A Palazzo Chigi c’è il Consiglio dei ministri, ma il ministro dell’Economia rimane in via XX settembre al lavoro con i tecnici del Tesoro.L’assenza di Tremonti la dice lunga sulle tensioni nel governo. Eppure, anche questa mattina in un’intervista a Il Tempo, Silvio Berlusconi ha ostentato sicurezza sulla bontà delle modifiche al decreto, parlando di “clima sereno” all’interno dell’esecutivo: “Nessun problema. Tremonti sta collaborando in maniera piena e non posso che esserne felice”.

E se poi la copertura dei saldi viene e va, allo stesso ritmo con cui i capitoli della manovra vengono inseriti e ritirati, il premier dice: “Ci stiamo lavorando e siamo sicuri di far bene. Sono vigile sui provvedimenti che stiamo predisponendo”. Berlusconi ci tiene a non passare per quel che non è, e così pur puntando su una stretta anti-evasione, ripete di non voler tradire “lo spirito che anima la maggioranza, non siamo – dice – per lo stato di polizia tributaria”.

Quanto all’odiato e immediatamente ritirato provvedimento sulle pensioni – spiega il presidente del Consiglio – era “assolutamente marginale” ed è “entrato in discussione all’ultimo minuto del vertice di maggioranza dell’altro ieri, riguardava un numero minimo di soggetti e non avevamo neppure quantificato i risparmi”. In seguito all’apertura mostrata dalla Lega, “su suggerimento dei ministri Maurizio Sacconi e Giulio Tremonti, ne avevamo dato comunicazione ufficiale in chiusura di vertice”.

E così, come è entrata tra gli emendamenti al decreto, la stretta sulla previdenza è uscita. E’ bastata, racconta il premier, una telefonata di Bonanni e Angeletti che gli hanno “spiegato che si trattava di diritti acquisiti e di una norma a rischio di incostituzionalità. A quel punto l’abbiamo ritirata”.

E via con gli altri provvedimenti: sull’aumento dell’iva il premier ammette che la maggioranza preferisce “non ritoccarla” ma, se fosse “necessario, possiamo aumentare di un punto la fascia del 20%”, in linea con altri Paesi europei. Sul provvedimento Berlusconi ribadisce che “dobbiamo tenere al sicuro il nostro debito sovrano” e che è stata fatta “una manovra correttiva in quattro giorni” anticipando il pareggio di bilancio come chiedeva la Bce, con cui “abbiamo già fissato l’incontro”.

Poi sull’iter parlamentare della manovra: “Il presidente di commissione ha ricevuto dalla maggioranza e dal presidente del Senato un’indicazione precisa” e cioè che “può e deve essere migliorata in Parlamento e ben venga il contributo dell’opposizione” per il quale – scherza – “non ci offendiamo di certo”.

Ma la realtà è ben diversa. Nella ridda di voci su emendamenti che entrano ed escono, il governo ha tempo fino ad oggi pomeriggio alle 15 per depositare il maxi-emendamento al decreto varato dal consiglio dei ministri prima di Ferragosto.