“Ci dicevano che dopo Chernobyl non avremmo avuto mai più tragedie nucleari e oggi, invece, a 25 anni di distanza, le immagini che arrivano da Fukushima sono la prova che nessuna promessa sulla sicurezza dell’atomo è credibile”. Mentre in Giappone la terra trema ancora, domani si celebra l’anniversario del disatro atomico del 1986 nella centrale ucraina. E i comitati anti nuclearisti di tutta Europa annunciano manifestazioni, per chiedere ai governi di rinunciare all’energia atomica affinché tragedie come quelle di Chernoby e Fukushima, considerate dagli esperti le più gravi della storia mondiale,  non accadano “mai più”.

Più di un mese fa, l’11 marzo, il terremoto e il conseguente tsunami danneggiavano la centrale nucleare nipponica, provocando una fuga radioattiva pericolosa quanto quella ucraina di 25 anni prima. Ancora oggi, la crisi in Giappone non è rientrata. Continuano le scosse di assestamento nel Paese, come quella di magnitudo 5 che ieri alle 18 ora locale – le 11 italiane – ha fatto scuotere la prefettura di Ibaraki. Il sisma, avvertito anche a Tokio, non ha però provocato danni ed è stato escluso l’allarme tsunami. Ma a tremare in Giappone non sono solo gli edifici. La produzione delle case automobilistiche del sol levante Toyota, Nissan e Honda è diminuita di oltre la metà rispetto allo stesso mese del 2010, a causa dei danni del sisma subiti dai loro fornitori nel nord est del Paese. Oggi, inoltre, sono iniziate le operazioni di recupero dei corpi delle migliaia di persone che risultano disperse dal giorno del terremoto. Squadre di emergenza sono entrate nella zona off limits intorno alla centrale di Fukushima per recuperare anche il bestiame da settimane lasciato nell’area contaminata dalle radizioni dopo l’evacuazione degli abitanti. Una fuga pericolosa per la salute e per l’ambiente, che il governo nipponico sta tentanto di arginare, finora senza risultati. Secondo quanto ha anticipato Sumio Mabuchi, consigliere speciale del premier Naoto Kan per la gestione della crisi di Fukushima, l’ultima ipotesi è quella di costruire una barriera sotterranea intorno allo stabilimento per bloccare la diffusione delle sostanze radioattive nel suolo e nelle falde acquifere.

Ma le misure di emergenza non accontentano le migliaia di manifestanti previste per domani in diverse città europee. Il 25esimo anniversario del disastro di Chernobyl sarà l’occasione per chi protesta per ricordare quanto sia pericoloso affidarsi all’energia atomica, che “come drammaticamente dimostrano queste due sciagure, non è la soluzione”, sostengono i comitati anti-nucleare. Per domani a Roma sono previsti due sit-in: prima davanti all’ambasciata giapponese, per poi spostarsi davanti alla sede di quella ucraina. Tra le proteste organizzate nel resto di Europa, si parla già di quella organizzata sul ‘Pont de l’Europe‘, il ponte girevole sul fiume Reno che collega la città francese di Strasburgo, in Alsazia, con quella tedesca di Kehl, nel Nord Reno Westfalia. Gli attivisti vogliono fare capire come “questi 25 anni siano passati invano”, annunciano.