Diciassette milioni e mezzo di euro provenienti dai piani sosta Atc, previsti per legge nella costruzione di parcheggi ad uso pubblico dal Comune di Bologna, utilizzati per altri fini. Questo è quello che emerge da un’indagine della Guardia di Finanza di Bologna, al termine di una complessa attività di servizio delegata dalla Corte dei Conti presso la sezione giurisdizionale dell’Emilia-Romagna.

L’attività operativa condotta dal Gruppo tutela Spesa Pubblica del Nucleo di Polizia Tributaria ha raccolto un atto di denuncia di tredici consiglieri comunali di minoranza del comune di Bologna stupiti della non corrispondenza tra i proventi derivanti dalla sosta a pagamento gestita da Atc e il loro intero reimpiego nella costruzione di nuovi parcheggi come vorrebbe la legge che regola i rapporti in materia.

Le indagini interessano l’arco temporale che va dal 1997 al 2009 e si riferisce alla gestione cosiddetta “in house” di Atc da parte del Comune di Bologna che partecipa quasi totalmente alla s.p.a. con il 90% e ai servizi di gestione della sosta a pagamento, della rivendita tagliandi di sosta, dei parcheggi pertinenziali, del rilascio contrassegni Ztl e dei veicoli rimossi.

“Da un lato abbiamo rilevato che Atc ha compresso gli utili della sosta che nel lasso di tempo esaminato era circa di 31 milioni di euro”, spiega il maggiore Damu, “ma che imputando a bilancio costi diretti e indiretti non afferenti alla sosta, come car sharing, mobilità ciclabile, spese per i dirigenti o per il trasporto, ha portato ad una cifra totale di 17 milioni e mezzo. Un danno erariale trattenuto da Atc e non versato nelle casse comunali”.

“Inoltre abbiamo rilevato che il Comune di Bologna non ha eseguito il cosiddetto “controllo analogo”, cioè l’attività di controllo che dovrebbe effettuare analogamente che si tratti di una partecipata privata come di un ufficio interno. In questo caso la gestione della sosta a pagamento andrebbe controllata come fosse un servizio di articolazione interna a palazzo d’Accursio”.

Infine dalle indagini emerge la violazione della convenzione tra Atc e Comune in merito al subaffidamento in convenzione: “Atc è ricorsa a soggetti privati in modo sistematico e strutturale per alcuni servizi come lo svuotamento dei parcometri, la manutenzione dei parcheggi e delle strisce blu, accreditandoli sul conto corrente Atc; quando per legge, a parte gli ausiliari e il personale amministrativo, non ne dovrebbe assolutamente fare uso”.

L’indagine proseguirà con l’individuazione nominativa dei responsabili all’interno dell’azienda trasporti consorziali per un danno erariale di proporzioni consistenti (più del 50% degli utili) che rischia di diventare un nuovo scandalo amministrativo bolognese.