Tutti noi cittadini italiani abbiamo sopportato troppo, non ci riconosciamo nelle azioni e nel pensiero di Mr. B, ma solo le donne hanno preso l’iniziativa di mostrare la loro indignazione. Gli uomini si sono aggiunti, ma l’iniziativa è partita dal gentil sesso.

Le altre donne, quelle che non sono disposte ad essere comprate come carne in vetrina ci sono, sono tante, le hanno viste tutti nelle piazze d’Italia il 13 febbraio. Sono quelle che non aspettano il marito ricco, che non si fanno il lifting, a cui non importa niente della borsa di Vuitton, che lavorano tutto il giorno, spesso occupando posizioni di responsabilità, altre volte per uno stipendio non sempre sicuro, quelle che crescono i figli e si occupano degli anziani. Sono quelle che hanno detto no alla meritocrazia basata sulle “misure”.

Cosa ci dicono i dati statistici sul rapporto tra uomo e donna in relazione al sistema scolastico e al mondo del lavoro nella realtà del nostro paese? A tal fine ci siamo avvalsi delle più recenti Ricerche effettuate dall’Istat su tali argomenti.

I dati dimostrano che le ragazze, pur attestandosi su un tasso di scolarità simile a quello dei ragazzi, portano a termine l’impegno scolastico con 9,7 punti percentuali in più di quello dei maschi, dimostrando quindi una costanza e una determinazione nel conseguire il titolo di studio nettamente superiore.

Le cose cambiano quando dalla scuola si passa alla vita lavorativa. I dati occupazionali, soprattutto per il contratto a tempo indeterminato, ci dicono che c’è un vantaggio di oltre 5 punti percentuali a favore dei maschi. Forse i datori di lavoro preferiscono dipendenti che non andranno in congedo per maternità.

Che succede quando si arriva all’università? Possiamo osservare una conferma per le donne della tendenza all’impegno nel voler proseguire gli studi e alla determinazione nel voler conseguire il diploma di laurea. Tale tendenza fa registrare un sensibile divario sempre a loro favore.

La laurea triennale sembra rendere pari le opportunità lavorative tra i due sessi. Ci sorprende il dato relativo agli occupati in possesso di laurea specialistica. Gli uomini vengono preferiti nel sistema lavoro per 7,5 punti percentuali, anche se le donne non hanno affatto deciso di rimanere in casa! Tanto è vero che, a fronte del 10,4% dei maschi in cerca di lavoro, ben il 16,8 % delle femmine si affanna alla ricerca dell’indipendenza economica.

Per concludere, non volendo fare commenti, offriamo alla considerazione dei lettori i seguenti dati Istat sulle retribuzioni. Tali dati non sono comprensivi di quelli relativi al settore del pubblico impiego, dove la selezione del personale avviene per concorso ed esiste un trattamento economico paritario tra maschi e femmine, ma esclusivamente di coloro che sono occupati nel comparto privato.

Abbiamo appena festeggiato il 150° Anniversario dell’Unità d’Italia e dopo aver letto i dati della suddetta tabella ci piace ricordare che nel 1964 fu abolito il “Coefficiente Serpieri”, introdotto con legge del 1934, il quale determinava, nel settore agricolo, che il compenso per la donna era pari al 60% di quello percepito dall’uomo.

Con la collaborazione di Marinella Ferrarotto