Brindisi, musica, regali di nozze, e buffet. Un wedding party in piena regola per Sergio Lo Giudice e Michele Giarratano, sposi meno di una settimana fa a Oslo, in Norvegia. Capogruppo del Pd bolognese il primo e avvocato il secondo, di ritorno dal nord Europa hanno voluto festeggiare il loro matrimonio al Cassero, sede dell’Arcigay di Bologna. Mescolata tra parenti e amici, una folta squadra di amministratori capeggiata dal sindaco Virginio Merola.

In previsione del trentennale del Cassero che si celebrerà l’estate prossima, tra un calice e un flash dei fotografi, Merola coglie l’occasione offerta dal ricevimento della coppia per aprire la strada a un Gay Pride 2012 sotto le Due Torri. Seguendo così le orme dell’ex-sindaco Renato Zangheri, che nel 1982 inaugurò a Bologna la sede nazionale dell’Arcigay: “Ben venga un’iniziativa come quella del Gay Pride. Più persone vengono a Bologna e la riconoscono come città accogliente e ospitale, meglio è per questa città”. L’ipotesi di Bologna come prossima sede del Pride era stata lanciata a fine giugno dal presidente dell’Arcigay bolognese Emiliano Zaino. E ora, con il beneplacito del sindaco, sembra essere sempre più concreta. Tra meno di un anno quindi le strade e le piazze della città potrebbero tornare a ospitare la colorata parata Lgbt, così come fecero prima nel 1995 e poi nel 2008, quando si aprirono a un corteo di oltre 200mila persone.

Una partecipazione, quella di Merola, che mette ancora una volta Bologna in prima fila nella battaglia di chi, da tempo, chiede il riconoscimento dei legami tra persone dello stesso sesso. “Penso sia una questione di civiltà arrivare alle unioni civili e ai matrimoni gay – ha commentato Merola – Detto questo, farei i salti di gioia se ci fosse una legge che riconoscesse le unioni civili. Penso che in sede Anci questa discussione vada fatta, anche se temo che, come al solito, avremo posizioni diverse. Né di destra né di sinistra ma trasversali”.

Tra gli ospiti del party di nozze, anche l’assessore regionale al welfare Teresa Marzocchi, la vicesindaco Silvia Giannini, l’assessore alla Casa Riccardo Malagoli, quello al Commercio Nadia Monti, il coordinatore di giunta Matteo Lepore. E il consigliere Maurizio Cevenini. A lui, l’uomo dei matrimoni, la domanda è arrivata puntuale: celebrerebbe un’unione tra omosessuali? “Non avrei nessuna difficoltà a farlo se in Italia ci fosse una legge. Ma simbolicamente no”. Anche Cevenini dà poi il via libera a una manifestazione gay, a patto però di “evitare provocazioni che vadano a toccare la suscettibilità di altri, perché l’attacco duro e sistematico alla Chiesa non serve”.

Intanto per i due novelli sposi, rimandata la luna di miele a Natale quando voleranno a New York, è già tempo di aprire la battaglia per il riconoscimento legale della loro e di tutte le altre unioni omosessuali. “Abbiamo fatto solo un primo passo – ha spiegato Lo Giudice – Ora vogliamo costruire una rete con decine di coppie gay che vogliano sposarsi e vedere riconosciuto anche in Italia il loro matrimonio”. La prossima mossa sarà chiedere la trascrizione in Comune, pur con la consapevolezza che, non essendoci una legge, non sarà concessa. Proprio come è successo con le pubblicazioni: “Avevamo chiesto anche quelle prima di partire per Oslo, ma naturalmente ci sono state rifiutate”.