Risponde al telefono in volo. Sta quasi per staccarsi dal terreno eppure, ultima vacanza o tradizionale ferragosto che sia, Luca Cordero di Montezemolo è sintonizzato con Maranello. Ha saputo che il Fatto ha scoperto un tirocinio – ufficialmente – a sua insaputa: uno stage di sei mesi in Ferrari per l’ingegnere Marco Celli, figlio di Pier Luigi, suo amico, direttore generale dell’Università Luiss.

Montezemolo ha una voce sottile, poi s’infiamma come un rombo Ferrari: “Tutte cazzate. Venerdì vi hanno inviato un comunicato di smentita. Se volete nuove informazioni chiamate l’ufficio stampa”. E qui comincia la prima visita guidata “ai figli di” tra i motori rossi. Quelli che per Celli (padre) nascono bene perché campano con una famiglia ricca. Non quelli che, sempre per Celli, devono fare extra: studiare, provarci e lavorare nei ristoranti.

L’ufficio stampa, consiglia Montezemolo. A dirigere la comunicazione per la Scuderia Ferrari c’è Luca Colajanni, figlio di Napoleone, economista e politico del Partito comunista. Un’assunzione vecchia di anni. Come la simpatia tra Montezemolo e la famiglia Colajanni. Narrano leggende di Maranello, e dobbiamo riportare il calendario al ’76, che la coppia Umberto Agnelli-Napoleone Colajanni in commissione Bilancio al Senato, all’epoca Montezemolo seguiva il “dottore” di Torino, avviò quel rapporto rinnovato in Ferrari.

Quando l’inchiesta di Napoli ha rivelato che a Maranello c’è un posto anche per il figlio di Luigi Bisignani, il faccendiere di un gruppo di potere denominato P4, il presidente ha liquidato l’imbarazzo con una dettagliato racconto: “Venni a sapere che il figlio di Bisignani lavorava per la Renault, e ciò perché Bisignani è amico di Falvio Briatore; l’anno scorso, dal momento che ci serviva un ragazzo giovane che trattasse con gli sponsor, dissi a Domenicali (Stefano Domenicali, direttore sportivo della Ferrari, ndr) di incontrare il figlio di Bisignani e di testarlo; il ragazzo è poi stato assunto e mi dicono che sia in gamba”.

Un ruolo prestigioso, culmine di una scalata improvvisa e veloce, ce l’ha Edwin Fenech, primo figlio di Edwige, ex attrice, ora produttrice, ex compagna di Luca Cordero: primo dirigente di Ferrari Cina. Un rampollo di governo, Giampaolo Letta, figlio del sottosegretario Gianni, adesso è vicepresidente e amministratore delegato di Medusa, la società cinematografica di casa Berlusconi: però, tempo fa, era all’ufficio marketing Ferrari.

Chi conosce Maranello scommette che la lista potrebbe continuare. Saranno poche e risibili coincidenze, c’è da giurarci. Sul sito Ferrari offrono lavoro, mostrano la nobile mercanzia e avvisano: questa è la Ferrari, l’azienda più desiderata del mondo, mica prendiamo capre, per dirla con Vittorio Sgarbi. Sono precisi: “Il processo di selezione viene curato dalla direzione Risorse Umane e Segreteria Generale…  Ai candidati pertanto potrà essere richiesto di sostenere un primo incontro conoscitivo con gli specialisti di selezione e di gestione del personale; un colloquio tecnico con i responsabili di funzione direttamente interessati; la compilazione di questionari e test psicoattitudinali e di lingua inglese; la partecipazione ad assessment individuali o di gruppo”. Qualsiasi cosa voglia significare, sembra che un tirocinio o un lavoro in Ferrari sia complicatissimo. Per tutti. O quasi.

Il Fatto Quotidiano, 20 agosto 2011