Nuova puntata del caso Salemi, che vede ancora una volta protagonista Vittorio Sgarbi. Nel comune trapanese è arrivata ieri la Commissione disposta dal ministro dell’Interno Roberto Maroni per verificare il presunto inquinamento mafioso della giunta. Uno scenario emerso qualche settimana fa con l’operazione ‘Salus Iniqua’, che ha coinvolto l’ex deputato regionale della Dc Pino Giammarinaro – passato poi all’Udc ed ora vicino al Pid – sospettato per la gestione di buona parte della sanità privata, l’influenza esercitata su quella pubblica e le intromissioni nelle vicende politiche di Salemi e della provincia di Trapani. “Ringrazio e mi compiaccio con il ministro Maroni per avere con sollecitazione disposto l’accesso agli atti”, è il commento del sindaco Sgarbi, che vede l’intervento di una Commissione come l’unico modo per smentire i sospetti sulla sua amministrazione.

Il gruppo – guidato da un viceprefetto e di cui fanno parte un commissario di Polizia e un tenente dei Carabinieri – ha già acquisito alcune delibere della giunta di Salemi ed entro 90 giorni dovrà consegnare al prefetto il proprio parere sul presunto inquinamento mafioso nel comune siciliano. Una richiesta espressa dallo stesso sindaco, come ha sottolineato, e annunciata venerdì 10 giugno in un comunicato. Una risposta sollecita quella del titolare dell’Interno, arrivata già lunedì: appena tre giorni dopo e con il fine settimana di mezzo. L’indomani la Commissione si insediava. Tempi davvero stretti per una scelta che potenzialmente potrebbe portare le autorità a decidere di sciogliere il comune per infiltrazioni mafiose. Tanto che era stato lo stesso prefetto di Trapani, Marilisa Magno, a richiedere ben prima di Sgarbi l’intervento di Maroni. Un appello formulato già a metà maggio, all’indomani dell’operazione di polizia che ha portato al coinvolgimento di Giammarinaro.

Quando si insediò a Salemi, Sgarbi sostenne che la mafia non esisteva più, tanto da averle dedicato un museo. Adesso, però, ha forse cambiato idea, denunciando nei suoi confronti “un clima di intimidazione, dimostrato anche dalle numerose e recenti minacce alla mia incolumità”. L’appello del primo cittadino è rivolto soprattutto alla Magno: “Sollecito il prefetto di Trapani a vigiliare sulla mia sicurezza personale, certamente minacciata dal fortissimo contrasto con l’attività criminosa di sostanziale devastazione del territorio da parte della mafia, con l’alibi delle fonti rinnovabili e dell’energia pulita”. Riferendosi alla commissione, Sgarbi ha poi assicurato “totale collaborazione”. “Attesto fin d’ora che nessun atto della Pubblica Amministrazione è stato determinato dal benché minimo intervento o sollecitazione esterna – ha aggiunto, respingendo le accuse – e ribadisco tutti i rischi di confondere i principi elementari della democrazia rappresentativa con supposti condizionamenti della criminalità”. “Compito e dovere di un sindaco – ha spiegato – è di ascoltare la maggioranza che lo sostiene e garantire la sua possibilità di espressione contro tutte le intimidazioni e i tentativi di limitarne i diritti politici”.

Diversa la versione del rapporto ‘Salus Iniqua’. E cioè che la presenza di Pino Giammarinaro – soprannominato dagli amici ‘Pino Manicomio’ – all’interno del Comune di Salemi era garantita da funzionari e politici. I “fidati” dell’onorevole vengono indicati in un rapporto dei Carabinieri di Salemi: cominciando dal segretario generale del Comune Vincenzo Barone e dall’ex direttore di ragioneria Gaspare Manzo, passando per diversi assessori e consiglieri comunali. In diverse intercettazioni risulta come Giammarinaro, sebbene privo di ruolo politico e amministrativo ufficiale, venisse quotidianamente consultato sui problemi politici e del Comune. Circostanza confermata anche dall’ex assessore Oliviero Toscani e anzi indicata come motivo delle sue dimissioni. Il noto fotografo definisce “mafioso” il “contesto territoriale” in cui lavorava. In particolare, spiega, “posso dire che sin dal mio ingresso in giunta, ho potuto constatare la costante presenza di Pino Giammarinaro alle riunioni”. “Partecipava e assumeva decisioni – aggiunge Toscani – senza averne alcun titolo. La cosa mi sembrò alquanto anomala, perché nessun estraneo aveva mai partecipato alle riunioni della giunta”.

di Rino Giacalone