Sembra una storia già vista. Una grande azienda edile nata nel seno della cooperazione, l’ascesa, i numeri che contano e poi, improvviso, il baratro del fallimento. Lo scenario è lo stesso. Siamo nell’Argentano (Basso ferrarese), terra madre della Coopcostruttori, il colosso dell’edilizia oggi a processo per un maxi crac da oltre un miliardo di euro. Cambia la ribalta. Sulla scena c’è la Cmr, Cooperativa muratori riuniti di Filo di Argenta, nata proprio da una costola della “fu” Coopcostruttori. E della quale ora rischia di ripercorrere le stesse sorti finanziarie.

Per ora di certo c’è il buco: un debito che sfiora i 140 milioni di euro. È quello che rimane di un’impresa che fino a poco tempo fa lavorava in cantieri come le basi Nato e vedeva le proprie attività ramificate nei settori pulizie, cimiteriale, piscine e portuale.

I mesi scorsi hanno lasciato con il fiato sospeso il centinaio di lavoratori rimasti (al 30 giugno 2010 erano 402) in organico alla cooperativa e i 2600 creditori accertati dal commissario giudiziale, la commercialista Raffaella Margotti. Tutti aspettavano l’ok del tribunale per il via libera al concordato preventivo per capire se sperare ancora nel salvataggio della società cooperativa. E invece, come una doccia fredda, è arrivata la sentenza del tribunale di Ferrara.

Il giudice Stefano Giusberti ha bocciato la richiesta e decretato il fallimento della Cmr, ingiungendo alla società di depositare i bilanci e scritture contabili. E questo dopo i rilievi, tutt’altro che teneri, che la stessa Margotti aveva evidenziato nella sua relazione. Venti pagine in cui si parla di carenza di documentazione, comportamenti lesivi della precedenza tra creditori, riserve sulla gestione oculata e responsabile del patrimonio in fase di crisi. Sotto quest’ultimo aspetto il commissario rileva come siano state messe in atto operazioni patrimoniali e finanziarie (vendite di cantieri, di immobili e cessioni di quote societarie) anche dopo l’ultima assemblea dei soci che aveva imboccato la strada del concordato preventivo.

Tanto che se saranno ravvisati profili fraudolenti da parte del gruppo dirigente di Cmr, anche la procura sarà investita del caso. E in questo caso, il parallelismo con Coopcostruttori andrebbe oltre il mero aspetto finanziario.

E mentre Legacoop prepara un incontro a Bologna per analizzare la situazione e intervenire nel capitolo restituzioni, Cmr annuncia opposizione al decreto in Corte d’Appello, “perché – conferma il vicepresidente Lauro Capisani –, a differenza di quanto indicato dal commissario, non c’è stata mala fede nella stesura dei documenti con la situazione contabile e patrimoniale della Cmr. Senza contare che in questo modo, con l’avvio della procedura di fallimento, la situazione diventerebbe certamente peggiorativa per i creditori, sia per i tempi che sono destinati ad allungarsi, sia in termini di percentuale di restituzione del credito vantato”.