Il 25 marzo scorso avevo manifestato le mie perplessità sulla nomina con riserva a ministro di Saverio Romano, coinvolto in una tanto scabrosa quanto ordinaria vicenda di intreccio tra mafia e politica. Un incidente, a mio avviso, del Quirinale, o meglio dei suoi consiglieri giuridici. Un’innovazione nella prassi costituzionale, quella della nomina di un ministro con riserva, di cui francamente non si avvertiva alcun bisogno nel martoriato e degradato quadro istituzionale e politico. A ogni modo, la riserva (ovvero la perplessità) del Quirinale si fondava sull’assenza di provvedimenti dell’autorità giurisdizionale contro Saverio Romano. Non l’opportunità, ma l’assenza oggettiva e incontrovertibile di pronunciamenti dell’autorità giurisdizionale è stato il cardine del via libera alla nomina deciso dal Quirinale.

Adesso però siamo in presenza di un provvedimento chiaro adottato da un Gip a carico del ministro dell’Agricoltura Saverio Romano: imputazione coatta per concorso esterno in associazione per delinquere di stampo mafioso. Normalmente accade il contrario e cioè che dinanzi a una richiesta di archiviazione della Procura il Gip l’accoglie; stavolta invece quest’ultimo ha ritenuto così rilevanti gli elementi a carico di Saverio Romano da imporre l’imputazione; la motivazione è un vero ed enorme macigno: le condotte di Romano «non appaiono arrestarsi alla soglia della contiguità dell’indagato al sistema mafioso ma rappresentano una perdurante, consapevole e interessata apertura verso componenti di primaria importanza dell’organizzazione mafiosa che si è ripetutamente tradotta e concretizzata in specifici, consapevoli e volontari contributi rilevanti per la vita di Cosa Nostra».

E, dunque, cosa succederà adesso alla c.d. riserva che grava sulla nomina del ministro imputato per mafia? Quale diavoleria giuridica scatterà secondo i giuristi del Quirinale? Se tanto mi dà tanto, il Presidente della Repubblica dovrà svolgere il suo consueto intervento di moral suasion per ottenere le dimissioni di Saverio Romano; ma quest’ultimo le darà? Cosa resterà di questa ennesima sconcertante vicenda che coinvolge ancora un esponente del governo Berlusconi?

Noi, sommessamente, pacatamente, prudentemente, chiediamo le dimissioni di Saverio Romano.