Giornata ad altissima tensione nell’isola siciliana, dopo che è degenerata la protesta di alcune centinaia di tunisini nei pressi del porto vecchio di Lampedusa, a due passi da una pompa di benzina. Alcuni migranti si sono impossessati di tre bombole di gas all’interno del vicino ristorante “Delfino blu” minacciando di farle esplodere. A questo punto è arrivata la carica delle forze dell’ordine, in assetto anti-sommossa. Gli scontri hanno coinvolto anche alcuni abitanti dell’isola, che hanno lanciato pietre contro gli immigrati urlando “Andate via subito, non vi vogliamo più. Adesso basta”. Per precauzione il dirigente scolastico della scuola di Lampedusa ha chiuso il portone d’ingresso e ha chiesto agli insegnanti di vigilare sugli alunni.

Disordini anche all’interno del Centro di prima accoglienza dove, dopo l’incendio appiccato ieri, un centinaio di immigrati ha dormito all’aperto. Gli extracomunitari hanno lanciato sassi e altro materiale contro gli agenti che presidiano la struttura. Nel poliambulatorio dell’isola stanno intanto affluendo i primi feriti, quattro esponenti delle forze dell’ordine e una decina di immigrati. Il responsabile sanitario, Pietro Bartolo, ha chiesto l’invio di altre ambulanze dal centro di accoglienza. La rabbia dei lampedusani, fortemente provati da una situazione che si protrae da anni, è esplosa anche nei confronti dei giornalisti che lavorano sull’isola: contestate le troupe di Sky e della Rai; a un cameraman è stata gettata a terra la telecamera. “Andatevene è meglio per voi”, ha urlato con toni minacciosi un gruppo di una trentina di lampedusani. I cronisti sono stati accerchiati e costretti ad andare via.

Lampedusa si era già svegliata tra le contestazioni: in mattinata un gruppo di cittadini si era radunato davanti al Municipio per manifestare il proprio malessere. “Siamo rimasti soli – hanno gridato – il centro è stato distrutto e adesso gli immigrati non sono più controllabili. Portateli via. Non possono essere solo un problema nostro”. Al loro fianco il Sindaco Bernardino de Rubeis, che ha spiegato: “Ho cercato di parlare con il presidente Berlusconi e il ministro Maroni fino a tarda sera, ma non è mai stato possibile”. E si è sfogato, con parole forti e poco cerimoniose: “Anche Lampedusa è Italia, io chiedo a Maroni e anche al Capo dello Stato di venire qua a vedere che cosa sta succedendo, perché ci hanno abbandonato”. Non sono rispettosissime le parole usate dal primo cittadino nei confronti del Capo dello Stato. Ma poco dopo sono arrivate le scuse: “Sono mortificato”, ha detto, “le mie parole sono state inappropriate ma qui la situazione è davvero ingestibile e si perde il lume della ragione”.

Il primo cittadino va in giro sull’isola scortato da tre agenti di polizia in Comune, dopo che stamattina tre lampedusani hanno tentato di aggredirlo, contestandogli di avere tenuto una linea troppo morbida sull’immigrazione. Ma ora, spiega de Rubeis, i tempi dell’accoglienza sono finiti, “qui si sta assistendo ad uno smercio di carne umana di cui non vogliamo essere complici”. In un cassetto dell’ufficio il sindaco rivela di tenere una mazza da baseball.“Mi devo difendere, e sono pronto a usarla, scrivetelo pure”, dice ai giornalisti. “Siamo in presenza di uno scenario da guerra, – aggiunge – lo Stato mandi subito elicotteri, navi per trasferire i tunisini che vagano per l’isola dopo avere incendiato ieri il centro di accoglienza”. Davanti al municipio ci sono decine di persone, alcune contestano il sindaco, altre urlano contro gli immigrati.

Nel primo pomeriggio le forze dell’ordine sono riuscite a riportare tutti i tunisini all’interno del centro di prima accoglienza di contrada Imbriacola, dove solo uno dei tre padiglioni è ancora parzialmente agibile. Intanto è allo studio da parte della Prefettura e della Questura di Agrigento un piano per evacuare i circa mille tunisini nel giro di qualche ora con un ponte aereo e con una nave che dovrebbe approdare a Lampedusa nelle prossime ore. Il Sottosegretario all’Interno con delega all’immigrazione e asilo, Sonia Viale ha annunciato che “entro le prossime 48 ore tutti i clandestini presenti a Lampedusa saranno trasferiti per essere poi rimpatriati”. Notizia confermata anche dal sindaco De Rubeis: “Il ministero dell’Interno ha già predisposto 11 voli per trasferire i tunisini che si trovano ancora qui. Così l’isola potrà tornare alla normalità”.

Intanto sono iniziati i lavori di demolizione del capannone del centro di accoglienza. I vigili del fuoco, intanto, hanno dato l’agibilità al riutilizzo degli altri tre capannoni che non sono stati colpiti dalle fiamme e alcuni migranti sono già entrati nel dormitorio.