“Non possiamo più accontentarci di piccoli passi. Il Pd deve mettersi alla testa di una battaglia radicale per abbattere i costi della politica”. Viaggia in solitaria la senatrice reggiana del Pd Albertina Soliani, nella sua lotta contro i privilegi dei parlamentari. La stessa che qualche anno finì sui giornali per aver chiesto il “gelato nella buvette del Senato” oggi sembra aver avere altre urgenze. Soliani parla di “rigore” e “sobrietà”: parole d’ordine di una ricetta che non ammette sconti alla casta. Anche se questo può significare andare controcorrente rispetto al suo partito.

Senatrice, i primi di agosto mentre il suo partito esultava per l’approvazione dell’emendamento in Commissione Bilancio (che prevede la trasformazione dei vitalizi dei parlamentari in un normale trattamento pensionistico uguale a quello di tutti gli italiani), lei ha deciso di uscire dall’aula.

“Certo. Il risparmio contenuto nel bilancio 2011 è dello 0,34%: una percentuale ridicola. Del tutto insufficiente e inaccettabile. Bisognava lanciare un segnale diverso, per far capire che così com’è organizzato questo bilancio non va bene. Io capisco la soddisfazione del Pd per l’approvazione dell’emendamento che è un primo risultato. Ma non basta limitarsi a equiparare i vitalizi alle pensioni. Bisogna abolirli del tutto”

Basta compromessi quindi?

“Non possiamo più accontentarci di piccole conquiste. È il momento storico che ci chiede un segnale radicale e un intervento urgente. Se la crisi economica e finanziaria impone sacrifici a tutti, i primi, non gli ultimi, ad essere chiamati in causa siamo noi, i rappresentanti del popolo. Ce lo impone il nostro ruolo. Con quale coraggio chiediamo ai cittadini di fare sacrifici? O cominciamo a dare l’esempio o perderemo ogni credibilità. Il tempo è scaduto. Occorre agire senza più rinvii ”

Quindi cosa propone?

“Innanzitutto l’abolizione dei vitalizi, delle indennità di carica, e il taglio dei servizi non essenziali: mezzi di trasporto, uffici, ristoranti, consulenze e spese di rappresentanza. Bisogna avere il coraggio di eliminare ogni privilegio. E poi urge una riorganizzazione complessiva delle istituzioni, con l’abbassamento del numero dei parlamentari e la semplificazione dell’amministrazione periferica”

Anche le province?

“Sì, anche le province”

Non crede che queste proposte arrivino troppo tardi?

“Già nel 2006, con il governo di Romano Prodi si cominciò a lavorare in questa direzione. Ma quello che abbiamo ottenuto finora è del tutto insufficiente”

Cosa vorrebbe dunque dal suo partito?

“Io credo che dentro il Pd ci siano molte persone responsabili e capaci. Ed è per questo che dovrebbe avere più coraggio, smetterla di accontentarsi di piccoli passi e mettersi alla testa di una battaglia per ottenere un cambiamento radicale. Deve fare proposte, sfruttare la spinta dei cittadini. A partire da adesso. Ad esempio appoggiando la raccolta firme per un referendum per abrogare la legge elettorale”.

Quindi appoggia l’iniziativa del’Idv?

“So che il Pd su questo punto è abbastanza tiepido. Ma credo invece che avremmo dovuto agire anche prima, magari riuscendo ad accorpare il referendum sul “porcellum” a quello sull’acqua e il nucleare. Saremmo riusciti a spazzare via 4 leggi in colpo solo”

Sa che quello che ha detto finora si avvicina alle proposte del Movimento 5stelle, forza che in Emilia Romagna, la sua regione, ha ottenuto quasi il 10% di consensi?

“Per me la politica è cambiamento radicale, sempre nel profondo rispetto delle istituzioni e delle persone. Per questo non condivido affatto lo spirito dei grillini. In loro non vedo la parte costruttiva ma solo quella distruttiva. Credo però che rifiutando alleanze e qualsiasi tipo di dialogo si finisca solo per avvantaggiare coloro che usano la politica per consolidare il potere di pochi”.