“Nuovo mondo, nuove idee”. La sfida campeggia alle sue spalle, nella scenografia del G8 di Deauville. Ma il premier rispolvera le sue ossessioni: la giustizia e l’informazione parziale. Argomenti non nuovi, ma sempreverdi, tanto da essere portati in sede internazionale. “E’ mio preciso dovere istituzionale, ogni volta in cui incontro capi di Stato e di governo, informare sulla situazione in Italia” spiega Silvio Berlusconi in una conferenza stampa in conclusione del vertice. E’ la sua risposta alle critiche per “la conversazione informale”, come la definisce, avuta ieri con il presidente statunitense Barack Obama. Al G8 si sarebbe dovuto discutere di Libia, Siria, sicurezza nucleare, ma il premier ha trovato spazio per sfogarsi con il presidente Usa riguardo alla “dittatura dei giudici” presente in Italia. “Abbiamo presentato una riforma della giustizia che per noi è fondamentale – registrano la voce del Cavaliere le telecamere a circuito chiuso – perché in questo momento abbiamo quasi una dittatura dei giudici di sinistra” [Leggi la cronaca]. Anzi, ne ha discusso “con tutti”, ha precisato oggi, rispondendo alla domanda di un giornalista. E dal ministro degli Esteri, Franco Frattini, arriva l’appello: “Bisogna certamente comprenderlo”.

“Dalla stampa è stato riportato solo un frammento della mia conservazione con il presidente – spiega oggi il premier -, il ragionamento era più ampio e di giustizia si è parlato solo per tre minuti”. Sarebbe stato poco lo spazio dedicato alla “patologia della democrazia”, definizione della giustizia appena più limata rispetto a quella di “cancro”. Scopo della sua chiacchierata con Obama, riferisce, era quello di approfondire “vicende che potrebbero minare la credibilità di chi deve guidare il Paese”. Cioè le sue traversie giudiziarie. E così torna ad attaccare la magistratura. “Si è interferito nella vita politica italiana – spiega – creando crisi di governo e caduta di governi democraticamente eletti”. Di questo tipo la strategia messa in atto nei suoi confronti, “per favorire un mio avversario politico e la sinistra”, continua. Stavolta però il premier aggiunge un dettaglio a quella che lui stesso definì la “strategia eversiva dei pm”. “Mi vogliono aggredire anche sul piano patrimoniale”, denuncia.

In questa “situazione intollerabile”, un ruolo fondamentale è giocato dall’informazione. Che, secondo il premier, “delegittima le istituzioni” e molto spesso devia dalla verità. Proprio come nel caso della conversazione con il presidente Usa: un dovere, secondo il presidente, informare i colleghi all’estero dell’accanimento italiano contro di lui; una polemica gonfiata invece dalla stampa, ancora secondo il Cavaliere. “Una sua ossessione” è il commento del segretario generale del Pd, Pier Luigi Bersani, secondo cui il premier si trova “dentro un film” e intanto il Paese “è in caduta libera nella credibilità internazionale” e “sta andando con il pilota automatico da mesi e mesi”. “Le offese a chi non vota Pdl, ai magistrati, ai giornalisti, iniziano a essere da trattamento sanitario obbligatorio – risponde a nome di Fli, Fabio Granata - servirebbe un’igienista mentale…”. E dall’esecutivo più che smentire confermano l’ironia dell’opposizione. Come nel caso di Frattini, secondo cui “le frasi di Berlusconi denotano una sofferenza profonda, una sofferenza umana di una persona che in 17 anni è stato colpito da 200 processi penali uscendo sempre senza alcuna condanna”, esagera. Per concludere: “Bisogna certamente comprendere”. Impossibile invece per Berlusconi non accorgersi del fatto che ormai “sono venuti meno quei bilanciamenti previsti dalla Costituzione”, e così i magistrati responsabili di persecuzioni, come quella nei suoi confronti, “non sono mai stati riconosciuti colpevoli”. “E’ assurdo – aggiunge il premier rivolto ai cronisti – che voi giornalisti non vi scandalizziate quando avete avuto la prova, per 24 volte, che le accuse nei miei confronti erano infondate”. Anzi, aggiunge: “Vergognatevi”. E promette di non lasciare la politica “fino a quando non ci sarà una giustizia giusta”.