Da eroina della rivoluzione arancione filo occidentale a martire di un processo “politico”: è la parabola della ex premier, e ora leader dell’opposizione, Iulia Timoshenko, arrestata oggi in aula nel processo che la vede imputata di abuso di potere per il controverso contratto delle forniture di gas russo. Il tribunale ha accolto la richiesta dell’accusa, dopo averne respinta una analoga nei giorni scorsi, di incarcerare l’ex lady di ferro per il suo atteggiamento ostruzionistico verso il dibattimento e irriverente verso corte e testimoni.

Ritardi in aula, cambi di avvocati, ripetute ricusazioni, mancato rispetto per i giudici (non si alzava in piedi), che le erano già costate una doppia espulsione. Oggi, invece, l’audace accusa di corruzione al premier ucraino Mikola Azarov, preso di mira anche per la sua deposizione in russo (la donna ha chiesto un interprete benché conosca la lingua) e sbeffeggiato su Twitter in diretta (“ha bisogno di una “risonanza magnetica, di un massaggio e di una tisana al tiglio”). Forse era solo l’escalation di una precisa strategia per farsi arrestare mantenendo alta l’attenzione della diplomazia internazionale e portando il processo in piazza per mobilitare tutta l’opposizione contro il suo nemico, il presidente Viktor Ianukovich: per lunedì prossimo, giorno in cui riprende il processo, i suoi sostenitori hanno già annunciato una manifestazione in piazza Maidan, cuore della rivoluzione arancione del 2004. Per il potere ci potrebbe essere quindi una reazione boomerang.

I suoi militanti hanno reagito dentro e fuori il tribunale, cercando prima di impedire ai poliziotti l’arresto in aula gridando “vergogna”, poi tentando di bloccare in strada la camionetta che ha condotto la donna in carcere, nella stessa cella dove era stata una quarantina di giorni dieci anni fa, accusata di corruzione, falso e contrabbando di gas e prodotti petroliferi tra il 1995 e il 1997, quando era ancora la “principessa del gas”. Ci sono voluti circa 200 agenti delle forze speciali in assetto antisommossa per tenere i manifestanti lontani dal cellulare della polizia.

Poco prima dell’arresto, Timoshenko ha scritto su un bigliettino “Non mi suiciderò mai”, con evidente riferimento ai due ex ministri indagati suicidatisi in circostanza oscure. L’ex premier è accusata di abuso di potere per aver imposto alla società statale energetica Naftogaz un accordo con il colosso russo Gazprom per le importazioni di gas nel 2009, senza il parere del governo da lei guidato. Secondo l’accusa, il prezzo concordato, di 450 dollari ogni 1000 metri cubi, sarebbe stato svantaggioso per l’Ucraina, con un danno finora di 130 milioni di euro.  La Timoshenko, che rischia dai sette ai dieci anni di carcere, si è sempre detta innocente e ha definito quello a suo carico un “processo farsa” orchestrato da Ianukovich per sbarazzarsi di lei a livello politico in vista delle elezioni parlamentari del 2012 e delle presidenziali del 2015.

Ma dopo l’arresto il Cremlino le ha lanciato una sorta di “salvagente”, rispondendo indirettamente al premier Azarov, che nella sua testimonianza aveva sostenuto come lo stesso premier russo Vladimir Putin non capisse come potevano essere stati conclusi contratti così svantaggiosi per Kiev.

Il ministero degli esteri russo ha infatti non solo chiesto un processo “giusto e imparziale”, rispettoso delle “norme e delle regole umanitarie elementari” ma ha anche sottolineato che “tutti gli accordi sul gas del 2009 sono stati conclusi nel più grande rispetto delle legislazioni dei due Paesi e del diritto internazionale”, nonchè delle “istruzioni dei due presidenti”.