“Manifestiamo perché noi sappiamo che i finanziamenti per salvare il sistema bancario statunitense sono stati maggiori del costo della Prima e della Seconda Guerra Mondiale, dei conflitti di Corea e Vietnam, del New Deal, del Piano Marshall e della missione Apollo. Perché noi sappiamo che i cittadini sono sottomessi ad anni e anni di misure di austerità mentre i banchieri sono usciti indenni dalla crisi.” E’ spiegato così, da una lista lunghissima di “noi sappiamo” il manifesto dell’iniziativa che invitava ieri a protestare per le strade di New York, fino a occupare la sede Wall Street di Manhattan. Dagli inizi di luglio il sito “Take the square” (“Prendi la piazza”, ndr) ha preso forma, affinando passo dopo passo obiettivi e strategie.

Gli organizzatori della manifestazione, che sostengono di aver raccolto 20 mila adesioni, si sono riuniti sotto diversi cartelli di associazioni per i diritti civili e per una nuova cittadinanza, come Demand Progress, Moveon.org oppure PublicCitizen.org. Gli stessi attivisti della rete di Anonymous hanno dato il loro sostegno. Con lo sguardo rivolto a Piazza Tahir e a Puerta del Sol, l’idea ruotava intorno all’occupazione fisica delle strade intorno Wall Street, con tanto di tende, come a Tel Aviv (guarda il video).

E’ proprio grazie alla rete che la parola d’ordine “Occupy Wall Street” ha fatto il giro del mondo. Ieri negli Usa sono state indette proteste davanti le agenzie bancarie ad Austin, Los Angeles, San Francisco e Seattle. Iniziative in Europa, tra cui Francia, Grecia, Portogallo, Gran Bretagna e in Italia a Milano davanti la Borsa di Piazza Affari (video di Francesca Martelli).


Ma all’iniziativa hanno partecipato anche moltissimi studenti, nuovi arrivati ma anche eredi del movimento ‘No global’, rimasto intrappolato nelle violenze di Genova 2001. Non è un caso se dal sito dell’iniziativa si riporta la frase del professore Raimundo Viejo, dell’Università Pompeu Fabra di Barcellona che dice: “Il movimento anti-globalizzazione è stato un primo passo. Abbiamo agito attaccando il sistema come un branco di lupi. Un lupo maschio guidava il gruppo e il resto seguiva. Ora la nostra strategia si è evoluta. Oggi siamo un grande sciame di persone.”

In Spagna sono state organizzate iniziative in tutte le città contagiate dal movimento degli Indignados. A Madrid e Barcellona le piazze hanno lasciato la parola agli economisti che terranno lezioni sulla crisi e sul ruolo delle grandi istituzioni finanziarie.

“Questa è la prima iniziativa a livello globale che abbiamo organizzato come nuovo movimento di cittadini – dice Rodrigo, studente ‘indignato’ di Terrassa, Catalogna – E’ globale perché è una catastrofe che coinvolge tutto il mondo. Siamo nelle mani delle banche e gli stessi politici hanno abdicato il potere che avevamo affidato loro, alle istituzioni finanziarie. Dobbiamo riuscire a cambiare questo sistema, altrimenti ne verremo stritolati”.

Ma la sorpresa per il 15-M è vedere mobilitati anche gli americani: “Io non ho vissuto gli anni del movimento No Global – dice Helena, 23 anni di Barcellona – e non mi aspettavo un risveglio. Invece l’iniziativa contro le banche arriva proprio dall’altra parte dell’oceano.”

L’adesione non poteva mancare anche se gli indignados spagnoli mantengono un fitto calendario di mobilitazioni: proprio oggi contro la modifica della Costituzione (leggi l’articolo), si tiene la marcia diretta verso Bruxelles cui seguirà, il 15 ottobre, lo sciopero generale.

Ma è il disegno di questi ultimi decenni a unire a diverse latitudini, proprio come riporta il manifesto di “Take the square”: “Ci mobilitiamo perché sappiamo che negli ultimi decenni – dai tempi di Reagan e Thatcher con le loro crociate neoliberiste – ci sono state le più gravi crisi della storia finanziaria. Noi sappiamo che l’attuale ‘stato di emergenza’ non è l’eccezione ma la regola. Noi lo sappiamo perché abbiamo gli esempi che ci hanno preceduto, come l’Asia orientale, l’Argentina e molti altri paese ancora.”