Basta corruzione in Europa. Lo chiede il Parlamento Ue approvando una risoluzione comune, che chiede nuove sanzioni e sollecita gli Stati membri “ad adottare un chiaro impegno politico per far rispettare le norme esistenti”.

Di norme contro la corruzione ce ne sono già a bizzeffe, peccato che non tutti i Paesi membri le applicano. Un esempio? L’Italia. Proprio il nostro Paese, infatti, risulta uno dei tre paesi Ue, insieme ad Austria e Germania, a non aver ratificato la Convenzione penale del Consiglio d’Europa sulla corruzione. Sempre l’Italia è uno dei dodici paesi Ue a non aver firmato il Protocollo aggiuntivo a tale convenzione. E ancora l’Italia è tra i sette paesi Ue a non aver ratificato la Convenzione civile sulla corruzione del 4 novembre 1999. Magra consolazione, la ratifica della Convenzione dell’Ocse contro la corruzione, ignorata da Cipro, Lettonia, Lituania, Malta e Romania. Se ne dedurrebbe che in Italia la corruzione non sia un problema grave, ma le statistiche e l’attualità quotidiana dicono tutt’altro.

Secondo le stime in possesso della Commissione europea, si stima che la corruzione costi all’economia europea circa 120 miliardi l’anno, pari quasi all’un per cento del Pil dell’Ue. Cifre che farebbero bene all’Europa specie in tempi di crisi economica, fanno notare gli eurodeputati, secondo cui “la ripresa economica degli Stati membri colpiti dalla crisi economica e finanziaria è ostacolata proprio dalla corruzione, dall’evasione fiscale, dalla frode fiscale e da altri reati economici”. In primis la corruzione che mette le mani nelle tasche dell’Ue stessa, e, si legge nella risoluzione approvata, “conduce a un uso improprio dei fondi comunitari forniti dai contribuenti e causa distorsioni del mercato che hanno svolto un ruolo nella crisi economica attuale”.

Per questo motivo il Parlamento europeo chiede l’introduzione di “sanzioni da applicare uniformemente sul territorio dell’Unione” a quei Paesi rei di non perseguire adeguatamente i casi di corruzione al loro interno. Un passo avanti la Commissione lo ha fatto lo scorso giugno annunciando la pubblicazione di “relazioni anti corruzione” che facciano nomi e cognomi di quanti in Europa siano avvezzi alla mazzetta. Ma secondo Strasburgo questo non basta. Gli eurodeputati sottolineano il bisogno di “maggiore trasparenza nelle operazioni finanziarie, in particolar modo di quelle che coinvolgono i paradisi fiscali” e “l’elaborazione di codici di condotta, o il miglioramento di quelli esistenti, con regole chiare per proibire il conflitto d’interessi”.

Altri miglioramenti in Europa sono possibili, ad esempio aumentare la protezione degli informatori, i cosiddetti whistleblowers, di Europol, Eurojust e Olaf, le tre braccia investigative dell’Ue, ma gli sforzi maggiori spettano alle autorità nazionali. Secondo un sondaggio Eurobarometro 2009, ma dal risultato quanto mai attuale, “quattro cittadini europei su cinque considerano la corruzione un problema grave nel proprio Stato”. Tra gli eurodeputati italiani hanno firmato la risoluzione, in rappresentanza dei rispettivi gruppi politici, Salvatore Iacolino e Roberta Angelilli (popolari), Rita Borsellino e Rosario Crocetta (socialisti), Sonia Alfano e Andrea Zanoni (liberali). Adesso la palla passa a Roma.