Fini mette in guardia il governo. Il giorno dopo la spaccatura tra Pdl e Lega sul voto per l’arresto di Papa, il presidente della Camera si dice scettico sulla possibilità di arrivare a forme di responsabilità condivise, così come accaduto per l’approvazione della manovra economica. L’opposizione ha già fatto il suo, insomma. E se ci saranno nuovi momenti di difficoltà a cui la maggioranza non riuscirà a far fronte da sola, la soluzione non potrà essere un governo di unità nazionale. Questo dice Fini durante la cerimonia del Ventaglio. E auspica che la prossima volta alle elezioni si vada con una nuova legge elettorale che sostituisca il ‘porcellum’. Parla poi della necessità di ridurre i costi della politica, ma su questo boccia l’idea del disegno di legge Calderoli di pagare i parlamentari a ore. E su Papa assicura: la votazione di ieri è valida.

No a governo di unità – Fini ha parlato durante la tradizionale cerimonia del Ventaglio, affrontando il tema della tenuta della maggioranza, dopo la spaccatura tra Pdl e Lega sul caso Papa. “Coesione nazionale non è il compromesso al ribasso, ma un momento in cui si guarda all’interesse generale – ha detto il presidente della Camera -. E’ la garanzia che la politica deve dare a un popolo che c’è qualcosa che unisce. Non faccio l’ equazione tra coesione nazionale, che è un valore, o eventuali governi di unità nazionale. Maggioranza e opposizione devono considerare la coesione nazionale un valore da difendere”.

Secondo Fini, “in questa fase non ci sono le condizioni per forme di responsabilità condivise, come quelle realizzatesi in Parlamento in occasione della manovra”. “Quello che è accaduto con la celerità che ha caratterizzato la discussione e l’approvazione della finanziaria è un caso eccezionale o è la rondine che in questo caso fa la primavera? Io auspico che non si sia trattato di un momento eccezionale, ma sono scettico al riguardo. Non mi pare vi siano allo stato, ma spero di essere smentito, le condizioni per far ritenere che qualora si dovessero riproporre situazioni emergenziali, o anche nell’affrontare la mole imponente di problemi che ha l’Italia, ci sono condizioni per forme di responsabilità condivisa”. Ha ricordato Fini: “Le opposizioni hanno dato la loro massima disponibilità sui tempi della manovra, ma hanno contestato il contenuto della medesima. Alla luce di questo e dalle condizioni del dibattito politico temo che, se si dovessero riprodurre le condizioni in cui è indispensabile la coesione nazionale, non ci sarà la stessa risposta che c’è stata fin qui”.

Legge elettorale – Il presidente della Camera è poi tornato a parlare della necessità di una nuova legge elettorale che sostituisca il ‘porcellum’: “Il mio auspicio è noto: alle prossime elezioni si vada con una nuova legge elettorale per colmare il divario tra eletto ed elettore – ha detto – Nessuno può sostenere che l’attuale legge garantisce all’elettore di scegliere il suo rappresentante. Auspico che di qui a fine legislatura si cambi legge elettorale, non entro nelle tecnicalità e nelle varie ipotesi ma ci sono tanti modi e se si avvierà il dibattito il Parlamento autonomamente deciderà, ma sarebbe dimostrazione di insensibilità non comprendere che gli elettori vorrebbero scegliere le persone su cui riporre la fiducia”.

I costi della politica – Durante il suo discorso, Fini ha toccato anche l’argomento dei “costi della politica”. “Sarò all’antica, ma io contesto questa espressione. La politica deve riacquistare la sua centralità altrimenti il rischio è che con una politica non centrale, si ha una società cieca. Questa espressione viene usata in modo spregiativo e spero di non essere cattivo profeta se si parlerà di costo della democrazia. Non è questa a costare, ma lo sono il proliferare di apparati ed il numero pletorico di certi organismi”. Per il presidente della Camera ”c’è la necessità in Italia di individuare dove intervenire per snellire, semplificare e ridurre gli apparati ed i costi”. Una riforma in tal senso “non è più rinviabile”.

Il disegno di legge di Calderoli, che sarà esaminato domani dal Consiglio dei ministri e stabilisce tra l’altro che l’indennità dei parlamentari è legata alla presenza in Aula, “è sbagliata”, dice Fini, perché apre la strada “ad una democrazia di censo” in cui può fare politica “solo chi è ricco”. Riferendosi all’autonomia delle Camere sui risparmi interni, Fini ha detto: “Sarebbe la fine della democrazia se il governo decide quello che fa il Parlamento”.

Parlando del piano dei tagli alla spesa della Camera, il presidente della Camera ha annunciato che “di qui alla fine della legislatura il risparmio complessivo sarà di 151 milioni”.

Voto su Papa – Fini ha anche risposto alle contestazioni sulla validità del voto di ieri su Papa avanzate del Pdl, secondo cui Pd e Idv avevano reso il voto palese, rendendo inutile lo scrutinio segreto. ”Non ci sono i presupposti per considerare non valida la votazione – ha detto -. Da una parte ogni deputato ha il diritto di vedere tutelata la segretezza del proprio voto, dall’altra parte egli ha la piena facoltà di far conoscere come ha votato”.