentre parla di razzismo, incomprensioni e vita politica, si commuove. “Scusate mi viene il “magone” a pensare alle difficoltà di questo paese, che io lo so perché sono uno di quelli accolti, può davvero dare tanto. Guardate qui a Novellara: stiamo lavorando perché ci sia comprensione e interazione appunto. Vogliamo che le persone parlino, i vicini, i capi delle comunità, i bambini a scuola e gli adulti al lavoro. Vogliamo che le diverse nazionalità si guardino in faccia e sappiano parlare sedute allo stesso tavolo”. Ed è così che nasce l’integrazione, sostiene l’assessore.

Novellara è anche un punto di riferimento per gli indiani della religione Sikh che qui hanno costruito il loro tempio, grazie a collette e offerte della stessa comunità. È uno dei templi più grandi della zona”, ha affermato Pal Amrit, un giovane che frequenta il tempio e l’interprete ufficiale ogni volta che arriva un ospite.

Pal va a scuola, conosce bene l’italiano e la storia Sikh, è a lui che si rivolgono tutti per comunicare al di fuori. “Per noi è un piacere accogliere altre persone, che non siano della nostra religione intendo. Il nostro tempio ha quattro porte, una su ogni lato, per indicare che siamo aperti a tutti”.

Basta lavarsi i piedi prima di entrare e indossare un fazzoletto sui capelli. Il tempio sorge in mezzo alle fabbriche della periferia di Novellara, quegli stessi capannoni in cui di giorno la comunità indiana lavora. “Il tempio è stato inaugurato nel 2000”, ha aggiunto Pal Amrit, “io ero piccolo ma me lo ricordo, è venuto addirittura Romano Prodi a tagliare il nastro. È stato un grande onore per noi e credo che sia importante far vedere che gli italiani ci accettano proprio come noi accettiamo loro”.

Al primo piano si prega, poi si scende è c’è una mensa dove tutti possono mangiare, gratuitamente e rigorosamente seduti per terra così che le differenze tra caste non si vedano, dicono loro e così che tutti siano uguali.

Cinesi, indiani, pakistani, marocchini, turchi, rumeni e albanesi: sono le nazionalità più presenti a Novellara, dove l’integrazione deve uscire dai libri di testo o dalle teorie politiche e affrontare il difficile banco di prova della quotidianità. E l’amministrazione comunale fa la sua parte.

“Le nuove generazioni di immigrati”, ha affermato Agnese Vezzani, insegnante e consigliere comunale, “spesso chiedono aiuto alle istituzioni per affrontare problemi purtroppo legati alla loro cultura di origine. Parlo dei matrimoni forzati o la negazione allo studio. Per questo abbiamo deciso di inserire la “Carta dei valori della cittadinanza e dell’integrazione”, come carta da firmare prima di prendere la residenza nel nostro comune. È un piccolo gesto per dimostrare che le istituzioni sono ben presenti e non abbandonano né stranieri né italiani”.

di Martina Castigliani

il video è di Giulia Zaccariello