Mentre i caccia italiani compiono i primi raid aerei su obiettivi militari in Libia, in Italia a finire sotto il fuoco leghista è Silvio Berlusconi. Il sollievo per l’appoggio trovato in Napolitano sul potenziamento della missione è durato giusto il tempo di un minuto, fino a quando Umberto Bossi, da un comizio a Domodossola ha detto: “Stop ai raid o può capitare di tutto”.

La Lega nord è insorta ieri quando si è appresa la notizia che i primi Tornado dell’areonautica militare stavano sganciando bombe su Misurata. “Di male in peggio”, aveva detto Roberto Calderoli. Una giornata tesissima quella del premier che si è trovato a dover fronteggiare contemporaneamente l’attacco del Carroccio sulla campagna libica e quello de Il Giornale contro il ministro dell’Economia Giulio Tremonti. A un certo punto Palazzo Chigi è stato costretto a intervenire con una nota ufficiale: “Tremonti è impegnato con me a ritrovare con la Lega i termini di un comune impegno politico anche sulla politica estera”.

A sparigliare ulteriormente il mazzo ci hanno pensato le opposizioni che hanno chiesto e ottenuto il passaggio della maggioranza in aula per votare sul cambio di strategia nella missione internazionale contro Gheddafi. Il Parlamento sarà dunque chiamato ad esprimersi il prossimo 3 maggio. Il primo firmatario della mozione del Pd è il capogruppo Dario Franceschini che incalza il Carroccio: “Non so cosa farà la Lega che fa la voce grossa in Padania e cala le braghe a Roma”, ha detto il capogruppo del Pd, “sono più propenso a pensare che calerà le braghe, ma se ci fosse un voto differenziato sarebbe crisi (di governo, ndr) nei fatti”.

Cosa farà la Lega in occasione del delicato passaggio parlamentare? Se lo chiedono in tanti. Ieri sera, durante un comizio elettorale a Domodossola, il Senatùr aveva mandato segnali distensivi al premier: “Non voglio fare saltare l’esecutivo”. Ma subito dopo ha rincarato la dose contro l’alleato di governo: “Povero Silvio, scombussolato da Sarkozy. Meno male che c’è Tremonti”. Considerazioni accompagnate da una minaccia neanche tanto velata: o si fermano i raid o il 3 maggio può succedere veramente di tutto. Un’opinione condivisa e rilanciata anche da Matteo Salvini, europarlamentare e consigliere comunale a Milano: “Se prevarranno i no, non c’è più maggioranza”. L’esponente del Carroccio si rivolge anche al Pd e prova a ributtare la palla nella loro metà campo: “Sarebbe paradossale che il partito democratico con un voto favorevole accorra in soccorso del governo, facendo di fatto il ruolo della stampella”.

Ed è esattamente quello che si aspetta Napolitano, che non vuole che il governo salti sulla missione internazionale. Ma se il Colle riuscirà a far giungere a più miti consigli le opposizioni, eccezion fatta per l’Idv che nella sua mozione chiede la fine delle operazioni militari, non è assolutamente detto che riuscirà anche a piegare la Lega. “La guerra è troppo costosa e a pagare sono sempre i padani”, ha detto Bossi che è entrato anche nel merito degli aspetti strategici della missione: “Con gli aerei non si vince contro Gheddafi. Se butti bombe e missili gli immigrati aumentano. Non vorrei che quando è finita, ci dovesse toccare anche di pagare i danni”.

Il Carroccio si schiera anche al fianco del ministro dell’Economia Giulio Tremonti che dopo gli attacchi di ieri del Giornale di famiglia, ora si trova a dover fare i conti anche con Panorama. Il settimanale di casa Mondadori oggi titola così: “Non si stava meglio quando non c’era lui (Tremonti, ndr)?”. Il titolare dell’Economia aveva fatto un assist al partito di Bossi quando aveva detto che per il potenziamento della missione militare non c’era copertura finanziaria a meno di aumentare le accise sul carburante. Parole che avevano fatto scrivere al direttore Alessandro Sallusti che “Tremonti aizza la Lega”.

Mentre Berlusconi è lontanissimo dal trovare una quadra sul nodo bombe, il Carroccio apre anche il fronte elezioni amministrative. “A Milano corre Berlusconi, se perde, perde Berlusconi”, ha detto Bossi.