La “porcata due” sta per essere servita, giusto dopo Pasqua. Ed è qualcosa che supera davvero le peggiori previsioni. La maggioranza fa le cose sul serio. E vuole cambiare la legge elettorale non solo blindando il Senato per evitare che il Terzo Polo diventi dirimente in caso di una vittoria non clamorosa della banda Berlusconi, ma anche ridisegnando i collegi elettorali della Camera per fare in modo di favorire l’elezione di deputati di area con meno voti e avere maggiore controllo delle liste.

Accadrà, si diceva, dopo Pasqua, in parallelo con la riforma costituzionale della Giustizia. Martedì prossimo il nuovo disegno di legge, che segnerà un superamento dell’attuale legge Calderoli, sarà depositato a Palazzo Madama, dove in commissione Affari costituzionali si riprenderà a lavorare sulla riforma del sistema di voto. In commissione ci sono già 29 proposte dei vari gruppi, tra cui una del vicepresidente vicario del Pdl, Gaetano Quagliariello, di cui in questi giorni si parlava come possibile testo base. E invece, hanno spiegato alcune fonti interne al Pdl, quella proposta verrà ritirata per sostituirla con una di tutto il gruppo Pdl al Senato. Sui tempi di approvazione, nel partito si mostra cautela, ma è emerso con chiarezza che si punta a un’approvazione al Senato entro l’estate per poi arrivare al via libera definitivo alla Camera già entro settembre.

Ma sono i contenuti della legge a destare sgomento. Partiamo dal Senato. Il Pdl punta a un sistema che era già presente nel ddl Quagliariello, ovvero la previsione di un premio di maggioranza a Palazzo Madama ma su base nazionale, non più regionale. In questo modo si otterrebbe di arginare l’influenza del Terzo Polo. Che, in caso di vittoria non schiacciante del Pdl, potrebbe diventare dirimente per la governabilità del sistema. In pratica, si vuole evitare che si ripresenti l’eventualità del governo Prodi, che si ritrovò ad avere al Senato solo una manciata di deputati in più, per giunta con una coalizione troppo ampia e litigiosissima. Solo che un premio di maggioranza su base nazionale al Senato sarebbe incostituzionale (la Costituzione stabilisce che i senatori siano eletti su base regionale), come ha già avuto modo di ribadire più volte anche Napolitano, ma la maggioranza tira dritto. Nel testo della nuova “porcata” sarà infatti inserito un meccanismo (che i tecnici del Pdl studieranno fino all’ultimo minuto utile) proprio per superare gli steccati della Carta, a partire da una ripartizione del premio di maggioranza Regione per Regione.

E fin qui le novità sostanziali al Senato per cancellare il Terzo Polo. Il bello, però, arriva per la Camera dei deputati. Già. Perché alle prossime elezioni, che potrebbero anche arrivare prima del 2013, il Pdl non è affatto certo di fare il pieno. E, allora, oltre ad avere un Parlamento di nominati, meglio ci sia anche una Camera di prescelti. Perché si comincia con il rimettere mano alla grandezza dei collegi. Come hanno sempre sostenuto i democristiani, non è la legge elettorale che fa la differenza, è come si disegnano i collegi che determina i punti di forza. Il Pdl punta su circoscrizioni più piccole, dove siano necessari meno voti per essere eletti.

Le sorprese, ne siamo certi, non finiscono qui, ma il tenore dei temi portanti di questa riforma fanno capire quanto l’attuale classe politica di maggioranza sia lontana da un’idea di ritorno alle preferenze e quindi ad un sistema che restituisca il potere nelle mani del cittadino elettore. Al momento, contro questa ennesima “porcata”, di gran lunga superiore al porcellum firmato da Calderoli in tempi meno sospetti di quelli attuali, si è scagliato solo Casini e nella parte che lo riguarda direttamente, ossia il premio di maggioranza su base nazionale al Senato fatto apposta per escludere lui, Fini e Rutelli. Non una parola, da parte del leader dell’Udc, sulla questione della ridefinizione dei collegi alla Camera che rappresenta la vera, nuova porcata che Berlusconi vuole regalare all’Italia. Eppure, se i numeri restano questi, il rischio che tutto venga approvato prima di elezioni anticipate è più che concreto.

L’accordo nella maggioranza è quello di far partire al Senato la riforma della legge elettorale (a cui verrà associata la riforma dell’assetto Stato), mentre Montecitorio sarà impegnata con la riforma della Giustizia di Alfano. Subito dopo le elezioni amministrative, il Pdl partirà a testa bassa per portare a casa il prima possibile tutte le leggi che interessano il premier e la sua maggioranza. E dire si salvi chi può non sembra affatto fuor di luogo.